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Redazione

Testimonianza di Stefano Lampertico

Cristiani nelle istituzioni per ridare voce ai valori ideali che stanno nella carta costituzionale, per rimettere al centro delle azioni e delle decisioni la persona, per aiutare a riscoprire i luoghi e la passione per la politica. Cristiani in politica, oggi, per garantire il pluralismo delle culture, l’unità nelle diversità. E, infine, cristiani in politica per garantire a tutti la partecipazione all’attesa democratica, perché insieme si possa concorrere ai processi e alle decisioni.

Cristiani in politica mossi dalla passione per l’uomo e per la sua città. È allora la polis che coincide con gli interessi locali, con la paziente attenzione ai problemi del cittadino comune, con le lotte quotidiane per i diritti di cittadinanza e per una piena funzionalità dello Stato sociale. E’ un mestiere difficile, non c’è dubbio, ma davvero appagante sul piano umano. Difficile perché richiede la coscienza dell’autonomia della politica e il riconoscimento della sua laicità.

Fare politica da cristiani, insomma, per mettere in pratica l’insegnamento di don Tonino Bello: «Il cristiano che fa politica deve avere non solo la compassione delle mani e del cuore, ma anche la compassione del cervello. Analizza in profondità le situazioni di malessere. Apporta rimedi sostanziali sottratti alla fosforescenza del precariato. Non fa delle sofferenze della gente l’occasione per gestire i bisogni a scopo di potere. Paga di persona il prezzo di una solidarietà che diventa passione per l’uomo».

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