Dal presidente della Cei uno sguardo sulla crisi del settore e della professione giornalistica e un forte incoraggiamento. Tre gli impegni consegnati: «Fare spazio ai giovani e alla loro preparazione professionale; curare la formazione di tutti, sia a livello culturale e professionale che a livello spirituale; sviluppare un rapporto più organico tra Fisc e Ucsi»

di Vincenzo CORRADO

Il cardinale Angelo Bagnasco

Memoria e futuro. Corre lungo questi due binari la storia dei 187 settimanali cattolici, riuniti nella Fisc, la Federazione che li rappresenta. La memoria: rimanda ai “padri fondatori”, alle origini di una professione, quella giornalistica, oggi fortemente in crisi, agli obiettivi con cui venne pensata la stessa Federazione, nel solco del Concilio Vaticano II: «Fare opinione pubblica nel Paese e nella Chiesa e far circolare idee ed esperienze tra i settimanali». Il futuro: parla delle difficoltà del momento presente, ma anche della sfida delle nuove tecnologie. Memoria e futuro: i due binari guidano ogni appuntamento della Fisc. Ne dà testimonianza la XVII assemblea nazionale elettiva, aperta il 28 novembre a Roma, sul tema “L’altra faccia della luna. L’etica del giornalista tra carta e web”. È un appuntamento triennale volto a costituire il nuovo Consiglio nazionale, che eleggerà poi la presidenza del prossimo triennio. Memoria e futuro, per comprendere un’esperienza ecclesiale unica nel suo genere.

La crisi della professione giornalistica

A sottolineare questa unicità è stato il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, che ha tenuto la prolusione con cui si sono aperti i lavori dell’assemblea. Il Cardinale ha analizzato diffusamente la crisi, «non certo in primis economica», vissuta dal settore dell’informazione, invitando a «cogliere l’opportunità di cambiamento, orientandolo verso una crescita di senso». Nello specifico, ha sottolineato l’Arcivescovo, «un certo affanno della professione giornalistica è evidente in molte sue derive»: «Uso strumentale e destabilizzante di notizie non verificate»; «uso voyeuristico e acritico del diritto di cronaca»; violazione della privacy; «generalizzazioni indebite». Senza dimenticare il ricorso agli slogan e «la presenza di proprietà editoriali invadenti e comunque molto più versate alla tutela dei propri interessi che alla qualità dell’informazione». C’è, insomma, una crisi di credibilità del giornalismo. Da qui l’importanza di «una seria valutazione del proprio operato». Un impegno, questo, cui «il giornalismo cattolico non può esimersi». Coscienti che «se saprete dire una parola di senso, di comprensione, di ascolto e di consolazione davanti alla vita e alle sue vicende liete e tristi, saprete ritrovare la più nobile missione del giornalismo».

Due tratti irrinunciabili e tre scelte

Due, ha proseguito il Cardinale, sono «i tratti irrinunciabili» della professione giornalistica che «la crisi, prima di tutto deontologica, ci sollecita a riscoprire»: «Il servizio alla verità e il servizio al pubblico, nella gestione attenta di quel bene comune fondamentale che è oggi, nella società complessa, l’informazione». Il giornalista, ha spiegato Bagnasco, «non è un demiurgo, un deus ex machina, ma un mediatore, un traduttore, un facilitatore. Il giornalista cattolico, poi, ha una freccia in più all’arco della sua capacità di mediazione: la libertà. In altre parole, l’essere “nel mondo, ma non del mondo” consente al giornalista cattolico una originale prospettiva capace di coniugare la responsabilità e l’impegno appassionato insieme alla libertà dagli interessi di parte». Ed è questa anche una chiave di lettura con cui affrontare «l’evoluzione digitale» da «abitare e rendere abitabile con lo sguardo originale» della fede. Tre, infine, gli impegni consegnati dal Cardinale all’assemblea Fisc per i prossimi anni: «Fare spazio ai giovani e alla loro preparazione professionale; curare la formazione di tutti, sia a livello culturale e professionale che a livello spirituale; sviluppare un rapporto più organico tra Fisc e Ucsi (Unione cattolica stampa italiana)» per «far emergere una presenza di qualità» nel Paese.

I lettori e il territorio

Sfide e compiti accolti con entusiasmo dai direttori dei settimanali cattolici. Nelle parole del presidente della Federazione, Francesco Zanotti, il tratto distintivo di questi giornali: «Per noi i lettori sono persone che pensiamo una a una. Noi scriviamo per loro, per favorire quell’Incontro (con la I maiuscola) che può essere decisivo. Basta sfogliare i nostri giornali per rendersi conto che non sono disincarnati. Il giornale si fa compagno di viaggio, si rende vicino a chi soffre, a chi domanda aiuto. È il nostro ruolo, ieri come oggi, nonostante gli scenari siano molto mutati. Non è mutato il bisogno di senso, che alberga nel cuore di ogni uomo». Ecco, dunque, la memoria e il futuro: 187 giornali, 900 mila copie settimanali, oltre 100 siti, 500 dipendenti, oltre 200 giornalisti e migliaia di collaboratori. I problemi legati al Fondo editoria, alle tariffe postali e ai contratti di lavoro. I nuovi progetti legati al web, tra cui la costituzione di un grande network digitale con il Sir. Questa è la storia della Fisc… Una storia che ha sempre guardato al “territorio”, inteso come «l’umano e non come un semplice confine geografico». Una storia che continua a correre lungo i binari della memoria e del futuro.

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