Nella collana della Emi anche un volume di monsignor Bressan che spiega i motivi per cui la Chiesa aderisce al’Esposizione e con quali attese

di Pino NARDI

Bressan

«Pane nostro. Pagine da gustare» è il titolo della collana di volumetti lanciata dalla Emi in preparazione di Expo 2015. Saranno strumenti utili per cercare di capire le questioni in gioco nell’evento che coinvolgerà non solo il mondo economico e produttivo mondiale, ma interrogherà anche la Chiesa, che porterà il proprio il contributo «per far vedere le dimensioni fondamentali del tema: la valenza antropologica, etica e religiosa». Lo sottolinea monsignor Luca Bressan, vicario episcopale per la Cultura, la carità, la missione e l’azione sociale della Diocesi di Milano. «La collana ha proprio questo compito, fare vedere tutte le ricadute. È pensata come una continua ripresa del progetto tematico della Santa Sede e come tale viene offerta. La formula è stata pensata apposta ibrida, perché può sollecitare la curiosità dei singoli che la comprano, ma è anche pensata come strumento di lavoro all’interno di vari organismi come momento di coscientizzazione: il consiglio pastorale parrocchiale, la commissione Caritas, coloro che lavorano con gli stranieri».

All’interno della collana ci sarà anche un volume di monsignor Bressan che spiegherà i motivi per cui la Chiesa aderisce ad Expo e quali sono le attese e le ricadute che si attendono dalla partecipazione. «Expo rischia di essere il tempo dei consumi in cui si esaltano il cibo e i piaceri della vita… – sottolinea Bressan – Ma proprio per questo è giusto esserci: per porre domande e presentare un punto di vista che può arricchire tutti». Ricordando anche la lunga presenza storica: «Nelle Esposizioni universali la Chiesa cattolica si è resa presente quasi dalle origini (il primo fu Pio IX)».

Oltretutto il tema scelto per l’edizione milanese («Nutrire il pianeta, energia per la vita») offre ancora di più l’occasione per dare un proprio contributo: «Come cristiani dobbiamo avere un compito critico, specie nei confronti del Primo mondo e non possiamo delegare. Il Papa ce l’ha dato come consegna, perché, ha detto, il rapporto col cibo è il luogo in cui si manifesta in modo più chiaro la disarmonia con la quale l’uomo vive il suo rapporto col creato; qui più che altrove la "cultura dello scarto" si evidenzia in maniera lampante. Il Papa ci chiede di portare in Expo la dimensione mistica, ossia l’apertura a Dio».

Con quale stile sarà presente la Chiesa? «Il metodo che useremo – precisa Bressan – è quello della denuncia e della proposta, che usa spesso anche papa Francesco, per far vedere che la Chiesa non è una maestra acida, ma è capace di mostrare, in positivo, nuove pratiche». Quattro le direzioni su cui si articolerà il messaggio della Chiesa al mondo in occasione di Expo: ecologica, economica, educativa e religiosa.

Inoltre, «la Chiesa pone il problema di uscire da un dibattito ideologico sugli Ogm per dire a cosa servono agli uomini. Poi deve essere un’organizzazione civile – come l’Onu – che decide di fare l’Authority sugli Ogm».

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