A una quarantina di sacerdoti riuniti in Curia per l’immissione nell’ufficio di parroco e l’avvio di una Comunità pastorale, l’Arcivescovo ha richiamato il significato di «essere presi a servizio» per svolgere un triplice compito: «Educare alla preghiera, insegnare e guidare la comunità»

di Annamaria BRACCINI

Scola_parroci_settembre 2013

«Siate consapevoli di essere presi a servizio per una missione da vivere ogni giorno nella comunione». Con queste parole il cardinale Scola definisce il “carattere” del ministero pastorale che stanno per affrontare. Ad ascoltare le sue parole nella Cappella arcivescovile sono una quarantina di sacerdoti riuniti in occasione della Celebrazione della Parola per l’immissione nell’ufficio di parroco e l’avvio ufficiale di una Comunità pastorale.

Dopo aver espresso la sua gratitudine personale «per la vostra disponibilità, considerando che il cambiamento implica sempre una sorta di sacrificio», il Cardinale riflette proprio su questo elemento: «Agostino parlava di una ginnastica del desiderio… Ebbene, il sacrificio è il presupposto di tale “ginnastica”». È comunque necessario, continua, «situare tutto questo in un cammino di conversione che è condizione indispensabile dell’azione pastorale. Se così non fosse, ogni cosa si ridurrebbe a un puro “fare” che non lascia traccia, che non dura».

Richiama, poi, il Cardinale, il Salmo 139 letto poco prima: «Vorrei che in questi giorni la parola di questo Salmo vi risuonasse nel cuore come il movente e il precedente assoluto della vostra opera nella situazione che vi troverete ad affrontare. Ognuno di noi, con il suo bagaglio esistenziale, deve arrivare allo stadio ove ogni evento è posto nella logica della vocazione e di un Dio Trinità che ci ama sempre e comunque».

Il pensiero va anche alla Lettura dal Libro di Geremia – “Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto […], ti ho stabilito profeta tra le nazioni” -, che «pone il nesso intrinseco e stretto tra la vocazione e la missione, a dire che è proprio la “missione” che profila la persona». Da qui un secondo tema, quello del servizio, o meglio, come preferisce dire l’Arcivescovo con l’espressione di Hans Urs Von Balthasar, dell’«essere presi a servizio» perché – spiega – soprattutto in questa fase postmoderna anche il servizio può essere strumentalizzato in una logica narcisistica, mentre l’espressione «essere presi a servizio» implica mettere in primo piano l’essere mandati dal Padre.

«Noi siamo dei “mandati” ad accogliere una missio canonica, che non è data una volta per tutte, ma sigilla ogni atto della vita. Una delle più grandi difficoltà del nostro clero è la fragilità della comunione presbiterale. Ciò dipende proprio dalla difficoltà di comprendere che si è “presi a servizio” per una missione, con il suo carattere permanente di comunione e di appartenenza al Signore all’interno della comunità cristiana». Ed è appunto questo “essere presi a servizio” per essere pastore e padre, che implica un triplice compito «Educare alla preghiera, insegnare e guidare la comunità». Se la grande tradizione dei parroci ambrosiani ha sempre saputo tenere uniti questi tre aspetti, oggi, nella società complessa del Terzo millennio, occorre più che mai ribadire l’«atteggiamento di grande carità verso tutti, senza paura di annunciare con chiarezza il Signore, secondo il magistero della Chiesa».

Infine, il riferimento alla Lettera pastorale Il campo è il mondo: «Una proposta emersa, già nei mesi scorsi, all’interno del Consiglio Episcopale e che ha trovato conferma con l’insegnamento di Papa Francesco e il suo invito ad andare verso le periferie dell’umano, non chiudendosi come Chiesa». «Dobbiamo aiutare tutte le nostre comunità a non essere autoreferenziali, ma così affascinate da Cristo da poterlo annunciare in ogni ambiente e condizione. Una Lettera per tutti, perché come credenti ritroviamo tutta la bellezza della fede, come centro vitale di umanità, soprattutto per le Chiese europee così affaticate nella fase attuale, per la quale ancora si fatica a trovare strumenti interpretativi che abbiano un fondamento solido e siano fonte di speranza. Il rapporto con Cristo è appunto questa speranza da comunicare a tutti i nostri fedeli, nella grande metropoli, utilizzando una “grammatica comune”, di pluriformità nell’unità. Un altro modo per dire “comunione”».

Prima di un saluto informale, le “promesse” dei presenti per la nuova destinazione pastorale e un dono dell’Arcivescovo: le memorie legate al cardinale Colombo, «segno di una continuità pastorale», che è ricchezza e insegnamento per l’intera Chiesa ambrosiana.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi