Con l'intervento di don Ivan Maffeis si è concluso il seminario della Fisc in occasione del centenario della “Nuova Scintilla”. Un invito a poggiarsi sulla propria forte identità per affrontare consapevolmente la sfida di Internet. Tre forti testimonianze: Luigi Carletti (esperto di comunicazione sul web), Claudio Turrini (webmaster di “Toscana Oggi”) e don Antonio Rizzolo (direttore di “Credere”, nuovo settimanale dei Paolini)

a cura di Francesco ROSSI
Inviato Sir a Chioggia

Fisc_Chioggia 2013
Nuova Scintilla 12/4/2013 Chioggia: FISC cento anni di Nuova Scintilla 1913-2013, prolusione di mons. Claudio Giuliodori

Un’epoca di passaggio, dal vecchio mondo al nuovo. Un’epoca in cui investire nelle nuove forme di comunicazione – siti web e social network -, ma senza tralasciare la carta stampata. E c’è pure chi, in questo guado, trova il coraggio per creare nuove testate “tradizionali”. Si è chiuso con le testimonianze di chi ha sperimentato «un nuovo modo d’intendere la comunicazione» il seminario della Federazione italiana settimanali cattolici, che a Chioggia – dall’11al 13 aprile – ha celebrato i 100 anni del settimanale diocesano clodiense Nuova Scintilla.

No a pericolose scorciatoie

«Non avere paura del confronto con questo tempo» è la sintesi proposta, a conclusione dei lavori, da don Ivan Maffeis, vicedirettore dell’Ufficio Cei per le comunicazioni sociali. Ma, al contempo, «guardarsi da pericolose scorciatoie, sirene che affascinano con il loro enorme potenziale innovativo, ma che – almeno fino a questo momento – coinvolgono ancora solo parzialmente i nostri lettori». Stampa e rete, quindi, devono andare avanti di pari passo. «Le nostre testate – ha ricordato Maffeis, che alle spalle ha una lunga esperienza alla guida di Vita Trentina – sono un bene che va protetto e coltivato. Hanno tutte un solido bagaglio d’identità ecclesiale, di radicamento sul territorio, di esperienze umane e professionali, di storia, persino centenaria». Il vicedirettore dell’Ufficio Cei ha invitato a «vincere ogni tentazione di chiusura asfittica», reagendo e guardandosi «attorno e dentro con onestà, con la disponibilità a riposizionarci, aperti alle possibili e necessarie innovazioni, aiutandoci a coniugare l’informazione tradizionale con le tendenze e le opportunità dell’era digitale, senza sminuire il valore e il peso di quanto abbiamo costruito fino a questo momento».

Un passo avanti

Si tratta di «ripartire con umiltà e impegno, per contribuire a reinventare la professione, facendo tesoro di quanto di positivo sta accadendo», consapevoli che questo «cambio culturale» impone «una nuova organizzazione delle nostre redazioni, la disponibilità e l’abilità a muoversi su una molteplicità di piattaforme, la realizzazione di applicazioni che, mentre consentono la fruizione di contenuti su dispositivi mobili, richiedono un nuovo modo di scrivere e di raccontare per non rinunciare a stimolare il nostro lettore, aiutandolo a pensare, ad andare in profondità». In questo passaggio rientra anche «il qualificato lavoro del Sir, eredità – ha ricordato Maffeis – della professionalità a tempo pieno di Paolo Bustaffa», che «si misura oggi con la sensibilità e la competenza di Mimmo Delle Foglie, attento a valorizzare le possibilità d’informazione, di scambio e di relazione del nuovo ambiente». Il Sir, ha aggiunto, «ci offre la possibilità di fare un passo avanti» con la proposta del “network digitale”, dietro al quale il vicedirettore delle comunicazioni sociali Cei ha visto «l’intuizione felice di valorizzare le possibilità di un accesso in tempo reale dal nazionale ai territori».

Contenuti da comunicare

Nei lavori della mattinata una delle parole chiave è stata “consapevolezza”. A proporla Luigi Carletti, esperto di comunicazione sul web, per il quale «la tecnologia è un pannello pieno di bottoni: l’importante è sapere quali ci servono». «La rete – ha evidenziato – oggi è comunicare, apprendere, socializzare, condividere, conservare e aiutare», obiettivi che rientrano tutti in un’informazione «con forte impegno sociale» come quella dei giornali del territorio, che da parte loro hanno «i contenuti, derivanti proprio dal contatto diretto con le persone». Un rapporto «che con la tecnologia – è convinto Carletti – non viene svilito, ma valorizzato».

Una testimonianza di utilizzo dei nuovi media per un settimanale cattolico è giunta da Claudio Turrini, webmaster di Toscana Oggi, giornale regionale che ha da poco realizzato un’integrazione con i social network, oltre a un portale in cui propone notizie, foto, video e altro ancora. «Si può fare di tutto – ha richiamato Turrini – ma si tratta, alla base, di cambiare completamente mentalità».

Infine, una scommessa per la carta stampata: è Credere, il nuovo settimanale dei Paolini presentato alla Fisc dal direttore, don Antonio Rizzolo (che guida pure il settimanale diocesano Gazzetta D’Alba), convinto «che questo sia un momento opportuno in cui la nascita di un nuovo giornale va a rafforzare una proposta che come mondo cattolico stiamo dando».

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