Sono stati 275 i giornalisti televisivi che hanno concorso per aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento in memoria dell'inviata Rai. Tra i temi premiati la guerra in Libia, ma anche evasione fiscale, stalking e globalizzazione. Premio speciale a Saviano

Premio Ilaria Alpi

«Un giornalismo coraggioso, capace di raccontare aspetti della realtà che spesso si vorrebbero oscurare per ragioni politiche. Un giornalismo libero e di talento, sull’esempio di Ilaria e Miran». Nelle parole del presidente Italo Moretti sono queste le qualità premiate dalla giuria del Premio Ilaria Alpi, e questi i criteri che hanno permesso di scegliere i vincitori della diciassettesima edizione del concorso di giornalismo televisivo dedicato alla memoria dell’inviata Rai Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hrovatin. Le categorie erano 8, e spaziavano da premi per servizi di telegiornale di appena 1 minuto fino a reportage lunghi e di approfondimento. Il concorso ha visto la partecipazione di 275 giornalisti, presenti a Riccione durante i 4 giorni della rassegna.

Lucia Goracci ha vinto nella categoria Miglior servizio da Tg con “Sotto le bombe di Ras Lanouf”,servizio sulla guerra in Libia. Sempre sul tema delle rivolte in Nord Africa Giles Jacquier per France 2 vince il premio per il Miglior reportage internazionale con l’opera “Tunisie, la révolution en marche”. Il servizio è stato filmato dal cineoperatore Christophe Kenck dall’interno di uno dei primi durissimi scontri tra manifestanti tunisini e forze di polizia, e ha ricevuto anche il premio Miran Hrovatin, in palio a Riccione, per la qualità della fotografia e la freddezza con cui descrive momenti di grande concitazione. Sul Nord Africa si incentra anche il lavoro di uno dei due vincitori, premiati all’ex-aequo, per la categoria Miglior reportage lungo. “Libia: i ragazzi e la rivoluzione”, realizzato da Gian Micalessin e Francesca Ulivi per Mtv news, narra attraverso un racconto corale gli scontri di piazza in Libia dalla prospettiva “dal basso” dei ragazzi più giovani, tracciando un parallelo tra le loro esperienze e quelle dei coetanei italiani. L’altro vincitore della categoria è “Evasori”, di Domenico Iannacone e Danilo Procaccianti, per Raitre. Il documentario, della durata di 90 minuti, è un ritratto impietoso dell’Italia che evade il fisco.

L’altro tema che ha ricevuto più riconoscimenti è stato quello dell’immigrazione: su questo argomento ha vinto il premio per il Miglior reportage breve l’opera di Luca Rosini “La sanatoria: quelli della gru”, realizzato per Annozero. I protagonisti sono gli immigrati di Brescia, saliti per protesta su una gru. Il caso è raccontato dal loro punto di vista, da quello della popolazione della città e da quello delle forze di polizia intervenute in quei giorni. Sempre sul tema dell’immigrazione, premio per il Miglior reportage televisioni locali e regionali a Danilo Lupo di Telerama per “Manduria, caccia al tunisino sotto gli occhi della Questura”. Il filmato racconta le ronde di cittadini e le cacce all’uomo organizzate nelle campagne del Salento per riacciuffare i migranti fuggiti dal Cie, il tutto davanti agli occhi complici delle forze di polizia locali.

Premio Ia Doc Rai Tre per “Di tessuti e di altre storie”, di Teresa Paoli. L’opera documenta la situazione di Prato e gli effetti della globalizzazione sulla (un tempo) fiorente industria tessile artigiana. Martina Proietti e Giovanni Pompili vincono il Premio Giovane con “Maternità precaria”, prodotto per Current. Il tema qui è la maternità, e si parla di come giovani donne coraggiose decidano di affrontare questo difficile percorso in tempi economicamente e socialmente sempre più incerti. Anna Migotto e Sabina Fedeli, con “Le perseguitate”, vincono il premio della critica: il servizio, andato in onda su “Terra” di Canale 5 è un atto di accusa contro le vessazioni inflitte quotidianamente alle donne da ammiratori, mariti e fidanzati stalker. Presente anche una testimonianza di Michelle Hunziker, che racconta la sua esperienza. Menzione speciale della Giuria per “Ergastolo Bianco” di Francesco Cordio e Mario Pantoni per Rai: il lavoro dei due autori ha seguito le visite dei parlamentari delle commissioni di inchiesta sul funzionamento del servizio sanitario nazionale fin dentro i 6 Ospedali psichiatrici giudiziari ancora funzionanti in Italia. Nell’opera, le testimonianze e le voci di alcuni dei 1.500 internati negli ospedali: persone che, senza aver ricevuto nessuna condanna da un tribunale, scontano una condanna di detenzione che può essere senza limiti.

I premi individuali consegnati dalla giuria sono stati tre: il premio speciale Ilaria Alpi è andato a Roberto Saviano, per la denuncia operata con “Gomorra” ma anche per il successivo «costante impegno editoriale contro le mafie e il loro sistema di complicità, come per la cause in difesa dei diritti umani, della legalità e della cultura», pagato a caro prezzo nella vita personale. Bernardo Valli, inviato di Repubblica, ha invece ricevuto il premio alla carriera: nelle parole della giuria, «nessuno avrebbe capito la realtà degli ultimi avvenimenti senza i suoi servizi». Ad Agnes Taile è andato il Premio Unicredit per il valore e il coraggio: la reporter camerunense, classe 1980, nel 2006 fu minacciata di morte, strangolata e gettata in un dirupo per aver denunciato la corruzione del proprio governo. Creduta morta, Agnes è invece sopravvissuta, ha chiesto e ottenuto asilo politico negli Stati Uniti e continua a battersi giornalmente per la libertà di parola e contro la corruzione dei potenti. 

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