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Redazione

Domenica 13 novembre 2005 l’ex ufficiale francese, che consacrò la propria vita all’Eucaristia e ai poveri nel deserto algerino, verrà beatificato. La sua spiritualità attrae e affascina. Cerchiamo di capire perché, ripercorrendo il suo cammino spirituale con l’aiuto di mons. Renato Corti, sacerdote ambrosiano, educatore nei seminari e vicario generale della Diocesi di Milano, oggi Vescovo di Novara.

di Renato Corti
Vescovo di Novara

In questi anni, Charles de Foucauld mi ha fatto molta compagnia. Non gliene sarò mai abbastanza grato. La mediazione concreta di quell’incontro è stato soprattutto René Voillaume, fondatore della famiglia dei "Piccoli fratelli di Gesù": mi ha nutrito di cibo robusto, mi ha aiutato a guardare a me stesso e alla mia esperienza religiosa senza infingimenti e con verità. Sono quarant’anni che usufruisco di questa compagnia.

Devo dire di più: Charles de Foucauld è diventato, e in maniera non secondaria, un educatore dei futuri preti del Seminario di Milano. Mi riferisco all’anno propedeutico alla Teologia e al primo anno di teologia. A quei tempi (1969-1980) svolgevo il compito di padre spirituale di circa un centinaio di aspiranti al Sacerdozio. Senza forzature, un testo come quello di Voillaume, "Au coeur des masses" ("Come loro"), è diventato strumento di lavoro spirituale quotidiano degli alunni, nella scia dei classici che avevano molto influito sulla impostazione del cammino formativo quando io stesso ero alunno del Seminario (penso, per esempio, a "L’anima dell’apostolato" di Chautard e a "Cristo ideale del monaco", "Cristo ideale del prete" di Columba Marmion).

In quegli anni, che erano anche quelli del post-Concilio e anche quelli della contestazione, la proposta spirituale che emergeva, attraverso Voillaume, dalla grazia di Charles de Foucauld risultava capace di dare solide fondamenta a una esperienza di fede, capace di reggere anche le tempeste, poggiando la casa della vita di quei giovani sulla roccia e non sulla sabbia.

L’aspetto paradossale di questo inserimento di Charles de Foucauld tra gli educatori del Seminario è stato che, pur nella consapevolezza delle differenze specifiche della sua vocazione rispetto a quella di chi si orienta a diventare prete diocesano, venivano affermate e illuminate, attraverso di lui, non secondarie minuzie o addirittura indebite aggiunte, ma la profondità e la verità che andava assicurata ad un autentico cammino verso il servizio ministeriale tipico del prete.

Posso aggiungere che, in questi ultimi vent’anni, molti dei miei incontri con i Sacerdoti, specialmente negli Esercizi Spirituali e nei Ritiri, hanno trovato nelle lettere di Voillaume alle sue comunità, stimoli a una lettura coraggiosa dell’esistenza delle persone consacrate, in particolare dei Sacerdoti, anche quando immersa nella prova (penso, per esempio, alle brevi e luminose pagine su “la seconda chiamata”).

Ma vengo al tema che mi ero prefissato: "La sapienza scritta nella profezia di Charles de Foucauld: una benedizione per i tempi forti della nuova evangelizzazione che ci attende", che condenso in due tipi di annotazioni. Il primo di tipo esperienziale, riconducibile a un viaggio che ho compiuto, sulle tracce di Charles de Foucauld, nel deserto del Sahara nel 1986, anno centenario della sua conversione cristiana. Il secondo, legato alla responsabilità ecclesiale che, nel mio piccolo, come Vescovo porto: che cosa hanno da dire oggi, nella Chiesa italiana (e anche a livelli più ampi), gli accenti di Charles de Foucauld?

Parte prima
PICCOLE NOTE DI UN DIARIO DI VIAGGIO
NEL DESERTO ALGERINO

Parte seconda
UN DONO GRANDE PER IL FUTURO DELLA CHIESA

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