Non dobbiamo vergognarci di essere cristiani, della nostra cultura, che ha scritto e scrive pagine stupende nel campo dell'arte, della bellezza, della carità, della giustizia e della pace

Vittorio CHIARI
Redazione Diocesi

Quando capita l’occasione, leggo volentieri i bollettini parrocchiali: dicono la vita della comunità cristiana, esprimono le gioie e le sofferenze del prete, gli umori e le speranze dei laici che collaborano. Hanno poi un sistema di distribuzione tutto basato sul volontariato: se vuoi, prendi in fondo al banco della chiesa. C’è chi lo porta agli ammalati o agli assenti, in casa! Messi insieme, diventano libro di memorie della parrocchia, della sua vita spirituale. Due esempi sono le pagine del volume di don Angelo Centemeri, “Piccole tessere” e di Don Mirko Bellora, che raccoglie in volumi agili da leggere i suoi articoli pubblicati sull’Informatore parrocchiale, che corredano incontri di spessore con alcuni testimoni, che invita nella sua parrocchia a parlare ai suoi parrocchiani.
Quando capita l’occasione, leggo volentieri i bollettini parrocchiali: dicono la vita della comunità cristiana, esprimono le gioie e le sofferenze del prete, gli umori e le speranze dei laici che collaborano. Hanno poi un sistema di distribuzione tutto basato sul volontariato: se vuoi, prendi in fondo al banco della chiesa. C’è chi lo porta agli ammalati o agli assenti, in casa! Messi insieme, diventano libro di memorie della parrocchia, della sua vita spirituale. Due esempi sono le pagine del volume di don Angelo Centemeri, “Piccole tessere” e di Don Mirko Bellora, che raccoglie in volumi agili da leggere i suoi articoli pubblicati sull’Informatore parrocchiale, che corredano incontri di spessore con alcuni testimoni, che invita nella sua parrocchia a parlare ai suoi parrocchiani. Senza battesimi né matrimoni L’altro giorno, avevo tra le mani il notiziario di una parrocchia popolosa dell’Emilia. Sono andato, per curiosità, all’elenco dei nomi dei morti e dei vivi: da settembre a marzo, 27 morti, nessun battesimo, nessun matrimonio. E’ una Comunità che invecchia, che non genera o, se genera, non sente il bisogno di battezzare e neppure di regolarizzare il proprio stato civile: convivenza invece del matrimonio cristiano o civile.E’ un caso raro oppure sono aumentate le parrocchie dove non si battezza e non si celebrano matrimoni? Qualcuno afferma che il fenomeno è simbolo di liberazione dalle convenzioni e dalle tradizioni della Chiesa e dello Stato. E’ una cultura non facile da contrastare perché è quella dei mass-media, ha i suoi “sacerdoti” e “profeti” che la predicano. Sono quelli del nichilismo e del relativismo, che imperano nei salotti culturali italiani, si sostengono a vicenda e intervengono sui vari problemi etici, con l’autorità supponente di chi sa e combatte il nemico comune: la Chiesa e, oltre, lo stesso Dio. E’ una cultura che ha radici lontane, la respirano anche i credenti se non sono avvertiti e informati sui rischi che corrono, seguendola. Il senso religioso “E’ un po’ come se avessimo perso l’alfabeto dell’umano”, segnalava il cardinal Bagnasco nell’introduzione al IX Forum del Progetto culturale della CEI. Forse abbiamo perso anche il senso religioso, tanto è il tasso di ignoranza di Dio, della sua Parola. La salvezza non dipende certo dal grado di istruzione religiosa ma il non conoscere alimenta un complesso di inferiorità nei confronti del profeti della laicità, che misconoscono Dio, confinano ai margini la Chiesa, irridono la parola del Papa. Non dobbiamo vergognarci di essere cristiani, della nostra cultura, che ha scritto e scrive pagine stupende nel campo dell’arte, della bellezza, della carità, della giustizia e della pace. La cultura è un modo dell’esistere e dell’essere dell’uomo… la cultura è il mezzo per cui l’uomo diventa più uomo: è “di più”! il Vangelo quando alimenta la cultura libera l’uomo, rendendolo capace di libertà: per amare, per accogliere, per superare ogni forma di razzismo e di discriminazione, vincendo la tentazione della violenza, delle cose, del potere. La cultura cristiana E’ una cultura che nasce nei primi anni di vita e cresce permanentemente per tutto il tempo che ci è dato di vivere. Benedetto XVI ricordava appunto il bisogno che i giovani hanno di essere amati per potere a loro volta accogliere ed amare; il bisogno di conoscere e di capire il senso della vita e della sofferenza, a cui rispondere con la nostra cultura cristiana, che non è solo cultura dell’uomo ma ha l’impronta, carica e l’anima del Figlio di Dio che si è radicato tra di noi. “L’orientamento complessivo della società e della cultura ha un ruolo fondamentale per la formazione dei più giovani e per la direzione che prenderà il nostro futuro”, ha detto il cardinal Ruini, proponendo un progetto educativo contro l’eclisse dell’uomo. In Diocesi noi possiamo trarre i vari elementi per educare ed evangelizzare, attingendo alla miniera di insegnamenti che abbondano negli scritti del Beato cardinal Schuster, dei pastori, che gli sono succeduti, i cardinali Montini, Colombo, Martini e Tettamanzi. Leggendoli e confrontandosi con loro, possiamo capire dove stiamo andando e quali itinerario educativo seguire per rispondere ai nostri giovani, alle loro esigenze e domande. Vivere oggi non è facile con la confusione che regna in campo culturale. Noi abbiamo dei maestri significativi, che possono aiutarci a chiarire i nostri orizzonti. Nel silenzio, proviamo a rileggerli! Ne usciremo fortificati nella speranza e nella carità, che supera ogni ostacolo!

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