Si è svolto a Pistoia il V Forum dell'informazione cattolica per la salvaguardia del creato, che ha approfondito la riflessione in corso da tempo sulla responsabilità dei credenti per la tutela dell'ambiente. Numerose le iniziative in atto


Redazione

27/06/2008

di Pino NARDI

«L’attenzione ai problemi ambientali susciti rinnovato impegno verso le attese di giustizia degli ultimi e profonda solidarietà verso le povertà del mondo globalizzato». È l’augurio di Benedetto XVI inviato in chiusura dei lavori del V Forum dell’informazione cattolica per la salvaguardia del creato, tenuto nei giorni scorsi a Pistoia.

Promosso da Greenaccord, associazione culturale di ispirazione cristiana, il dibattito di questa edizione è ruotato su “Il grido dei poveri e la salvaguardia del creato”, alla presenza di oltre 70 giornalisti di tutta Italia.

Da tempo è in corso una riflessione profonda nella Chiesa sulla salvaguardia del creato e sul ruolo dei credenti. Una questione sempre più attuale: non passa giorno, infatti, che le cronache non raccontino di abusi ed emergenze.

Il messaggio del Papa, firmato dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, èstato letto in sala da monsignor Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, che ha anche annunciato una novità: introdurre nel diritto canonico norme specifiche per la salvaguardia del creato, «in modo da orientare la sensibilità dei credenti verso stili di vita che tengano conto delle effettive risorse del pianeta».

«L’Amazzonia, a causa del disboscamento e dell’avidità del denaro, rischia di diventare un “nuovo Sahara”»: il grido d’allarme è stato lanciato dal vescovo dom Antonio Possamai, vicepresidente della Commissione episcopale per l’Amazzonia (Brasile).

«Dobbiamo rimettere al centro le persone più povere – ha detto monsignor Paolo Tarchi, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro -. Serve perciò un’alleanza tra ecologia della natura ed ecologia umana».

Su questo cominciano a fiorire esperienze significative in diverse regioni italiane. Si chiama “Imbrocchiamola” la campagna promossa dal Patriarcato di Venezia, per dirottare gli enormi consumi delle acque minerali degli italiani (12,2 miliardi di litri l’anno) verso la più sostenibile e sana acqua del rubinetto. Cristina De Pase, dell’Ufficio pastorale veneziano “stili di vita”, ha parlato di una ricerca in corso sui nuovi indicatori di benessere e di comportamenti ecologici e raccolte differenziate portate avanti in parrocchie e gruppi.

Di una “Rete interdiocesana nuovi stili di vita”, nata un anno e mezzo fa a Padova e alla quale aderiscono già 13 diocesi (tra cui Bergamo, Bologna, Reggio Emilia, Rimini, Trento, Vicenza…), ha raccontato il coordinatore don Adriano Sella, che ha invitato a passare «dal Pil al Fil, ossia alla Felicità interna lorda», attraverso nuovi stili di vita attenti «alla relazione con le persone, alla mondialità, all’ambiente e a un nuovo rapporto con l’economia e la finanza». In questo senso verranno avviate campagne e il 13 settembre sarà approfondito in un seminario a Verona il tema della “sobrietà”.

Non da meno sono le oltre 2 mila congregazioni religiose maschili nel mondo, che si stanno interrogando su cosa fare per salvare il creato. Si diffondono inoltre le esperienze dei “cenacoli ecologici” regionali di Greenaccord, gruppi di operatori dell’informazione nati per favorire la riflessione sui temi ambientali.

Durante la tre giorni sono emerse numerose idee e proposte. Tra le tante, il premio giornalistico “Sentinella del creato” per incentivare, all’interno della stampa cattolica, una riflessione sulla responsabilità del cristiano per la natura. Verrà assegnato ogni anno a 3 candidati prescelti tra quelli segnalati da Fisc, Ucsi (Unione cattolica stampa italiana) e Greenaccord. Ai vincitori verrà offerta una vacanza nella natura.

A breve partirà anche un’indagine conoscitiva su “L’impronta ecologica nelle parrocchie», che verrà condotta su un campione di 1.500 famiglie nelle diocesi di Milano, Pistoia e Napoli per la durata di 18 mesi. La ricerca è finanziata dal Ministero dell’Ambiente e da alcune fondazioni bancarie.

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