La Chiesa coinvolta nelle trasformazioni indotte dai nuovi media. Parla la studiosa Chiara Giaccardi

di Pino NARDI
Redazione

«La scelta del titolo di questo convegno rappresenta un passo in avanti nella consapevolezza della Chiesa, che ha sempre ritenuto i media strumenti che potevano essere usati, bene o male. Mentre invece oggi i media non sono più strumenti, perché non sono oggetti con funzioni che usiamo e poi mettiamo da parte, ma sono l’ambiente in cui ci muoviamo, abbiamo relazioni, in cui i media sono tutti collegati tra di loro – la convergenza – e in cui il cristiano deve assumere questo tipo di realtà». Chiara Giaccardi, docente di sociologia e antropologia dei media alla Cattolica di Milano (http://eradeltestimone. blog.testimonidigitali.it), parla di «Testimoni digitali», il convegno nazionale promosso dalla Chiesa italiana che si terrà a Roma dal 22 al 24 aprile. Una riflessione che segna un punto di svolta dell’impegno della comunità cristiana nel nuovo scenario dei media.

Allora quale deve essere l’atteggiamento di fronte a questa realtà?
Ha senso prendere posizione in positivo: il testimone è la figura di chi riesce in questo mondo digitalizzato a portare un messaggio, che non è ricavato esclusivamente da questo ambiente, ma che consente di stare in esso in maniera più umana. È la figura di chi vive pienamente il suo tempo, ma non è ingabbiato dagli imperativi tecnologici proprio perché il suo riferimento è esterno. Porta anche una prospettiva di libertà rispetto a una serie di luoghi comuni tecnologici in cui ormai sono immersi.

Al convegno illustrerà una ricerca…
Rappresenta un’indagine in profondità sul modo in cui i media – e in particolare quelli digitali, cellulare e internet – vengono utilizzati nelle reti di relazione come spazi dove si costruisce socialità e affettività. Quindi esplorerò questa particolare angolatura del continente digitale analizzando i comportamenti di una fascia d’età dai 18 ai 24 anni. Quali relazioni si costruiscono attraverso questi media, come si collegano tra di loro le varie cerchie relazionali che non sono più legate a territori, a spazi precisi, ma convergono in questo spazio digitale.

Il Papa sollecita la Chiesa e i cristiani a non estraniarsi…
Assolutamente, estraniarsi non ha senso. L’evangelizzazione prevede di andare là dove sono le persone: oggi sono nelle piazze digitali, le si incontra in rete ed è un modo di avvicinarsi che non può sostituire la relazione di prossimità anche corporea, però è un modo di vedere cosa pensano le persone, quali sono i temi, le questioni, gli aspetti che stanno più a cuore.

Quale ruolo ha il giornalismo professionale nell’era dei blog e dei social network?
Ha un ruolo importantissimo se è professionale, cioè se non si appiattisce sul fare da eco ai temi più presenti sui social network, aiutando invece a fare un passo critico nei confronti dell’opinione della maggioranza e dei luoghi comuni che circolano. Il giornalismo professionale ha un ruolo fondamentale, perché è quello che può anche legittimare le fonti, dare criteri di orientamento in questo flusso informativo continuo e caotico, aiutare l’interpretazione.

I media di ispirazione cristiana che ruolo possono giocare?
Ci sono moltissimi contributi che soltanto i media cattolici possono dare. Intanto perché la Chiesa è l’unica rete globale non capitalista, è da sempre diramata in tutto il mondo e ha sensori attentissimi collocati nelle realtà dove accadono i fatti, anche in quelle parti del mondo che ai media "ufficiali" interessano poco, perché non coinvolgono interessi economici o politici. La Chiesa è libera dai condizionamenti del mercato, della politica ed è invece interessata alla dignità dell’essere umano: alcune notizie e realtà sono allora accessibili solo attraverso i media cattolici anche perché nel filtro delle notizie c’è un’attenzione all’umano che altrove non si trova. Quindi credo che i media cattolici siano in questo momento veramente fondamentali, perché forse quelli più liberi da una serie di pressioni.

Però non sempre gli stessi credenti apprezzano i media cattolici…
Questo è un problema generalizzato. Viviamo in una sorta di neo-analfabetismo, perché tutto ciò che è stampa scritta sono sempre meno utilizzati, se richiede un acquisto e un impegno diventa sempre più messo da parte. La caduta di vendita dei quotidiani è un problema culturale più ampio. Certamente anche nelle parrocchie e nelle reti di discussione questo aspetto può essere ribadito: il quotidiano cattolico non è tanto un segno di appartenenza – come si può comprare Il Manifesto o Il Giornale per sentirsi parte – ma è proprio uno strumento di informazione libera su quanto accade in tutto il mondo, in termini di una conoscenza approfondita di ciò che interessa all’umano. «La scelta del titolo di questo convegno rappresenta un passo in avanti nella consapevolezza della Chiesa, che ha sempre ritenuto i media strumenti che potevano essere usati, bene o male. Mentre invece oggi i media non sono più strumenti, perché non sono oggetti con funzioni che usiamo e poi mettiamo da parte, ma sono l’ambiente in cui ci muoviamo, abbiamo relazioni, in cui i media sono tutti collegati tra di loro – la convergenza – e in cui il cristiano deve assumere questo tipo di realtà». Chiara Giaccardi, docente di sociologia e antropologia dei media alla Cattolica di Milano (http://eradeltestimone. blog.testimonidigitali.it), parla di «Testimoni digitali», il convegno nazionale promosso dalla Chiesa italiana che si terrà a Roma dal 22 al 24 aprile. Una riflessione che segna un punto di svolta dell’impegno della comunità cristiana nel nuovo scenario dei media.Allora quale deve essere l’atteggiamento di fronte a questa realtà?Ha senso prendere posizione in positivo: il testimone è la figura di chi riesce in questo mondo digitalizzato a portare un messaggio, che non è ricavato esclusivamente da questo ambiente, ma che consente di stare in esso in maniera più umana. È la figura di chi vive pienamente il suo tempo, ma non è ingabbiato dagli imperativi tecnologici proprio perché il suo riferimento è esterno. Porta anche una prospettiva di libertà rispetto a una serie di luoghi comuni tecnologici in cui ormai sono immersi.Al convegno illustrerà una ricerca…Rappresenta un’indagine in profondità sul modo in cui i media – e in particolare quelli digitali, cellulare e internet – vengono utilizzati nelle reti di relazione come spazi dove si costruisce socialità e affettività. Quindi esplorerò questa particolare angolatura del continente digitale analizzando i comportamenti di una fascia d’età dai 18 ai 24 anni. Quali relazioni si costruiscono attraverso questi media, come si collegano tra di loro le varie cerchie relazionali che non sono più legate a territori, a spazi precisi, ma convergono in questo spazio digitale.Il Papa sollecita la Chiesa e i cristiani a non estraniarsi…Assolutamente, estraniarsi non ha senso. L’evangelizzazione prevede di andare là dove sono le persone: oggi sono nelle piazze digitali, le si incontra in rete ed è un modo di avvicinarsi che non può sostituire la relazione di prossimità anche corporea, però è un modo di vedere cosa pensano le persone, quali sono i temi, le questioni, gli aspetti che stanno più a cuore.Quale ruolo ha il giornalismo professionale nell’era dei blog e dei social network?Ha un ruolo importantissimo se è professionale, cioè se non si appiattisce sul fare da eco ai temi più presenti sui social network, aiutando invece a fare un passo critico nei confronti dell’opinione della maggioranza e dei luoghi comuni che circolano. Il giornalismo professionale ha un ruolo fondamentale, perché è quello che può anche legittimare le fonti, dare criteri di orientamento in questo flusso informativo continuo e caotico, aiutare l’interpretazione.I media di ispirazione cristiana che ruolo possono giocare?Ci sono moltissimi contributi che soltanto i media cattolici possono dare. Intanto perché la Chiesa è l’unica rete globale non capitalista, è da sempre diramata in tutto il mondo e ha sensori attentissimi collocati nelle realtà dove accadono i fatti, anche in quelle parti del mondo che ai media "ufficiali" interessano poco, perché non coinvolgono interessi economici o politici. La Chiesa è libera dai condizionamenti del mercato, della politica ed è invece interessata alla dignità dell’essere umano: alcune notizie e realtà sono allora accessibili solo attraverso i media cattolici anche perché nel filtro delle notizie c’è un’attenzione all’umano che altrove non si trova. Quindi credo che i media cattolici siano in questo momento veramente fondamentali, perché forse quelli più liberi da una serie di pressioni.Però non sempre gli stessi credenti apprezzano i media cattolici…Questo è un problema generalizzato. Viviamo in una sorta di neo-analfabetismo, perché tutto ciò che è stampa scritta sono sempre meno utilizzati, se richiede un acquisto e un impegno diventa sempre più messo da parte. La caduta di vendita dei quotidiani è un problema culturale più ampio. Certamente anche nelle parrocchie e nelle reti di discussione questo aspetto può essere ribadito: il quotidiano cattolico non è tanto un segno di appartenenza – come si può comprare Il Manifesto o Il Giornale per sentirsi parte – ma è proprio uno strumento di informazione libera su quanto accade in tutto il mondo, in termini di una conoscenza approfondita di ciò che interessa all’umano. – – «Facciamo risuonare la parola del Vangelo» – Convegno a Milano il 27 marzo – Tre giorni di dibattiti e udienza dal Papa – Tutte le soluzioni per partecipare

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