Lo riceveranno entrambi il 3 aprile. Lei in Sant’Ambrogio, a 41 anni, dopo che da bambina non le era stato possibile: ha iniziato il suo percorso di catecumenato nella prospettiva del matrimonio. Lui, originario di Mauritius, a Turate, dopo un cammino di fede nel quale è stato aiutato da un amico prete di Sesto San Giovanni

di Cristina CONTI

Valentina Pirovano
Valentina Pirovano

Un passo a lungo posticipato, ma ora finalmente arrivato. Sabato 3 aprile Valentina Pirovano, 41 anni, riceverà il Battesimo nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, la sua parrocchia. «Quando sono nata non c’era possibilità di essere battezzati in ospedale – spiega -. Così i miei genitori, anche se favorevoli a farmi fare questo sacramento, hanno sempre rimandato. Quando si dice “si farà da grandi”, poi in realtà il tempo non si trova mai».

Una famiglia che ha una vita complessa, in cui non sono mancate le difficoltà: «Mia mamma ha avuto diversi problemi e a un certo punto si è definita atea. Mio padre praticava poco. Mi sono potuta avvicinare alla fede grazie alla mia nonna materna: quando ero bambina pregavamo insieme nel lettone, quando andavamo al mare», racconta con emozione. Poi però la nonna è morta. E sono morti anche i genitori. «Continuavo ad avere dentro di me il desiderio di battezzarmi, ma non sapevo a chi rivolgermi e quale percorso dovessi seguire», aggiunge.

Negli ultimi anni ha accudito i genitori fino alla fine. Un giorno il suo fidanzato, a cui è legata da vent’anni, le chiede di sposarlo. Si recano insieme nella parrocchia di Sant’Ambrogio: tante le domande, per capire quali passi compiere e come affrontare questa situazione. «Qui ho conosciuto don Carlo Faccendini – racconta -. Desideravo sposarmi in chiesa e volevo farlo in questa, perché qui c’era stato il funerale di mio padre: avevo perciò un legame affettivo. Don Carlo si è reso conto delle mia problematica e si è preso a cuore la mia situazione».

Così è iniziato il cammino biennale di catecumenato. E ora, finalmente, si realizza il suo sogno. «Ho seguito una chiamata che sentivo da tanto e che non ero mai riuscita a realizzare nella mia vita. Sono molto contenta di aver fatto questa scelta. Il cristiano è felice perché è consapevole che la vita è un dono», commenta. Una gioia contagiosa che riesce a comunicare anche ai suoi interlocutori, in un percorso meditato e condiviso con la famiglia e gli amici: «A farmi da padrino ci sarà il mio migliore amico. È avvocato, laureato in giurisprudenza come me, e mi ha aiutato a capire come in tutti gli aspetti della vita, dal lavoro agli affetti, chi ha il dono della fede ha una marcia in più», sottolinea.

Oltre al suo battesimo, il fratello di 52 anni riceverà la Prima Comunione: «Mi ha detto che nei suoi ricordi di bambino la chiesa era buia, mentre ora si è accorto che le cose sono molto cambiate», conclude. Anche lui adesso si è reso conto che avere fede significa vivere nella luce.

Sottun, l’emozione di trovarsi davanti all’altare

Il 3 aprile Sottun Sanjax, nativo di Mauritius, riceverà il sacramento del Battesimo a Turate. «Vivo in Italia da 32 anni – racconta -. Ero legato alla Chiesa già quando vivevo nel mio Paese di origine. Poi ho sempre frequentato la parrocchia anche qui e mi sono sposato in chiesa. La fede mi è rimasta nel cuore. Una sorta di amore interiore. Con il tempo inoltre è cresciuto in me il desiderio di essere battezzato e così, due anni fa, ho deciso di iniziare anche il percorso di catecumenato».

Una fede semplice, maturata nel cuore, che lo accompagna in ogni momento della vita: «Per affrontare le difficoltà di ogni giorno prego il Signore. Mi aiuta ad vivere i momenti di solitudine, i problemi di lavoro, le diverse situazioni di fatica, ma anche le sfide che mi trovo davanti. Quando ho bisogno di qualcosa mi rivolgo a Lui». La vicinanza del Signore c’è stata anche in questo caso. Per capire come entrare a far parte della comunità cristiana, infatti, è stato importante un incontro: «A Sesto San Giovanni ho un amico prete, che mi ha aiutato a iniziare questo percorso e mi è stato vicino durante il mio cammino di fede».

È davvero felice Sanjax, quando pensa alla celebrazione di questo sacramento. Non vede l’ora che arrivi quel momento. E spera che non debba essere rimandato per l’aggravarsi della pandemia. «In queste ultime settimane tutte le volte che mi capita di trovarmi davanti all’altare mi sento molto emozionato», conclude.

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