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Redazione

La Visita ad limina è un atto che le Chiese locali sono chiamate a compiere periodicamente; un atto che vuole esprimere il profondo rapporto di comunione, nella fede e nella carità, che esiste tra le nostre Chiese e la Cattedra di Pietro; un atto che manifesta la realtà viva della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica e l’unità del collegio dei Vescovi nella persona del Papa.

di Emilio Pastormerlo

«Affinché venga promossa un’azione pastorale comune da parte di diverse diocesi vicine secondo le circostanze di persone e di luoghi, e affinché vengano favoriti in modo più adeguato i mutui rapporti dei Vescovi diocesani, le Chiese particolari più vicine siano riunite in province ecclesiatiche, delimitate da un territorio determinato». Così recita il primo paragrafo del canone 431 del Codice di Diritto Canonico, quando sintetizza il significato giuridico e pastorale della Provincia Ecclesiatica.

Ancora il Codice di Diritto Canonico, più avanti, e precisamente al Can. 447, parla di Conferenze Episcopali, definite «Assemblee dei Vescovi di una nazione o di un territorio determinato, i quali esercitano congiuntamente alcune funzioni pastorali per i fedeli di quel territorio, per promuovere maggiormente il bene che la Chiesa offre agli uomini, soprattutto mediante forme e modalità di apostolato opportunamente adeguate alle circostanze di tempo e di luogo».

Anche lo Statuto della Conferenza Episcopale Italiana fa riferimento alle Conferenze Episcopali Regionali, quando all’articolo 43 si legge che «Le Conferenze Episcopali Regionali, costituite per promuovere un’azione pastorale comune tra le Chiese particolari di una medesima Regione ecclesiastica e per favorire i mutui rapporti tra i Vescovi, sono stabilmente collegate con la Cei».

Giuridicamente, la Provincia Ecclesiatica prevede la presidenza del Metropolita, che è l’Arcivescovo della Diocesi cui è preposto (Can 435 CJC). Alla Diocesi Metropolitana sono “suffraganee” tutte le altre Diocesi della Provincia Ecclesiatica. Se, dal punto di vista strettamente giuridico, le Province Ecclesiatiche e le Conferenze Episcopali Regionali possono avere nature e composizioni diverse, in realtà spesso coincidono e, soprattutto dopo le indicazioni del Concilio Vaticano II e del nuovo Codice di Diritto Canonico, facilmente possiamo capire che sono accomunate dalle stesse finalità pastorali, legate al territorio e a una evangelizzazione che tenga conto di affinità culturali e sociali e di problematiche comuni.

In Lombardia esiste una sola Provincia Ecclesiatica, che coincide con la Conferenza Episcopale Lombarda. All’Arcidiocesi Metropolitana di Milano sono suffraganee le altre nove diocesi della regione: Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia e Vigevano. L’attività della Conferenza Episcopale Regionale è strettamente legata a quella della Conferenza Episcopale Italiana, corrispondendo anche con le medesime composizioni di uffici pastorali e di responsabili dei diversi ambiti.

La stessa scelta della Santa Sede di caratterizzare la Visita ad Limina secondo le diverse Conferenze Episcopali, a livello nazionale e poi regionale, risponde alla esigenza di una uniformità pastorale, sia come relazioni che i Vescovi consegnano al Sommo Pontefice, sia come indicazioni che egli stesso poi consegna alle diverse realtà del territorio.

E’ giusto dire, quindi, che non semplicemente sarà la Provincia Ecclesiastica di Lombardia o la Conferenza Episcopale Lombarda a compiere la Visita ad limina, ma sarà autenticamente tutta la Chiesa di Lombardia a recarsi “alle soglie degli Apostoli”. Tutta la Chiesa di Lombardia, quale espressione delle diverse realtà pastorali, delle varie ministerialità, dei carismi, di tutta l’azione di evangelizzazione che quotidianamente si misura con le problematiche, le situazioni, le culture, le persone dello stesso territorio.

La decisione dei Vescovi lombardi di “farsi accompagnare” a Roma dai fedeli di tutte le Diocesi sintetizza proprio questa grande realtà ecclesiale, di tutta una comunità, espressione di diverse Chiese particolari, tutte guidate dai loro Vescovi, che si recano a Roma non certamente solo per espletare una formalità giuridica, ma soprattutto per vivere un intenso momento di comunione, con il Successore di Pietro e con i Successori degli Apostoli, proprio riandando alle radici delle propria fede.

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