Durante la veglia della Redditio Symboli in Duomo, presieduta dal cardinale Angelo Scola, migliaia di giovani hanno iniziato il percorso “Varcare la soglia” riflettendo sulla maturità e il significato della fede cristiana

di Alessandro ZUNINO

Redditio Symboli

"Siamo qui per essere uomini e donne, per stare in piedi". Così l’arcivescovo, riprendendo un testo letto durante l’incontro, ha invitato i giovani ad intraprendere il cammino della vita adulta, per “varcare la soglia della maturità che ci permette di guardare in faccia la realtà così com’è, e che non è segnata da qualche esame universitario”.
Per “stare in piedi nella precarietà di oggi e andare oltre” è necessario trovare “qualcuno che ci fa stare in piedi”.
Il percorso del cristiano è stato presentato attraverso le riflessioni di un padre, che ha un figlio affetto da una grave malattia e che, come il padre del vangelo di Marco (9, 14-29), ha dei dubbi di fede fino all’incontro con Gesù.
Suo figlio viene preso per mano da Gesù e “se ti prende per mano Lui, la tua vita cambia! Altro non puoi desiderare”. Il vivere con Gesù, il vivere nella fede è infatti un vivere diverso, che però deve essere scelto.
“Tu volesti il libero amore dell’uomo, perché Ti seguisse liberamente, attratto e conquistato da Te. In luogo di seguire la salda legge antica, l’uomo doveva per l’avvenire decidere da sé liberamente, che cosa fosse bene e che cosa fosse male, avendo dinanzi come guida la sola Tua immagine”. “Tu non scendesti dalla croce quando Ti si gridava, deridendoti e schernendoti: “Discendi dalla croce e crederemo che sei Tu”. Tu non scendesti, perché una volta di più non volesti asservire l’uomo col miracolo, e avevi sete di fede libera, non fondata sul prodigio”.
(Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamàzov)

È facendo riferimento a questo brano che il cardinale ha riflettuto sul tema della libertà:
“L’inquisitore di Dostoevskij accusa Gesù perché vuole l’uomo libero. 
La libertà è drammatica perché implica il tuo sì totale. Implica totalmente il tuo sì in ogni azione.  Dio ha spalancato all’uomo la strada della libertà”.
Il sì dell’uomo a Dio è però messo in discussione dai peccati e ma ecco il sacramento della libertà: la riconciliazione, con cui l’uomo ottiene misericordia e perdono.
“Ero stata salvata. Ma a tutti quelli salvati dalla morte un po’ di morte gli resta addosso. Mi misi a camminare per le strade della città cercando di rendermi invisibile. Il Maestro si era allontanato e non potevo sapere dove l’avrei trovato, se avessi avuto la forza di cercarlo”
(Giuseppe Conte, L’adultera)

Per ottenere la riconciliazione, però, è necessario mettersi in discussione: “La libertà che non si paragona non può discernere il bene dal male”.
Una domanda in particolare affiora alla mente dell’uomo, dov’è Dio davanti al dolore e alla violenza? Perché il figlio dell’uomo deve soffrire?
“Dietro di me sentii il solito uomo domandare:
– Dov’è dunque Dio?
E io sentivo in me una voce che gli rispondeva:
– Dov’è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca…”
(Elie Wiesel, La notte)

“Dov’è Dio? Eccolo appeso alla forca. Dio è con noi in ogni momento della prova, bisogna invocarlo e trovarlo, è il Dio vicino. La nostra fede ci dice che Gesù non è salito sulla croce per caso, ma per prendere su di sé il nostro dolore”.
L’arcivescovo ha quindi invitato a varcare la soglia, paragonando la fede a “una gemma in primavera”, che “una ghiacciata improvvisa può far morire”. “Non va mai data per scontata, quindi dobbiamo alimentarla, dire il nostro sì vero all’amore libero, puro, gratuito, vero e alla nostra vocazione”.

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