Copercom: un progetto, un laboratorio, un servizio. Domenico Delle Foglie traccia un bilancio a conclusione del primo anno di presidenza

a cura di Riccardo BENOTTI

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«I media non sono mezzi, ma luoghi in cui si forma la mentalità, si esprimono i valori, si forgiano gli stili di vita. Pensare di usarli, piuttosto che viverli con accresciuta consapevolezza, soprattutto nei nostri anni dominati dal boom della Rete e dei social network, sarebbe un peccato imperdonabile per chi voglia salvaguardare il valore della Tradizione cristiana e operare il discernimento indispensabile per consentire all’antropologia cristiana di farsi largo in un mondo permeato dal relativismo pratico». È la riflessione di Domenico Delle Foglie, presidente del Copercom, che approfondisce il ruolo della comunicazione nella Chiesa e traccia un bilancio a conclusione del primo anno di presidenza del Coordinamento.

A distanza di quasi otto anni dal direttorio Cei Comunicazione e missione, dal quale il Copercom è per così dire “rinato”, e considerati gli sviluppi delle nuove tecnologie, quale attualità ha questo strumento di pensiero e di lavoro?
Il direttorio custodisce una pressante attualità. Basterebbe interrogarsi su quanto le nostre comunità ecclesiali, e con esse il laicato cattolico abbiano interiorizzato l’essenzialità della comunicazione per la trasmissione della Fede nel nuovo aeropago costituito dal sistema dei media, per rendersi conto che molto è stato fatto, ma moltissimo resta ancora da fare. A partire dal superamento, anche in casa cattolica, della dimensione strumentale della comunicazione. C’è poi da interrogarsi, sotto il profilo più strettamente pastorale, sul come promuovere, ulteriormente, la figura chiave dell’animatore della cultura e della comunicazione all’interno della vita di diocesi, parrocchie, comunità e associazioni.

Su quali contenuti e con quale metodo sta proponendo alle 29 associazioni aderenti al Copercom di lavorare insieme nel servizio culturale-educativo che le accomuna, nella diversità degli ambiti in cui esse operano?
Per il triennio 2011-2013 abbiamo deciso di farci carico della missione generale della Chiesa italiana, che si è espressa nel Piano pastorale decennale (2010-2020) “Educare alla vita buona del Vangelo”. Abbiamo pensato che, in base alle nostre specifiche competenze di comunicatori, dovessimo indirizzare il nostro servizio verso il “comunicare la vita buona”. Impresa non scontata, ma culturalmente affascinante. Abbiamo messo in campo iniziative di formazione e discernimento oltre che una serie di azioni, a partire da prodotti multimediali che quest’anno troveranno piena visibilità e fruizione.

Una scelta del Copercom è il laboratorio on line per l’animatore della cultura e della comunicazione che è una figura ben disegnata nel direttorio. Questo laboratorio è attivo da alcuni anni e si rivolge al territorio (parrocchie, diocesi, scuole, associazioni): quale risposte state ricevendo e come pensate di ampliare la partecipazione?
Il Laboratorio è una delle nostre iniziative più importanti sotto il profilo formativo. La formula con il collegamento via Internet a uno studio nel quale il nostro vicepresidente Paolo Bustaffa interloquisce con uno o più ospiti, è oggettivamente uno strumento leggero, ma assolutamente efficace, pur nella sua sobrietà. Onestamente dobbiamo riconoscere che i contatti non sono particolarmente numerosi, certo non quanti ne vorremmo. Consentitemi, però, una battuta: è difficile competere con una partita di Champions League o con il Grande Fratello... Ma è la motivazione forte che ci deve spingere a collegarci. Più volte ho detto che il Laboratorio può diventare uno strumento per costruire una “comunità di comunicatori” che imparino, a distanza e via web, a condividere una grammatica comunicativa e soprattutto a pensare insieme. Quest’anno, il modulo primaverile sarà dedicato al tema del rapporto, delicatissimo, fra “media e minori”. Già abbiamo registrato la disponibilità del Weca (l’Associazione dei webmaster cattolici) a inserire il Laboratorio nel loro itinerario formativo. Molte adesioni, non lo nascondiamo, le aspettiamo dalla spinta che vorranno darci i settimanali diocesani. Ma per nostro conto, effettueremo una sorta di promozione porta a porta, via Internet. Speriamo che i numeri dei contatti salgano, così da rendere più promettente il futuro.

La Fisc, la Federazione italiana dei settimanali cattolici, è tra le 29 sigle del Copercom: quale ruolo possono avere questi settimanali radicati nel territorio nell’esperienza generale del Coordinamento e in quella specifica del laboratorio cultura e comunicazione?
La Fisc, con la sua vocazione territoriale e di servizio, può avere un ruolo decisivo nel coltivare una cultura della rete. Il Copercom è una struttura leggera, e tale deve rimanere. Ma leggerezza non vuol dire irrilevanza, anzi… La cultura delle rete significa farsi carico di una capacità superiore di comprensione delle ragioni e dei ruoli di ciascuno e di tutti. È un’attitudine all’accoglienza dell’altro e al rispetto delle sue specificità, ma anche una piccola e significativa esperienza di cessione di autorità che può risultare essenziale in alcune circostanze della vita pubblica e della comunicazione pubblica. In poche occasioni il Copercom può parlare con una sola voce a nome di tutti, ma in quelle circostanze, vedi il recente caso Sanremo-Celentano, deve saper interpretare valori, sentimenti, identità, storie e profili diversi. Che questa voce possa essere amplificata dalla straordinaria rete comunicativa territoriale costituita dai settimanali aderenti alla Fisc è per noi un grandissimo dono.

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