Parla il padre gesuita membro della Pontificia Commissione per la tutela dei minori. «I chierici fino ad oggi non avevano l’obbligo religioso di denunciare. Adesso c’è con questa legge»

di M. Chiara BIAGIONI

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«Questa nuova legge è il passo più importante degli ultimi anni». Padre Hans Zollner, membro della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, va diretto sulla importanza del Motu Proprio “Vos estis lux mundi”, emanato da papa Francesco come uno dei frutti del summit vaticano di febbraio su “La protezione dei minori della Chiesa”. E spiega: «Perché mette in evidenza l’obbligo di denuncia in caso di sospetto di abuso e anche di negligenza nel trattamento dei casi da parte dei superiori, siano vescovi o religiosi. Mette in evidenza la necessità di essere coerenti anche nel trattamento delle persone, a prescindere da chi siano stati i denuncianti. C’è anche quindi una protezione dei denuncianti. Poi c’è il coinvolgimento dei laici a seconda delle possibilità e delle situazioni. Dà quindi un fortissimo segnale che la Chiesa è impegnata e il Papa vuole che la Chiesa agisca con determinazione e coerenza nella difesa dei più vulnerabili e che sia chiaro a tutti che chi commette un crimine sia punito in modo corrispondente».

Perché un Motu proprio e perché adesso?

Il motivo è semplicemente quello di rendere legge alcune cose importanti per la vita delle Chiese locali e per la Chiesa universale che finora erano nella discrezione delle Conferenze episcopali, riguardo alla stesura delle linee guida. Adesso questo è diventato legge, in alcune parti: ad esempio la questione della accoglienza delle vittime; la questione della denuncia, la questione del coinvolgimento dei laici in questi processi e la questione della necessità di agire anche in caso di vescovi negligenti.

Cosa intende per legge?

Intendo che è una legge per la Chiesa. Dal primo di giugno è obbligo di tutti eseguirla, e saranno sanzionati coloro che non la seguono.

Novità finalizzate a cosa?

Ad una Chiesa per cui conta affrontare anche le cose più difficili e criminali che purtroppo accadono al suo interno come lo è l’abuso sui minori e sulle persone adulte vulnerabili. Si punta alla creazione di un clima di apertura, di coerenza, e di trasparenza.

Questa intenzione era già stata ribadita più volte e affermata a febbraio all’incontro dei presidenti delle Conferenze episcopali sulla protezione dei minori. Il fatto che queste indicazioni diventano ora legge indica la volontà di papa Francesco di prendere in mano le redini di questo problema? Perché ci sono nel mondo Conferenze episcopali virtuose ma altre invece che continuano ad affermare di non avere questo problema.

Questo è molto evidente. È chiaro. Il punto è che noi ci rendiamo conto che la situazione nella Chiesa universale è molto diversa. Adesso è stata introdotta una cosa che non esisteva in nessuna parte della Chiesa nel mondo. Perché in nessuna parte i chierici fino ad oggi avevano l’obbligo religioso di denunciare. Adesso c’è con questa legge. Si tratta di un passo veramente molto importante.

Si sta pensando anche d’istituire magari nel tempo un ufficio unico nella Santa Sede per il prosieguo della pratica?

No. La questione è che nella Chiesa cattolica esistono molte ramificazioni. Per i vescovi latini, interverrà la Congregazione dei vescovi. Per i vescovi di rito orientale, sarà la Congregazione per le Chiese orientali. Per i vescovi di Africa e Asia, la Propaganda Fide. Per i religiosi sarà la Congregazione per la vita consacrata, e così via. A seconda dell’appartenenza, sanziona la Congregazione pertinente, dopo che un metropolita ha condotto – come si legge appunto nel Motu Proprio – una investigazione sul caso.

Se si è arrivati ad un Motu Proprio che diventa legge in tutto il mondo, significa che la situazione è grave. Quanto hanno pesato in questa decisione il coraggio e la determinazione delle vittime a bussare alla porta della Chiesa e di Papa Francesco in questi anni?

Certamente le vittime e i media hanno giocato un ruolo importante. E tutto questo è confluito nell’incontro di febbraio scorso in Vaticano con tutti i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo e lì non solo erano presenti le vittime ma c’è stata anche la volontà espressa di misure concrete. Il Papa, con questo Motu Proprio, ha chiaramente stabilito misure concrete. Sempre nell’ambito di quell’incontro, si era detto che non dobbiamo guardare solo ad un approccio pastorale, spirituale, eccetera ma anche a delle conseguenze chiare dal punto di vista giuridico e di struttura della Chiesa. In questo Motu Proprio, siamo nel cuore della volontà del Papa di prendere in mano molto seriamente questo impegno.

Insomma da oggi in poi non può più valere il discorso di Conferenze episcopali virtuose e altre invece no. Regole uguali per tutti in tutto il mondo?

No. L’atteggiamento deve essere lo stesso ma non possono esserci le stesse misure, perché il mondo della Chiesa è molto diverso, da un Paese all’altro e da un continente all’altro. Le Conferenze episcopali e anche le Diocesi adesso sono obbligate a guardare alle loro condizioni per mettere in atto il senso della legge.

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