I luoghi della responsabilità al centro del convegno nazionale dei settimanali cattolici in programma a Fabriano in vista di Family2012. Ne parla il presidente Francesco Zanotti

a cura di Vincenzo CORRADO

Francesco Zanotti

Si svolgerà a Fabriano (Ancona), dal 3 al 5 maggio, l’annuale convegno nazionale della Fisc, Federazione cui fanno capo 185 testate cattoliche locali. Il convegno si tiene nella città marchigiana per festeggiare i 100 anni del settimanale della diocesi di Fabriano-Matelica, L’Azione.

Questo appuntamento, dice il direttore della testata, Carlo Cammoranesi, «ha lo scopo di valorizzare la tradizione e la storia di una testata tra le più antiche in Italia e promuovere un territorio dalle mille risorse e dalla forte vocazione culturale». In attesa del VII Incontro mondiale delle famiglie (Milano, 30 maggio – 3 giugno), aggiunge Cammoranesi, «abbiamo pensato di dedicare l’incontro alla famiglia». Da qui il tema “La vera emergenza educativa: la famiglia… nel lavoro, nella scuola, nello sport”. Una scelta che sottolinea l’impegno dei giornali Fisc a favore della famiglia, come spiega il presidente della Federazione, Francesco Zanotti, approfondendo il tema del convegno.

Perché la famiglia rappresenta oggi “un’emergenza educativa”?
Perché è nella famiglia che si giocano le carte migliori e spesso queste importanti opportunità vengono buttate all’aria. La crisi dei giovani è lo specchio della crisi che sta attraversando l’attuale generazione di adulti e genitori. C’è un giovanilismo in atto che porta schiere infinite di quarantenni e cinquantenni a ricercare di nuovo se stessi, come se il tempo trascorso fosse stato gettato al vento. I sacrifici affrontati sono stati mal sopportati e vengono rivissuti come una mancanza. In questo senso, i genitori si ritrovano smarriti e questo loro smarrimento viene trasmesso ai figli, ai quali cercano di evitare, sbagliando, ogni tipo di difficoltà. Spesso siamo di fronte a molti adulti rimasti adolescenti. Adulti smarriti che coccolano i figli, ma non li educano.

È ancora possibile educare ed educarsi in famiglia?
Certamente, in uno scambio di arricchimento reciproco. Non si smette mai di educarsi. Ogni giorno è un’avventura nuova che ci cambia e ci fa crescere. Il confronto con i figli ci stimola a stare al passo con i tempi, ben saldi in ciò che vale. Non ci dobbiamo porre come amici dei nostri figli. Loro stessi non ce lo domandano. Dobbiamo porci, invece, come padri e madri autorevoli, testimoni entusiasti di un incontro che dà senso pieno ai nostri giorni.

Una recente indagine del Censis certifica che “il senso della famiglia” (indicato dal 65% degli intervistati) è tra i più importanti valori che oggi accomunano gli italiani. Nonostante ciò, a livello pubblico, cresce sempre più la disistima verso l’istituto familiare. Quali le cause?
La famiglia ha ancora una forte valenza: è un ancoraggio sicuro in cui ci si sente sempre accolti. Ciò non significa che non esistano difficoltà nelle famiglie, ma questo non giustifica il continuo martellamento massmediale contrario all’istituzione-famiglia cui assistiamo da decenni. Da una cultura a misura di famiglia siamo passati a un individualismo esasperato che fa del singolo il centro di ogni interesse. Non si racconta mai l’altra faccia della verità, cioè la delusione cui pervengono quanti si ritrovano soli e delusi dopo una vita spesa a ricercare solo se stessi.

In questo periodo vengono chiesti grandi sacrifici alle famiglie italiane per far fronte alla crisi…
La famiglia rappresenta il più grande ammortizzatore sociale. Nonostante venga bastonata in ogni direzione, resta un baluardo indispensabile, soprattutto in questo periodo di grave crisi economica. Eppure non viene sostenuta. Anzi, la famiglia viene spesso penalizzata. Basta pensare alla reintroduzione dei ticket sanitari che tengono conto del “reddito familiare lordo”, un parametro inesistente. È giunto il momento d’introdurre il reddito procapite, di cui si parla almeno da vent’anni. E di calcolare le tariffe per luce, acqua e gas sui componenti della famiglia. Non è giusto che un single paghi molto meno rispetto a chi ha figli”.

Investire sulla famiglia, quindi, potrebbe essere una via privilegiata per uscire dalla crisi…
La famiglia può costituire il primo ambito sul quale agire per uscire dalla crisi. Occorre puntare sulla natalità. Siamo un Paese vecchio, ripiegato su se stesso. Se non s’investe sulle future generazioni, non andremo da nessuna parte. Siamo tutti a difesa di privilegi accumulati negli anni, a cui nessuno vuole rinunciare, neppure in parte. Invece occorre investire sul futuro, cioè sui figli, quindi sulle famiglie. Francia e Germania da tempo hanno adottato solide politiche familiari e hanno ottenuto risultati confortanti. Da noi, una tara culturale che identifica la questione famiglia con una faccenda cattolica impedisce da decenni passi decisi in questo senso. Occorre uscire da questa logica perversa. Prima o poi la realtà ci farà comprendere che siamo sulla strada sbagliata. Ma forse sarà troppo tardi.

Quale contributo di pensiero dei settimanali cattolici a favore della famiglia?
Ogni settimana, e da decenni, i nostri giornali danno voce alla famiglia. E dico famiglia, al singolare, non a caso. E non aggiungo tradizionale. Esiste un solo tipo di famiglia, quella stabilita dalla Costituzione italiana. Famiglia spesso ignorata dai mass media, oppure amplificata solo in casi negativi. Noi raccontiamo le straordinarie storie di quella santità del quotidiano di cui è ricchissimo il territorio e di cui papa Giovanni Paolo II ci ha insegnato a cogliere i segni ovunque.

Dal 30 maggio al 3 giugno si terrà a Milano il VII Incontro mondiale delle famiglie. La Fisc come si sta preparando a questo evento?
La Fisc, attraverso i suoi giornali e in collaborazione con il Sir, ne sta parlando da tempo. Inoltre come Federazione abbiamo preparato e pensato il convegno di Fabriano, proprio in vista dell’appuntamento di Milano. Metteremo a fuoco il tema famiglia vissuto in diversi ambiti: lavoro, scuola, sport. In questo ci faremo aiutare da esperti del settore, perché siamo perfettamente consapevoli che non si finisce mai d’imparare.

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