Per quanto si cerchi di nasconderlo, Cristo è una fine e un principio nella storia

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Redazione Diocesi

di Vittorio CHIARI

Stavo leggendo la notizia della messa al bando del crocefisso a Valladolid, mentre tenevo tra le mani lo stupendo e “arduo” poema di Miguel de Unamuno su “Il Cristo di Velazquez” e mi sono chiesto dove stesse andando la Spagna dei grandi artisti e dei grandi santi.
La Spagna della fede semplice, che perfino nelle arene e negli stadi non ha mai avuto vergogna del povero Cristo, simbolo di una umanità che soffre e che ama, che si dona gratuitamente in mille gesti d’amore.

Se vi danno così fastidio i Crocifissi, cari amici spagnoli, io sarei ben contento di riceverli in regalo. Saprei io dove collocarli! Non solo il crocifisso del Velasquez , una tela di incomparabile bellezza, che rende quasi attoniti nel contemplarla, ma anche quelli dipinti da Murillo, Goya, El Greco, per dire qualche nome che conoscono anche quelli che non masticano arte ma passeggiano per le vie di Madrid, fermandosi ai ristoranti per mangiare la paella e, per sbaglio, almeno una volta entrano nel celeberrimo Museo del Prado.

Ma temo che non me li regalino: senza, i loro Musei sarebbero privi di “pezzi d’arte” invidiati in tutto il mondo. Invece del Velazquez mi manderebbero tutti i crocifissi delle loro scuole!
Al posto del Cristo “sbandito” metteranno forse tante riproduzioni della “Battaglia di Guernica” di Picasso oppure i dipinti di Mirò o quanto l’arte popolare socialista ha inventato nella sua breve esistenza, qualora si confrontasse con i duemila anni di storia della Chiesa, dove l’arte religiosa ha espresso migliaia di insuperabili capolavori.

Si ha l’impressione che la Spagna di questi nuovi “spiriti liberi” stia smaniando per assassinare una seconda volta Gesù. Per ucciderlo nel cuore degli uomini.
È da due millenni che gli uomini tentano di farlo: «Eppure – scrive Giovanni Papini – dopo tanta dilapidazione di tempo ed’ingegno, Cristo non è ancora espulso dalla terra. La sua memoria è dappertutto. Sui muri delle chiese e delle scuole (almeno dove lo lasciano, ndr.), sulle cime dei campanili, dei tabernacoli e dei monti, a capo dei letti e sopra le tombe, milioni di croci rammentano la morte del Crocifisso».

E prosegue: «Raschiate gli affreschi delle chiese, portate via i quadri dagli altari e dalla case e la vita di Cristo riempie i musei e le gallerie. Buttate nel fuoco messali, breviari ed eucologi e ritrovate il suo nome e le sue parole in tutti i libri delle letterature. Perfin le bestemmie sono un involontario ricordo della sua presenza.
Per quanto si faccia, Cristo è una fine e un principio, un abisso di misteri divini in mezzo a due tronconi di storia. La Gentilità e la Cristianità non possono mai più saldarsi insieme. Prima di Cristo e dopo di Cristo, La nostra era, la nostra civiltà, la nostra vita cominciano con la nascita di Cristo».

«Un mostriciattolo su un pezzo di legno – era stato definito, tempo fa, in Tv da uno pseudo rappresentante delle comunità islamiche, il Cristo in croce, suscitando l’aspra reazione di Massimo Cacciari il quale, pur professandosi non credente (ma sarà vero?), gridava: «Rispetti il crocifisso! Mia madre lo tiene sul comodino e trova in lui consolazione, forza!».
È lo stesso crocifisso che un giorno un condannato a morte in Francia ha baciato all’ultimo momento prima dell’esecuzione: «È il mio primo salvato» dirà Teresa del Bambino Gesù che, nella clausura, aveva invocato da Dio la sua salvezza.

Dietro a quel crocifisso, quante storie d’amore, quali cammini di santità, quanti martiri! Un numero sterminato di storie d’amore di giovani e adulti, che nel Cristo hanno trovato un punto di riferimento ma anche quanto rispetto in uomini a non credenti o non di chiesa: basti pensare alle figure di Ignazio Silone, di Elsa Morante, di quel grande costruttore di pace che si chiamava Gandhi!

Forse i nostri spiriti liberi spagnoli e, perché no, anche delle nostre parti, potrebbero rileggere la storia; si accorgerebbero che il Cristo Crocifisso non è da bandire ma da amare o, almeno, da rispettare!

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