Monsignor Claudio Magnoli, responsabile per la pastorale liturgica, rilegge i momenti salienti delle celebrazioni della Settimana santa

di Annamaria BRACCINI

Monsignor Claudio Magnoli
Monsignor Claudio Magnoli

È la Settimana tanto esemplare da essere chiamata, fin dall’antichità, «autentica», nello scorrere dei giorni che fanno memoria della morte e risurrezione del Signore. E se la liturgia, come ha detto il cardinale Angelo Scola in Duomo nell’ultima Via Crucis, «altro non è che il riproporsi nell’oggi di quei fatti e di quell’uomo sfigurato sulla croce a nostro favore», ripercorrerne i gesti e le celebrazioni può illuminare il senso profondo di questa stessa «autenticità».

«Si inizia nella mattina di domenica, detta delle Palme, che ricorda appunto l’ingresso del Signore a Gerusalemme, salutato dal festoso sventolio dei rami di Palme e Ulivo che, infatti, si rievoca anche fisicamente nella processione che si svolge, guidata dall’Arcivescovo, dalla chiesa di santa Maria del camposanto al Duomo – spiega monsignor Claudio Magnoli, responsabile del Servizio per la Pastorale liturgica della Diocesi -. I Canonici della Cattedrale, i sacerdoti concelebranti, la gente, sono il simbolo vivo del popolo che accolse Gesù duemila anni fa nella grande città. Entrando nella Settimana Santa, possiamo ricordare i primi giorni che sono liturgicamente “ferie” di Quaresima, ma che alludono al significato del Triduo in riferimento alle figure di innocenti che soffrono: Giobbe e Tobia».

Arriviamo così al Giovedì santo, giorno in cui inizia il Triduo, ma non con la Celebrazione della mattina…
Esatto. Infatti la Messa Crismale, con la benedizione degli Oli e la consacrazione del Crisma – che i sacerdoti porteranno nelle parrocchie per usarlo nell’amministrazione dei sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Unzione degli infermi – di fatto prelude al Triduo pasquale, ma non ne è parte. Questa celebrazione, che prende nome appunto dal Crisma, è concelebrata dal Vescovo con il suo Clero ed è a esso specificamente dedicata. Nel pomeriggio, la Messa in Coena Domini e il rito della lavanda dei piedi darà avvio ai tre giorni di Passione e morte. Questa è una Celebrazione cui partecipano tutti i fedeli.

Venerdì santo, giorno di Passione…
Nella Celebrazione del cosiddetto Passio si vivono, accompagnati dalla lettura continuativa del Vangelo di Matteo, i momenti più terribili. In questa Messa in Duomo è il Cardinale a leggere personalmente il Vangelo e, nel momento in cui Cristo spira, in Cattedrale cade un’oscurità completa, a significare che il mondo perde la sua luce. Al termine della Celebrazione l’Eucaristia viene riposta in un altare laterale e il Crocifisso viene esposto alla pietà dei sacerdoti e dei fedeli che lo baciano in segno di devozione dolorosa. La preghiera universale proclamata dall’Arcivescovo insieme ai Canonici di fronte al popolo di Dio, è emblema di una famiglia grande quanto il mondo che si stringe nell’invocazione intorno alla croce. Il Sabato santo è il giorno del silenzio, della preghiera e della riflessione, dell’attesa di quella sfolgorante gioia cui dà voce l’Alleluja della Veglia di Risurrezione.

Cristo è risorto, come canta tre volte il celebrante con voce crescente…
Nella Veglia, la straordinaria abbondanza della Parola di Dio, attraverso nove letture, il canto del Preconio, l’annuncio della Risurrezione, l’eventuale battesimo dei Catecumeni, ritmano il ritorno alla vita che, nel solenne Pontificale della giornata pasquale, definisce il senso compiuto e pieno della nostra fede.

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