Don Mario Peretti, “fidei donum” a Buenos Aires, ha conosciuto Bergoglio
20 anni fa. Ne ricorda l’accoglienza ai poveri e l’ascolto ai preti

di Luisa BOVE

Bergoglio

Don Mario Peretti, 70 anni compiuti, è in terra di missione da quasi 20 anni. Ha conosciuto papa Francesco quando è arrivato a Buenos Aires il 10 ottobre 1993 come “fidei donum” della Chiesa ambrosiana. «Era stato allora il cardinale Antonio Quarracino a chiedere alla Diocesi di Milano di mandare un prete – racconta don Mario -, ma poi ho avuto rapporti soprattutto con Bergoglio, che era Vescovo ausiliare di Buenos Aires da pochi mesi. È stato lui a introdurmi e ad assegnarmi la cattedra di Teologia nelle Facoltà laiche e all’Università Cattolica dei gesuiti, poi passata a un gruppo di laici».

Che cosa può dirci di lui?

«Diversi giornali hanno cercato di classificarlo tra progressista e conservatore, ma io credo che per lui non si possano usare categorie sociologiche, nel senso che è un uomo di Dio, ama Cristo e la Chiesa. È schierato dal punto di vista della fede. Ha una particolare sensibilità per la povertà: non la proclama, non la predica, però la vive. Lo studio dove riceveva la gente era povero e molto umile, grande come lo stanzino di un bidello. Sul giornale La Nacion era apparsa una famosa foto di Bergoglio in metropolitana. Dopo una celebrazione solenne lo trovavo vestito come un sacerdote normale che andava a piedi per le strade. Una volta l’abbiamo invitato a presentare un libro, gli ho detto che lo andavo a prendere in auto, ma mi ha risposto: “No, no, vengo io a piedi, è più comodo”. Quando è arrivato mi ha detto: “Vedi, in strada uno mi ha visto come sacerdote (perché era vestito senza nessun segno episcopale) e mi ha chiesto di confessarlo. L’ho confessato dietro un’edicola di giornali, se fossi venuto in auto con te non avrei avuto questa occasione”».

E la sua attenzione ai poveri com’era?

«L’ha sviluppata per esempio con l’attenzione pastorale nelle favelas, che qui si chiamano “villa miseria”. Da noi, come in tutte le parti del mondo, non ci sono molti preti quindi nelle parrocchie ce n’è uno solo. Nelle “villa miseria” però Bergoglio ha messo comunità di tre o quattro preti perché le situazioni di povertà, droga e delinquenza sono molto più pesanti e difficili».

E rispetto al carattere e al suo stile…

«Dà un’attenzione impressionante alla persona e ha un rapporto paterno con tutti, in particolare con i sacerdoti. Mi capitava di cercarlo al telefono, ma era in riunione, mezz’ora o un’ora dopo mi richiamava lui personalmente, non il segretario. Quando chiedevo un appuntamento mi riceveva il giorno dopo o a pochissima distanza, come se non avesse nulla da fare… Si alzava alle 4 del mattino, pregava, poi leggeva i giornali, faceva colazione e alle 8 iniziava il lavoro pubblico. Quando c’è stata l’Assemblea dei Vescovi dell’America Latina ad Aparecida, Bergoglio parlava poco, però i suoi interventi erano decisivi. Alla fine hanno affidato a lui il compito di stendere il documento conclusivo: è stato capace di sintetizzare anche posizioni diverse non annacquandole, ma trovando un filo conduttore che le unisse. Qui in Argentina non ha mai accusato nessuno, però ha sempre parlato chiaro sui problemi della società, della Chiesa, della nazione».

E la gente come ha accolto la notizia dell’elezione a Papa dell’Arcivescovo di Buenos Aires?

«L’altro giorno sono andato a prendere il Nunzio apostolico e quando siamo usciti in strada tutte le persone che ci incontravano si congratulavano con noi e commosse dicevano che è una grande gioia per l’Argentina e per la loro fede. Un prete mi ha detto che nella sua parrocchia ha confessato tutta la mattina, anche gente che non si avvicinava da 10 o 20 anni e commossa per come era apparso il Papa in televisione, con umiltà e serenità».

Un ultimo ricordo?

«Tutte le volte che parlava con me per telefono o per iscritto terminava con la stessa frase che ha detto l’altra sera: “Pregate per me”. Non era un ritornello formale, ma è cosciente che la missione di Dio si può portare solamente con il suo aiuto. Un altro particolare. Si sa che ha 76 anni e un anno fa aveva dato le dimissioni, anche se il Papa gli ha chiesto di continuare. Pare che avesse in progetto di andare a vivere modestamente e umilmente in una stanzetta della casa dei preti anziani a Buenos Aires. Anche Ratzinger si stava preparando a tornare a vivere una vita privata, di studio e di preghiera, invece l’hanno nominato Papa. Così Bergoglio si stava preparando a una vita riservata e umile, invece è stato chiamato al Soglio pontificio».

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