Ottocento giovani hanno partecipato a un incontro di strettissima attualità organizzato dalla sezione diocesana della Federazione universitaria cattolica italiana, a cui sono stati invitati Gherardo Colombo e Marco Travaglio.

di Giacomo PEREGO
Presidente Diocesano FUCI

Fuci 22 ottobre

Ottocento giovani universitari  il pomeriggio di lunedì 22 ottobre hanno colmato l’aula Pio XII di via S.Antonio 5, che da parecchio tempo non conosceva un incontro culturale così partecipato. Argomento scelto dal gruppo FUCI diocesano per l’incontro è stato la libertà di informazione. Un tema di strettissima attualità, ultimamente passato un po’ in secondo piano nel dibattito culturale e politico a causa della congiuntura economico-finanziaria e di crisi dello Stato che sta travolgendo tutto il vecchio continente. Tuttavia è riemerso di recente riguardo al cosiddetto “caso Sallusti”, caduto sotto l’azione di una legge molto discussa.

Ospiti d’eccezione e causa contingente di tanta affluenza sono stati Gherardo Colombo, già magistrato, Presidente della Garzanti libri e membro del cda RAI, e Marco Travaglio, Vicedirettore de Il Fatto Quotidiano e giornalista. Per averli avuti tra noi all’incontro, la preparazione è venuta da lontano: ben 5 mesi ci sono voluti per preparare l’incontro. Il di più è stato trovare per tempo una data condivisa dai due relatori che fin da subito si sono resi molto disponibili.

Il tema certamente non era dei più semplici da affrontare e presupponeva anche un minimo di inquadramento normativo economico e sociale che i due relatori hanno saputo fare con molta precisione, chiarezza espositiva, catturando l’interesse di tutti. A Gherardo Colombo avevamo infatti chiesto un inquadramento di tipo costituzionale sulla libertà di informazione e lui ci ha riportato alla memoria che libertà, diritto all’informazione e democrazia sono tra loro strettamente connesse. Marco Travaglio invece ci ha parlato dell’indipendenza dei media in Italia, stante la sua personale esperienza diretta sul campo riconosciutagli anche dall’assegnazione di un premio sulla libertà di informazione da parte dell’ordine dei giornalisti tedeschi. Così, ci ha aperto gli occhi sul legame tra pubblicità e informazione libera.  Questo è solo un esempio di come l’informazione sia in realtà sempre condizionata da altro, in primis dalla dipendenza economica.  Un’ampia parte del dibattito ha avuto poi ad oggetto la questione su come è impostata oggi la legge sulle denunce e querele per diffamazione, prendendo come punto di partenza proprio il cosiddetto “caso Sallusti”.

Il metodo con cui abbiamo affrontato il discorso è stato quello tipico della FUCI che vede l’approccio critico e mai aprioristico delle questioni ponendosi in ascolto di chi ne sa più di noi. Ogni anno infatti diamo vita ad un confronto tra tutti i fucini del gruppo su quali aspetti puntare per la formazione dell’anno seguente: insieme decidiamo quanti incontri fare, su quali temi, chi invitare. È uno stile di partecipazione molto democratico che insegna a guardarsi intorno, discernere, appassionarsi al contesto in cui si vive: l’università, la Chiesa e la società. Non siamo molti tesserati alla FUCI, qualche decina di volenterosi giovani bastano per fare un servizio bello e di qualità come è stato lunedì scorso.

Fare un incontro con 800 studenti però, alla fine, non ha tutta questa importanza. Quello che è davvero importante è la testimonianza, le ore perse a parlare col tuo compagno ateo su Dio e sul Papa: questo è ciò cui non possiamo rinunciare e per il quale a ragione ci si può stupire. L’esperienza della FUCI è paragonabile al lievito che impastato con la farina fa gonfiare tutto l’impasto. Ne basta proprio poco e si gonfia tutto dal suo interno. Ci è bastato questo lento, paziente, umile ed indispensabile esercizio per fare un incontro così ben riuscito. A nome di tutti quelli che c’erano grazie a Gherardo Colombo e Marco Travaglio, due veri signori.

  

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