L’Arcivescovo ha presieduto la Messa per l’Ente Nazionale Sordi presso la parrocchia Sant’Antonio Maria Zaccaria dove, già da due anni, una delle celebrazioni domenicali è tradotta nella Lingua dei segni

di Annamaria Braccini

MESSA SORDI_AESP

Avere stima di noi – anche quando si affacciano domande deprimenti e risposte sbagliate – perché siamo figli di Dio, da lui amati e, quindi, capaci di amare.

È questo il messaggio che l’Arcivescovo lascia ai molti fedeli, per la grande maggioranza – oltre un centinaio -, non udenti e ipoudenti, che partecipano, presso la parrocchia Sant’Antonio Maria Zaccaria, alla celebrazione per l’Ens (Ente Nazionale Sordi), presieduta appunto dal vescovo Mario e concelebrata dal parroco, don Davide Milanesi, da don Gregorio Valerio, suo predecessore e da don Mauro Santoro, responsabile della Consulta diocesana “Comunità cristiana e disabilità”.

Una scelta precisa, quella di celebrare alla “SAMZ” dove già 3 anni fa l’Arcivescovo avrebbe dovuto dare avvio all’interpretariato delle Messe in LIS e dove, comunque, dal 2019, la celebrazione delle ore 10.00 – «un grande dono per la nostra comunità», sottolinea don Milanesi -, è tradotta nella Lingua dei segni.

A ricordarlo è don Santoro, coordinatore per queste iniziative, nel suo saluto iniziale. «Vogliamo insieme celebrare questa giornata rimandata di qualche anno a causa della pandemia, ma che l’Arcivescovo ha voluto, anche come segno della sua attenzione per tutte le persone sorde e fragili, specie in questo momento».

Insomma, una celebrazione con un significato molto particolare, presenti i vertici dell’Ens e autorità, che segna anche una sorta di “partenza” per simili iniziative con la prevista individuazione di altre parrocchie (finora 2, una a nord e l’altra in centro città) in cui verrà proposta la Messa interpretata con Lis.

Da quelle che definisce «le domande deprimenti», prende inizio la riflessione dell’Arcivescovo.

L’omelia dell’Arcivescovo

«C’è per tutti un momento della vita in cui si affacciano le domande deprimenti. Uno si guarda allo specchio e non si piace; ascolta quello che gli altri dicono e rimane ferito; uno si confronta con un percorso di studio o di lavoro e trova difficoltà che non aveva previsto; uno spera di incontrare una donna o una donna spera di incontrare un uomo con cui scrivere una storia d’amore e non trova».

Tutte domande che, magari, trovano risposte sbagliate: quelle dello scoraggiamento o quelle del risentimento con se stessi, con gli altri che «non capiscono» e con Dio che non ci ha fatto come avremmo voluto.

Quel Signore ai cui occhi, però, «ogni persona è preziosa perché il Padre guarda a ciascuno non per quello che sa fare, non per l’apparenza che può esibire, non per la stima di cui gode, non per i risultati che ha conseguito».

«Ogni persona è preziosa per il Padre, perché è figlio, figlia e «anche quando i figli sono peccatori, ribelli e sono arrabbiati con lui, il Padre li ama».

Per questo, «possiamo avere stima di noi stessi, perché il nostro valore è il rapporto con Dio: valore e stima che nessuna sconfitta può diminuire, che nessun limite può incrinare, che nessuna vicenda della vita può cancellare».

Anche perché «chi vive come figlio abita la terra come terra promessa e vive il tempo come propizio. I figli di Dio abitano la terra non per cercare riconoscimenti, ma per una missione: renderla terra di pace e di giustizia. Chi ha stima di sé sente la responsabilità di vivere la vita come una missione e sa di essere all’altezza della vita perché è alleato con Dio».

Infatti, «la vita è vocazione, non carriera, non sistemazione. In ogni momento si può nascere di nuovo, si può vivere secondo l’imprevedibile fantasia dello Spirito che soffia dove vuole, in ogni momento e situazione si può decidere di amare. Siamo autorizzati ad avere stima di noi stessi, perché siamo preziosi per Dio, amati da lui, chiamati ad essere partecipi della sua vita. ​Siamo autorizzati ad avere stima di noi stessi perché siamo capaci di amare come Gesù».

Al termine della celebrazione, il presidente regionale Ens, Renzo Corti, prende la parola e – ricordando la Settimana Internazionale del Sordo che si concluderà con la Giornata Mondiale, il 28 settembre – osserva: «Questa è una giornata molto importante per noi, un’occasione straordinaria». Parole condivise dal neo presidente della Sezione provinciale di Milano dell’Ente, Salvatore Triolo e dall’assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari Opportunità della Regione Lombardia, Alessandra Locatelli.

E, prima di salutare sul sagrato, a uno a uno, i fedeli, l’Arcivescovo conclude: «Vogliamo avere sempre attenzioni pastorali per tutti, vogliamo che a Milano vi siano altri luoghi per favorire la partecipazione di non udenti e ipoudenti».

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