A Barzanò serata di approfondimento sulla bellezza della differenza sessuale e della comunione matrimoniale promossa dall’Ac decanale di Missaglia con don Franco Manzi, che anticipa alcuni contenuti

di Marta VALAGUSSA

Don Franco Manzi

In occasione della Festa della Famiglia, l’Azione Cattolica del Decanato di Missaglia ha organizzato per venerdì 23 gennaio una serata di approfondimento sulla bellezza della differenza sessuale e della comunione matrimoniale. A guidare la riflessione presso il Centro Paolo VI di Barzanò (Lc) sarà don Franco Manzi, docente di Ebraico e di Sacra scrittura presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale di Milano. Non si parlerà di crisi economica, convivenze o teoria del gender. Queste discussioni sono lasciate a chi di dovere. Questa sarà piuttosto un’occasione per comprendere il senso della famiglia alla luce della Parola di Dio. A don Manzi chiediamo qualche anticipazione.

Come nasce l’idea di coppia nel libro della Genesi?
Nella Genesi, e in particolare nel suo canto d’amore per Eva, Adamo dichiara: «La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tratta». Nell’originale ebraico si trova un gioco di parole tra ’îsh («uomo») e ’ishshâ («donna»). Solo quando l’uomo dà il nome a Eva riconosce la propria identità: «Il mio rapporto d’amore con lei mi definisce come uomo, mi permette di comprendere chi sono». Emerge qui l’omogeneità dei due esseri, che hanno lo stesso “nome”, cioè la stessa dignità. D’altro canto, è evocata la loro insuperabile diversità: un conto è ’îsh – «uomo»; un altro, è ’ishshâ – «donna». L’identità sessuale è diversa. Ma la bellezza delle due creature sta proprio nella loro diversa identità di pari dignità, che, nell’amore, si farà piena reciprocità. Perciò per realizzarsi ed essere felici, i due, fatti l’uno per l’altro, dovranno completarsi a vicenda e diventare «una sola carne».

Qual è la caratteristica essenziale del matrimonio cristiano?
Come nell’eucaristia il protagonista è il Risorto, che, attraverso i gesti e le parole del sacerdote, permette ai fedeli di entrare in comunione con lui. Così avviene nella celebrazione del matrimonio: tramite i gesti e le parole degli sposi, ministri del sacramento, Cristo conforma il loro amore al suo, donando lo Spirito. Che continuerà ogni giorno a versare l’agápē di Cristo nel cuore dei coniugi. Quindi arrendendosi a questa attrazione “spirituale” del Risorto, gli sposi saranno aiutati da lui ad osservare il suo «comandamento nuovo».

Vivere l’amore da famiglia cristiana porta alla felicità?
Chi conosce Cristo non può che rispondere di sì. Il fine unico del suo insegnamento sul matrimonio è la felicità degli sposi, nell’aldiquà e nell’aldilà. Amare come ha amato Gesù significa vivere come ci ha proposto Dio stesso. E Dio solo sa quale sia la nostra via alla felicità: ci ha messo al mondo lui!

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