Sono gli insegnanti (uno per istituto) che si occuperanno di innovazione. Da febbraio si dovrebbe partire con la loro formazione

di Alberto CAMPOLEONI

scuola digitale

Avanti. Il Piano nazionale scuola digitale, lanciato a fine ottobre dal ministro Stefania Giannini, fa un passo in più e nelle scuole, proprio in questi giorni, debuttano gli “animatori digitali”, cioè quegli insegnanti scelti per guidare l’attuazione del Piano e occuparsi di innovazione nelle loro scuole. Già, perché, come spiega il documento del Piano, la «scuola digitale» è anzitutto «la sfida dell’innovazione della scuola».
Bene, questa innovazione parte dalle persone e gli “animatori digitali” sono anzitutto degli insegnanti, di ruolo, che sono stati individuati dai dirigenti scolastici nelle scorse settimane, uno per istituto. Dovranno organizzare attività e laboratori per formare la comunità scolastica sui temi del Piano nazionale, individuare soluzioni metodologiche e tecnologiche sostenibili (ambienti di apprendimento integrati, biblioteche multimediali, ammodernamento di siti internet, eccetera) e promuovere la diffusione di una cultura digitale condivisa tra tutti i protagonisti del mondo dell’istruzione, stimolando soprattutto la partecipazione e la creatività degli studenti.
Sono 8.303, in prevalenza donne (4.594 le animatrici, 3.709 gli animatori), con un’età media di 45 anni. Sono 5.443 docenti del I ciclo d’istruzione e 2.860 del II ciclo. Due su quattro provengono dall’area scientifica. Nelle intenzioni del Piano, gli animatori sono figure “di sistema”, che avranno un ruolo strategico nella diffusione dell’innovazione. Per loro sono previsti appositi corsi di formazione per i quali sono stati stanziati 850mila euro, da ripartire a livello regionale, e sono già state individuate anche le scuole che si occuperanno appunto di svilupparne le competenze. Da febbraio si dovrebbe partire con la formazione.
Insomma, la scuola si muove. Tra l’altro, anche sul versante degli studenti sono stati individuati i testimonial del digitale: quei ragazzi e quelle ragazze che hanno partecipato al concorso del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca (Miur) lanciato in occasione della settimana del Piano scuola digitale.
E sul versante degli studenti, sempre il Miur ha in corso un focus di approfondimento su “Studenti, computer e apprendimento: dati e riflessioni”, che analizza gli esiti delle prove di lettura in digitale dell’indagine Ocse Pisa 2012. Dati interessanti, che collocano gli studenti italiani in buona posizione rispetto ai coetanei europei. Nelle prove di lettura in digitale, infatti, gli studenti italiani hanno ottenuto un punteggio medio di 504, superiore alla media Ocse (497). Su 4 livelli di competenza previsti dalle prove (dal 2 al 5) il 32% degli studenti risulta avere capacità elevate di navigazione e sa districarsi sul web fra testi di formato diverso cercando le informazioni richieste: il 23,8% si posiziona al livello 4 (Strong Performers: media Ocse 22,1%) e l’8,2% al livello 5 (Top Performers: media Ocse 8%). Il 31,4% degli studenti italiani si attesta sul livello intermedio, il 3 (Moderate Performers: media Ocse 29,9%), mentre il 36,6% rientra nelle categorie più basse: il 20,9% è al livello 2 (Low Performers) e 15,7% sotto il livello 2.
Sotto la media Ocse, invece, un altro dato (oltre al rapporto tra numero di studenti e disponibilità di computer): risultano infatti ancora basse le percentuali di utilizzo della rete per fare i compiti: 28,8% a scuola (41,9% media Ocse) e 49,1% a casa (54,9% media Ocse).
Tra Piano digitale, animatori, testimonial e formazione, la scuola italiana si sta attrezzando.

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