A margine della prima sessione di lavoro a Villa Sacro Cuore parlano alcuni dei componenti recentemente entrati nell'organismo di partecipazione

di Alberto MANZONI

Raimond Bahati

Villa Sacro Cuore di Triuggio, tarda mattinata di domenica 29 novembre: siamo alla conclusione dei lavori della prima sessione del IX mandato del Consiglio pastorale diocesano e proviamo ad ascoltare qualche voce dei “volti nuovi” di questo organismo ecclesiale, da poco rinnovato tramite le indicazioni di Decanati, associazioni e categorie e le nomine vescovili.

In apertura il cardinale Angelo Scola e la segretaria del Consiglio Valentina Soncini avevano fatto notare che i consiglieri alla prima esperienza sono la netta maggioranza, circa un centinaio su 140. Parecchi di loro sono intervenuti durante i lavori assembleari e hanno comunicato l’emozione, la gioia e la consapevolezza che segnano l’inizio di questo impegno. Fuori dall’aula dell’assemblea proviamo ad interpellare qualcuno di loro, per sapere perché abbiano accettato l’incarico e come abbiano vissuto i primi due giorni di lavoro.

Cerchiamo i più giovani, come Maria Giovanna Delfante, 20 anni, nubile, danzatrice dopo il diploma in danza contemporanea conseguito “in parallelo” con la maturità classica; appartiene alla parrocchia Sant’Enrico in San Donato Milanese (Zona VI) ed è presente a nome del movimento dei Focolari. La sua responsabile ha voluto puntare su una giovane per rappresentarli in seno al consiglio diocesano e lei ha volentieri accettato. «È un’avventura, un’esperienza in cui ho deciso di lanciarmi dopo che mi hanno fatto la proposta di rappresentare il nostro movimento – spiega –. L’ho fatto con spirito positivo e con la voglia di essere attivi, concretamente. La prima impressione è stata del tutto positiva, sono abituata a frequentare gruppi in cui ci sono persone di tutte le età e quindi mi sono trovata bene».

La Diocesi è molto vasta e c’è chi viene da lontano. Poi c’è qualcuno che viene… doppiamente da lontano: è Raimond Bahati, 35 anni, celibe, residente a Pasturo (Decanato di Primaluna, Zona pastorale III e provincia di Lecco), originario della Repubblica democratica del Congo; è membro di nomina arcivescovile nella “quota giovani”, laureato in Psicologia, lavora al Coe (Centro orientamento educativo) di Barzio. «Considero questa esperienza un dono che la Chiesa di Milano mi ha fatto per rendermi partecipe del percorso pastorale della diocesi – dice -. Non è tanto un privilegio, quanto un’emozione, una responsabilità e un’occasione per essere una voce e uno “strumento di decodifica” dei giovani, in modo da poter portare la loro voce al Consiglio pastorale. È naturalmente pure un momento di arricchimento personale, come giovane che sta in mezzo ad adulti con maggiore esperienza».

E con una maggiore esperienza complessiva, ma sempre al primo mandato nel Consiglio pastorale diocesano, è Gianni Colombo, 53 anni, sposato con due figli; proveniente da Origgio (Decanato di Saronno, Zona pastorale IV e provincia di Varese), eletto dal Decanato, svolge la professione di medico. Fra tutti appare naturalmente quello meno emozionato, ma certo non poco curioso e interessato alla nuova esperienza: «Vedo questo nuovo impegno come importante momento di crescita personale, nell’ottica del servizio, in particolare di realizzare la dimensione di Chiesa nel collegamento fra Decanato (che ringrazio per la fiducia accordatami) e Diocesi. È un servizio che si aggiunge agli impegni già assunti in parrocchia: catechesi dei preadolescenti, gruppo famiglie e così via».

Infine, un’altra giovane: Giulia Santagata, 26 anni, nubile, di Segrate – parrocchia Santo Stefano dove è educatrice degli adolescenti -; laureata in Psicologia, lavora nelle scuole come insegnante di sostegno, è rappresentante dei giovani per la Zona VII. Dice in tono pacato, ma sicuro: «Ho accettato con gioia la proposta fattami dai miei sacerdoti, su richiesta del vicario episcopale. La ritengo un’occasione per essere presente e, come ci ha ricordato oggi l’Arcivescovo, sentirsi corresponsabili. Voglio farlo con spirito umile, semplice, ma anche con consapevolezza dell’impegno che mi è richiesto. L’impressione che ho avuto oggi è stata quella di un respiro ampio, bello, profondo, di Chiesa, mosso da tanti cuori e tante teste che hanno voglia di fare, di ragionare, di misurarsi col reale, sapendo che abbiamo accanto a noi Gesù Cristo. E questo penso che sia la cosa più importante per mettere in dialogo e in discussione tutti in una Chiesa che cammina».

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