Un quotidiano francese gli ha dedicato uno “speciale”

di Paolo BUSTAFFA

Le Monde des Religions

«Perché il messaggio di Gesù è di così grande attualità? Semplicemente perché costituisce una delle più profonde sorgenti dei valori di libertà, uguaglianza, fraternità e laicità del nostro mondo moderno». Frédèric Lenoir, direttore di Le Monde des religions, apre con questa considerazione l’ultimo speciale 2011 dal titolo “Il messaggio di Gesù”.Venti scrittori di diversa matrice culturale e di diversa ispirazione religiosa esprimono il loro pensiero sulla pubblicazione mensile del quotidiano nazionale francese per motivare l’attualità di Gesù.

In un tempo in cui la crisi economica, le complessità politiche, le tensioni internazionali occupano gran parte delle pagine dei giornali scrivere di Gesù sembrerebbe del tutto fuori luogo. Ci sarà pure un motivo a spingere un quotidiano come Le Monde a scriverne senza timore.

Le letture si sviluppano a volte con ottiche culturali e sociologiche, altre con ottiche religiose e spirituali. Nessuna, però, abbandona mai quel “pensiero comune” che Lenoir riassume così: «L’insegnamento di Gesù mostra che l’amore del prossimo è il fine ultimo dell’esistenza umana e la finalità vera di ogni spiritualità. Il vero spartiacque, allora, non è tra credenti e atei o tra le differenti appartenenze religiose, ma tra coloro che rispettano la persona umana e coloro che non la rispettano». È il riconoscimento che le radici della dignità della persona umana sono in Gesù e che nella sua testimonianza e nel suo insegnamento culture diverse hanno ritrovato e ritrovano il significato e il valore ultimi dell’essere umano.

Da questo ritrovamento di valore e di significato sono nate e continuano a svilupparsi le riflessioni culturali e le scelte politiche sui diritti dell’uomo e sul valore della vita umana in tutte le sue stagioni e situazioni. Tema, questo, che all’inizio del nuovo anno si ripropone con il suo carico di preoccupazione e di ansietà.

C’è una striscia di sangue che attraversa Paesi schiacciati da dittature politiche e c’è una striscia di sangue che attraversa Paesi sfregiati dai fondamentalismi e dai terrorismi. Un elenco di vittime che fa rabbrividire. Ma è un elenco che richiama anche la necessità d’intensificare il dialogo tra le religioni perché dal loro incontrarsi nella verità di fronte a queste tragedie è sempre venuto un messaggio di speranza. Anche se le persecuzioni dei cristiani nel mondo sembrano cancellarlo o indebolirlo.

C’è un chiarore che, in tanto buio, viene dallo speciale di Le Monde. Tareq Oubrou, rettore della Moschea di Bordeaux, nel ribadire dal suo punto di vista l’attualità di Gesù, scrive: «È confermato dal Profeta dell’Islam che “non sarà veramente credente che colui il quale ama per il suo prossimo ciò che ama per se stesso”». Parole che giudicano e condannano gli autori delle stragi e delle persecuzioni contro i cristiani e, nello stesso tempo, smentiscono chi vorrebbe far indossare all’Islam la maschera della violenza. Da tanta ferocia e da tanto odio contro coloro che seguono Gesù, presente anche nella storia di oggi, lo stesso Islam rimane ferito e umiliato. Tareq Oubrou mette davanti all’opinione pubblica il travaglio di un popolo di credenti, fa percepire una sofferenza interna di fronte al tradimento, da parte di terroristi e fanatici, di «un principio profetico universale antico» qual è «l’avere cura dell’altro». È il principio per cui «Gesù resta d’attualità», aggiunge il rettore della moschea di Bordeaux, confermando un riferimento irrinunciabile non solo per la sua religione. Eco, in una testimonianza di fede condivisa nella diversità, che «Gesù è nostro contemporaneo».

Questo è peraltro il titolo del convegno internazionale che si terrà a Roma dal 9 all’11 febbraio e al quale il Servizio Cei per il progetto culturale ha invitato intellettuali di diversi orientamenti. È un momento particolarmente atteso nell’auspicio che contribuisca a nutrire lo stupore d’incontrare l’attualità di Gesù anche nella lettura della cronaca quotidiana. Che aiuti a dire, come suggerisce Le Monde, che Gesù è “l’uomo dell’anno”. Un anno che, dopo averli attraversati, va oltre i dodici mesi.

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