Prepariamo bene i giochi, le gite ai parchi acquatici, ma soprattutto dobbiamo preparare bene i momenti dell'Annuncio e della preghiera: momenti freschi, agili, dove la preghiera scaturisce dagli avvenimenti del giorno

Vittorio CHIARI
Redazione Diocesi

Mi hanno regalato un libro, duro da leggere, da masticare, scritto in un italiano non facile da trovare oggi in altri libri, scritto spesso con l’aiuto del “taglia e incolla” dei computer. È di Pietro Citati ed ha un titolo che non richiama “I nasinsù” verso il Cielo ma è molto alternativo: “La malattia dell’infinito”. Lo sto leggendo a tratti: sono testi già pubblicati, una sorta di antologia critica, dove passa in rassegna i grandi della letteratura, di artisti, poeti e scrittori del Novecento, che non si sentono a loro agio con l’Infinito, stranieri ed esclusi, abbandonati al silenzio e al ridicolo, annegati nel mare delle tenebre, lontane dalla luce di Dio, che rifiutano o conoscono male. Per molti di loro Dio è scomparso per sempre. “Sono malato nell’anima. Sono povero. Sono miserabile. Sono infelice”, scrive nel suo Diario il ballerino Nijinski, che quando danzava, sembrava non toccasse ma il suolo.
Mi hanno regalato un libro, duro da leggere, da masticare, scritto in un italiano non facile da trovare oggi in altri libri, scritto spesso con l’aiuto del “taglia e incolla” dei computer. È di Pietro Citati ed ha un titolo che non richiama “I nasinsù” verso il Cielo ma è molto alternativo: “La malattia dell’infinito”. Lo sto leggendo a tratti: sono testi già pubblicati, una sorta di antologia critica, dove passa in rassegna i grandi della letteratura, di artisti, poeti e scrittori del Novecento, che non si sentono a loro agio con l’Infinito, stranieri ed esclusi, abbandonati al silenzio e al ridicolo, annegati nel mare delle tenebre, lontane dalla luce di Dio, che rifiutano o conoscono male. Per molti di loro Dio è scomparso per sempre. “Sono malato nell’anima. Sono povero. Sono miserabile. Sono infelice”, scrive nel suo Diario il ballerino Nijinski, che quando danzava, sembrava non toccasse ma il suolo. Che Dio comunicheremo Ma cosa c’entra tutto questo con l’articolo che volevo scrivere sugli Oratori Festivi? C’entra, perché l’Oratorio Festivo è una felice occasione di annuncio del Vangelo, di presentazione del vero volto di Dio. Leggendo questi sommi artisti, dallo svizzero Robert Walser a Dylan Thomas al nostro Italo Calvino, scorgo in loro una errata conoscenza di Dio. Lo stesso capitò a Dreyer e al grande Van Gogh. Scomodo dei grandi, per riflettere insieme su quale Dio comunicheremo nel tempo del Grest e dell’Oratorio Festivo, dei Campeggi quando i ragazzi e le ragazze saranno con noi tutto il giorno ed anche la sera. Se prepariamo bene i giochi, le gite ai parchi acquatici, dobbiamo preparare bene i momenti dell’Annuncio e della preghiera: momenti freschi, agili, dove la preghiera scaturisce dagli avvenimenti del giorno e la narrazione dei fatti del Vangelo si rivestono di parole trasparenti, comprensibili, nel linguaggio dei ragazzi d’oggi. Senza togliere niente alla forza della Parola, la possiamo tradurre in scena, in immagini, in cartelloni, in gesti, in canto e musica. Uno stile attento ai ragazzi Riandando alla mia esperienza di Grest in Oratorio, ricordo alcuni gesti, che rivestivo di religiosità,anche se all’apparenza sembravano di semplice cortesia: l’accoglienza al mattino, un breve benvenuto sul cancello d’entrata, un gesto di cortesia alla mamma che accompagnava il pupo all’oratorio. Così la sera, quando andava a casa. Il saluto ha il sapore della Bibbia: memorabili i saluti di San Paolo nelle sue Lettere! Non solo, al mattino, prima di iniziare i giochi o nell’intervallo al pomeriggio, il tempo di Dio. Li chiamavo il “Buon Giorno e la “Buona Sera”. Importate richiedere il silenzio, usando il canto o il bans, dato che sono ritornati di moda e poi le preghiere con intenzioni, che aprono il cuore dei ragazzi al mondo intero, prima della “narrazione” piana, avvincente della Parola di Dio, a cui segue un breve racconto. Importante creare il clima, ma ancor più dare di Dio l’immagine che non spaventa, che non allontana, che non sa di onnipotenza magica, quasi uno stregone dei film di fantasia, che riempiono la mente dei nostri ragazzi! Esempio efficace E’ il “nostro” Dio che li può appassionare, innamorare! Ci riusciremo, anche se l’impresa non è facile, essendo i nostri ragazzi digiuni o distratti da idoli, che sono a portata di mano, di occhi o di stomaco! Se noi siamo appassionati e innamorati di Lui, anche se al momento non sembra, Dio si deposita nei loro cuori, in quelli degli animatori giovani, che condividono l’avventura dell’Oratorio Estivo. Parlare di Dio che è padre, buono, ricco di misericordia, che perdona, attraverso fatti di Vangelo e fatti degli uomini, santi di altare o del quotidiano senza paura: a Dio si da del “tu” proprio perché è padre! Parlare di Gesù è ancora più facile: con le parabole, tradotte in linguaggio moderno, con i suoi incontri con le persone. Hanno sempre una forte attrattiva gli incontri di Gesù con i bambini, con le donne, con i peccatori. Non bisogna avere paura di ripetersi: certe storie si ascoltano sempre volentieri. Parlare dei santi giovani, della loro età: sono alla loro portata. Sto proprio invecchiando, usando mie esperienze, che sono di anni fa, proponendole agli animatori e ai loro preti, con l’aria del “maestro”, che non sa di essere fuori del tempo, che è tempo di computer, telefonini, videogames! Solo che credo ancora nell’efficacia della voce, del corpo che racconta e cerca di dire cose sue, vere, del Vangelo, soprattutto se in coerenza con la vita e lo stare con i ragazzi anche quando il sole batte forte e i piedi fan male a stare in piedi!

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