Presentato il volume “Uno sguardo cattolico”, che raccoglie 100 editoriali de “L’Osservatore Romano”: collaborazioni sorprendenti e dibattiti culturali lontani da impostazioni tradizionali

di Loris CANTARELLI

Uno sguardo cattolico

Per celebrare degnamente i primi 5 anni del restyling de L’Osservatore Romano affidato da Benedetto XVI al nuovo direttore Giovanni Maria Vian, l’editrice Vita e Pensiero dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ha pubblicato il volume antologico Uno sguardo cattolico, che raccoglie in ordine cronologico e con le titolazioni originali cento editoriali del 2007-2011.
Con l’occasione, la Fondazione Corriere della sera ha organizzato alla Sala Buzzati dietro la storica sede di via Solferino un interessante dibattito sul tema con protagonisti d’eccezione del panorama culturale e giornalistico italiano. Introdotto da Piergaetano Marchetti, presidente di Rcs e della Fondazione, all’incontro sono intervenuti il direttore del Corriere Ferruccio de Bortoli, il ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi, l’arcivescovo di Milano cardinale Angelo Scola e lo stesso Vian direttore de L’Osservatore.
Dopo una prima svolta più volte richiamata nell’incontro sollecitata per il centenario del quotidiano nel 1961 dal cardinale Montini (due anni dopo divenuto Paolo VI), il radicale rinnovamento del quotidiano papale — voluto da Benedetto XVI e testimoniato da questi cento articoli — ha comportato più spazio a firme femminili e collaborazione di prestigiosi intellettuali non cattolici, laici e appartenenti all’ebraismo e all’Islam, oltre a un ulteriore respiro internazionale (con logiche diverse da quelle degli altri media, spesso grazie a fonti privilegiate o addirittura uniche), senza temere di affrontare questioni “scottanti”. Ecco quindi rilievi e notazioni su bellezza e bioetica, persona umana e tecno-scienza, economia e politica, internet e pedofilia, confrontandosi con la contemporaneità «nella fedelta alla tradizione cattolica».
Marchetti ha introdotto gli ospiti con il ricordo personale de L’Osservatore unico giornale italiano disponibile nel ventennio fascista per conoscere realmente come stavano le cose al di là delle false verità di cui era imbevuta la stampa di regime, mentre de Bortoli ha riconosciuto come si sia a lungo sottostimata la sua autorevole in ambito internazionale e come oggi non gli sia più tabù nessun argomento, oltre a ricordare come l’editoriale del primissimo numero del 1861, al netto della nostalgia per il papa re, con i suoi riferimenti a un Paese «irrimediabilmente diviso in due campi contrari, costellato di fazioni ed egoismi, e nutrito di una falsa indipendenza» conservi una certa, disarmante attualità…
Il ministro Ornaghi ha rilevato come L’Osservatore sia ormai uno dei rari giornali a «tener alta la voce della cultura», non come mera osservazione autoreferenziale e un “parlarsi addosso” da quel che succede, bensì evidenziando (citando un editoriale del card. Marc Ouellet) «la novità antropologica del cristianesimo che emana dal mistero trinitario» e produrre cultura non soltanto cattolica soprattutto nella vita dei popoli.
Al cardinale Scola è piaciuto rileggere la «forte continuità del giornale pur dentro gli elementi di opportuna discontinuità» in un testo del suo predecessore arcivescovo che nel 1946 presentava Vaticano, una voluminosa opera di presentazione della Santa Sede. Pur non citando esplicitamente il quotidiano, quel testo descrive la peculiarità dello stato pontificio non diversamente da quanto faccia il nuovo volume antologico: «Osservare e definire: qui sta forse la differenza psicologica» rispetto ad altri capolavori dell’umanità, che «esige un incontro, che impone una riflessione, uno sforzo interiore, una sintesi spirituale». La peculiarità di questo giornale «diversissimo» (come lo definì Montini nel centenario del 1961) sta proprio in questo processo che mette in moto nel lettore, a livello di «esperienza anzitutto prima che cultura riflessa» (dall’insuperato discorso di Giovanni Paolo II all’Unesco nel 1980), «di primo grado» come diceva Jacques Maritain.
Questi articoli, tuttora scorrevoli, rivelano il nuovo modo di affrontare i problemi che la Chiesa ha incontrato, dalla discussione sul fine-vita al rapporto tra scienza e interessi economici, dall’irruzione di Internet alle complessità e ricchezze con cui la Chiesa cattolica vive la sua presenza nel mondo, a testimonianza di un confronto chiaro e pacato con le questioni della contemporaneità e secondo una linea di fedeltà alla tradizione cattolica, senza rinunciare alla vivacità di un dibattito culturale aperto.

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