Redazione

Il cammino di preparazione al Convegno di Verona è ormai giunto nella fase finale. Sono stati mesi di attività molto intensa, in cui le diocesi hanno aperto un confronto vasto e capillare sui temi che verranno posti all’attenzione dei 2700 delegati. Il gruppo regionale dei membri del Comitato preparatorio della Lombardia è stato incaricato di coordinare il lavoro dei Delegati delle dieci diocesi e di redigere la sintesi finale.

di Milena Santerini,
membro del Comitato preparatorio del Convegno di Verona

Il cammino di questi mesi in preparazione al Convegno ecclesiale di Verona prevedeva anzitutto la scelta dei Delegati diocesani da parte del Vescovo, la stesura da parte di questi ultimi di un contributo diocesano e infine la sintesi regionale operata dal gruppo di coordinamento. Il testo è stato consegnato alla fine di luglio alla Giunta e ha rappresentato il frutto delle riflessioni e degli incontri di due anni.

La sintesi ha tentato di riassumere una serie di contributi molto vari e ricchi. Si sono coinvolte, infatti, le strutture ordinarie della pastorale diocesana nelle sue varie articolazioni (dalla Curia alle parrocchie, alle varie associazioni) e in molti casi si è promosso un vero e proprio cammino pastorale sul tema della testimonianza della speranza cristiana. Dai Vescovi ai Consigli presbiterali, dalle associazioni laicali agli uffici di Curia, dai movimenti ai mass media, si è pensato come “comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” alla luce della speranza cristiana.

In alcuni casi il cammino è stato accompagnato da una Lettera pastorale; in altri si è innestato nel cammino del Sinodo diocesano. Tutti hanno riletto la prima Lettera di Pietro alla luce delle domande poste dal cammino di preparazione al Convegno, molti hanno sottolineato la dimensione spirituale di questo evento. A partire dalla traccia "Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo" i cristiani hanno pensato, discusso, riflettuto su come vivere in modo credibile la fede e “dare ragione” della speranza che è in loro.

L’esperienza di gruppo di coordinamento ci ha permesso di seguire il lavoro delle diocesi, variegato e intenso, anche se non sono mancate difficoltà, tra cui la complessità e la vastità dei temi proposti. Questo rimane uno dei punti aperti anche per lo svolgimento del Convegno: come pervenire a una maggiore specificità di obiettivi e di proposte per rendere più efficace il messaggio del Convegno.

Il cammino delle diocesi mostra una chiara consapevolezza di come la testimonianza cristiana non possa ridursi a una funzione, bensì rappresenti un incontro, quello con il Signore Gesù, crocifisso e risorto. “L’esercizio della speranza/testimonianza” è tout court “l’esercizio del cristianesimo”. La nostra speranza, è stato detto, ha un volto ed è il volto del Signore Gesù. Il Vangelo ha bisogno di essere annunciato in forme nuove, che non si limitano alle esperienze attuali della vita cristiana, ed è annunciato proprio là dove si di-spera. La speranza, infatti, è tale proprio quando si vive una crisi di fiducia, in un momento in cui sembra non ci siano motivi per credere, nella privazione, nell’incertezza o nel dubbio, e quindi in particolare nella condizione dell’uomo attuale.

Sperare si impone come una necessità dell’uomo, proprio nel suo essere fragile, vulnerabile e dis-orientato, esposto alla delusione. Viviamo infatti in un mondo dominato dalla paura: dell’altro, dello straniero, del nemico. L’orizzonte della speranza cristiana è il mondo, in una dedizione incondizionata, fortemente riaffermata dal Vaticano II, alla società e a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo. Da qui una forte spinta alla simpatia con tutti e soprattutto verso i più lontani.

Ci si aspetta dal Convegno, dalle discussioni nei cinque ambiti, dalla sua dimensione ecclesiale di incontro, dalla forza spirituale sprigionata dall’unità, parole nuove per un’umanità disorientata, un messaggio di speranza contro la paura, una dimensione mondiale anziché la chiusura nel proprio particolare. Si attende un rinnovato impegno dei laici, la coscienza della forza della comunità cristiana, la fiducia nella preghiera che nasce dai fedeli uniti.

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