Appuntamento in un luogo simbolico come la Stazione Centrale di Milano, alle 20.45. Con l’Arcivescovo si parlerà dei gesti di solidarietà in tempo di crisi

di Walter MAGNONI
Responsabile Pastorale sociale e il lavoro

locandina veglia lavoratori 2014

C’è sempre qualcuno o qualcosa che si muove. In alcune ore del giorno è una massa di persone che scesa dai treni si butta nel traffico della grande città, ma questa traiettoria s’incrocia con quella di chi da Milano corre verso altri luoghi e con l’affanno di arrivare tardi s’affretta col fiato corto. C’è sempre qualcuno che corre per prendere un treno e qualcun altro che si ferma a cercare il biglietto da obliterare e ancora qualcuno che si muove lentamente o si siede in attesa che il tempo passi e anche il suo treno, magari in ritardo, giunga e lo prenda con sé.

La stazione è un luogo di passaggio, ma la Stazione Centrale di Milano è molto di più: ogni giorno vi passano decine di migliaia di persone e per molte di loro il treno è il mezzo di trasporto per andare al lavoro. Inoltre vi sono uomini, e non pochi, che lavorano per garantire il corretto funzionamento dei trasporti o che si occupano dei servizi legati alla Stazione Centrale. Qualcuno pulisce, altri si occupano della ristorazione e altri ancora dei tanti negozi che si possono trovare dentro l’ampio complesso di questa stazione dove i binari finiscono e tutti i treni devono fermarsi.

Fare la Veglia per il lavoro presso la Stazione Centrale di Milano significa provare a confrontarsi con la complessità del vivere che attraversa il nostro tempo e che include anche il mondo del lavoro.

Come abbiamo già sottolineato la stazione è un luogo di lavoro ed è il passaggio obbligato per tanti “pendolari” che ogni giorno percorrono lo stesso tragitto. La Centrale è anche “dimora” per uomini e donne scoraggiati che in questo luogo vivono baraccati come possono: sono solo alcuni dei tanti poveri che popolano la nostra Milano.

Quante sono le persone che a Milano o in Diocesi oggi non hanno un lavoro? I dati sembrano dire che sono tanti e il numero è in crescita. Tra questi ci sono i giovani: spesso rassegnati a lavori precari o così scoraggiati da non cercare neppure più un’occupazione. Ma dobbiamo contare anche gli adulti, madri e padri di famiglia, con alle spalle un licenziamento e la paura di non riuscire più a ricollocarsi. A questa schiera si aggiunge anche chi, non è più giovane, ma non è ancora così “anziano” da poter smettere di lavorare e godersi la meritata pensione. L’aumento dell’età pensionabile rende dura la vita di chi si trova dopo i cinquant’anni senza un lavoro. Qualcuno di loro mi dice: «Ma chi vuole che mi prenda più?».

È per tutte queste persone che ci troveremo a pregare insieme al nostro Vescovo, il cardinale Angelo Scola, il prossimo 30 aprile alle 20.45 alla Galleria delle carrozze. Lo facciamo coscienti che uno dei compiti fondamentali del cristiano è proprio quello di essere testimone della speranza e questa si alimenta con la preghiera.

Alcuni attori proveranno a presentarci, attraverso la recitazione, qualche frammento di vita del nostro tempo.  Ascolteremo poi le testimonianze di realtà ecclesiali impegnate nel sostenere il lavoro oggi.

Rispetto alle Veglie degli anni scorsi, quest’anno non daremo la parola a chi è senza lavoro, ma a quelle realtà del territorio che stanno inventando forme concrete di prossimità.

Una domanda sta sullo sfondo di questa Veglia: cosa stiamo facendo e cosa possiamo ancora fare come comunità ecclesiale per stare accanto a chi non ha lavoro?

Nel Natale del 2008, proprio partendo da un interrogativo analogo, l’arcivescovo Tettamanzi aveva dato avvio all’esperienza del Fondo Famiglia e Lavoro. Il suo successore, il cardinale Scola, ha voluto che tale iniziativa proseguisse provando a trovare forme più articolate di accompagnamento e dando il via alla cosiddetta “fase 2” del Fondo.

Nel frattempo, sul territorio della Diocesi, sono sorte diverse iniziative originate dal medesimo intento: sostenere concretamente chi non ha lavoro.

Il brano di Vangelo che pregheremo durante la Veglia sarà quello della famosa “pesca miracolosa”. Gesù chiede a Simone e compagni di gettare le reti per la pesca, malgrado questi uomini venissero da una notte di fatica inutile. Le parole di Simone: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla», assomigliano a quelle di chi oggi racconta: «Ho spedito centinaia di Curriculum Vitae ma nessuno mi ha risposto». Queste frasi sono associabili ai binari della stazione che finiscono e più in là il treno non può andare: sei al capolinea!

Come per Simone la parola di Gesù è premessa e promessa per una pesca insperata, così l’essere cristiani ci porta a credere che per ogni uomo ci sia ancora un pertugio di luce che si apre al futuro.

Non lasciare sole le persone e comprendere che il problema del lavoro non è solo di chi è disoccupato, ma tocca anche la comunità ecclesiale, è la grande sfida di questo tempo!

Il cristiano ha una profonda coscienza che non si può vivere per lavorare, ma è altrettanto consapevole che ogni uomo ha una vocazione al lavoro. Il dramma della disoccupazione ha tante cause e tra queste anche una non equa distribuzione dei compiti. La Chiesa non ha la pretesa di risolvere questa piaga del nostro tempo, ma al contempo riconosce il fondamentale compito di prossimità all’uomo che soffre e prega il Padre affinché illumini la mente e i cuori per trovare forme concrete di sostegno, nella logica di una solidarietà in grado di riattivare le persone scoraggiate.

C’è sempre qualcuno o qualcosa che si muove, non solo in una stazione, ma anche dentro la società. Tra questi uomini e donne che non rimangono inerti mi piace pensare che ci siano anche tanti cristiani che con generosità non si rassegnano alla fatica di chi si sente inutile perché “non prende nulla”, ma si adoperano con la creatività che lo Spirito suggerisce per far crescere la città dell’uomo.

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