Eu Kids Online ha pubblicato il rapporto finale di una ricerca condotta in 25 Paesi europei: l’accesso a Internet da dispositivi personali e mobili suggerisce un nuovo approccio alla sicurezza in rete

bambino al computer

Eu Kids Online ha pubblicato il rapporto finale sui risultati empirici di una ricerca sugli usi di internet fra i minori di 25 Paesi europei. I dati indicano che l’età del primo utilizzo si sta abbassando e che cresce l’accesso da smartphone, cellulari e altri dispositivi mobili senza la supervisione di un adulto: tutto ciò rende di vitale importanza una risposta sul piano delle politiche di promozione della sicurezza online. Il report intende fornire ai politici indicazioni utili per educare i ragazzi a un uso sicuro della rete e proteggerli da rischi online quali il bullismo, la pornografia e il contatto con sconosciuti potenzialmente pericolosi.

L’Italia viene classificata come Paese «a basso uso e a basso rischio»: se è vero che l’esposizione ai rischi di internet è fra le più basse in Europa, questo non è il prodotto di politiche di riduzione dei rischi online. Per quanto riguarda l’alfabetizzazione digitale e il possesso di specifiche competenze che garantiscono maggiore sicurezza nella navigazione, infatti, i ragazzi italiani sono agli ultimi posti in Europa. «I più vulnerabili ai rischi della rete sono infatti i ragazzi più piccoli, che usano internet per un numero limitato di attività e acquisiscono minori competenze – spiega Giovanna Mascheroni, referente italiana di Eu Kids Online -. Per questi motivi politiche orientate a limitare l’esposizione ai rischi online sono oltremodo dannose nel nostro Paese, rischiando di acuire il divario digitale. Piuttosto, è utile promuovere usi positivi della rete e fornire ai ragazzi le conoscenze e gli strumenti necessari per affrontare i rischi».

Nonostante l’accesso a internet nelle scuole sia il più basso fra quelli registrati dalla ricerca, e nonostante l’accesso dalla propria camera sia superiore alla media europea (62% contro 49%), la scuola continua a rappresentare il contesto ideale per educare a un uso responsabile e consapevole di internet. Pertanto la media education deve diventare una priorità dei percorsi formativi della scuola italiana.

Sonia Livingstone, professore della London School of Economics e coordinatrice del progetto, ha dichiarato: «Notizie allarmistiche e una certa dose di confusione hanno contribuito a creare un clima di ansietà intorno ai discorsi pubblici sull’uso delle nuove tecnologie da parte dei minori. Il panico e le paure spesso non hanno nessun fondamento empirico. Lo scenario che emerge dalla nostra ricerca dovrebbe incoraggiare le scuole, i genitori, i governi, la società civile, le imprese, e gli stessi ragazzi a lavorare insieme per bilanciare le opportunità e i rischi offerti dalle nuove tecnologie. La nostra ricerca fornisce evidenze empiriche che sostengono questo sforzo come prioritario».
 

Le raccomandazioni (in sintesi)

1. I ragazzi hanno il diritto alla protezione e alla sicurezza online ma devono anche assumersi la responsabilità di salvaguardare se stessi e rispettare i diritti degli altri su internet.
2. É importante che le istituzioni di regolamentazione continuino a sottolineare con enfasi la rilevanza delle opportunità che internet offre ai ragazzi.
3. É indispensabile una rinnovata attenzione verso la sicurezza online dei più piccoli.
4. I messaggi sulla sicurezza online devono essere adeguati ai nuovi e molteplici modi d’accesso alla rete.
5. Il supporto educativo e la digital literacy sono necessari per coloro che non raggiungono i livelli più elevati nella scala delle opportunità.
6. I contenuti online positivi devono diventare una priorità politica.
7. Le competenze sulla sicurezza digitale sono necessarie per assicurare un’adeguata capacità di reagire ai rischi.
8. I provider dei servizi di social networking devono assicurare la massima protezione per i profili dei minori.
9. La sensibilizzazione sui rischi online deve essere bilanciata, proporzionata e indirizzata ai soggetti che sono maggiormente esposti ai danni.
10. É necessario promuovere la consapevolezza dei genitori rispetto ai rischi e alla sicurezza online.
11. Le reazioni all’esposizione dei più giovani a contenuti sessuali online devono essere proporzionate e devono concentrarsi su coloro che hanno maggiori probabilità di essere disturbati o danneggiati da tali situazioni.
12. Le reazioni al problema del bullismo devono dedicare eguale attenzione sia agli episodi online che a quelli offline.
13. I genitori devono essere maggiormente consapevoli della frequenza con cui i ragazzi incontrano offline persone conosciute per la prima volta su internet.
14. É indispensabile richiamare l’attenzione delle istituzioni politiche sui nuovi rischi che minacciano i bambini e i ragazzi, specialmente quelli provenienti dai contatti fra pari.
15. Le iniziative di sensibilizzazione devono formulare dei messaggi sulla sicurezza in cui vengano messe in luce le strategie di reazione più efficaci, l’importanza sia del supporto sociale (per esempio la condivisione con genitori, amici e insegnanti) che degli strumenti tecnici utili a limitare i rischi online.
16. Le azioni volte ad accrescere la consapevolezza tra i genitori dei rischi e della sicurezza online devono includere la promozione delle capacità di mediazione pratica.
17. I filtri famiglia devono tenere conto delle necessità, della conoscenza e degli interessi dei genitori al fine di migliorare l’acquisizione e lo sviluppo di soluzioni tecniche più efficaci.
18. I livelli di mediazione scolastica sono alti, ma è necessario incrementarli, perché ci sono ancora troppi bambini che non beneficiano della guida e dei suggerimenti degli insegnanti.
19. Le aziende devono svolgere un ruolo attivo nell’incentivare la consapevolezza dei rischi online e nel promuovere l’educazione alla sicurezza attraverso modalità accessibili e rilevanti.
20. Una maggiore diffusione della banda larga tra la popolazione coincide con livelli di esposizione ai rischi online superiori, ma non con maggiori opportunità; questo suggerisce che un accesso migliore comporta rischi maggiori di quelli presi in considerazione dalle istituzioni.

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