Con questo spirito il Decanato di Carate Brianza attende la visita pastorale del cardinale Scola: alle 21 l’incontro nel CineTeatro L’Agorà. Il decano don Giampiero Magni: «Vogliamo rinvigorire il desiderio di metterci a servizio di Gesù»

di Cristina CONTI

Giampiero Magni

Sabato 12 marzo il cardinale Angelo Scola sarà in visita pastorale a Carate Brianza (Monza Brianza). Alle 21, presso il CineTeatro L’Agorà (via Amedeo Colombo 2), è in programma l’incontro con i fedeli del Decanato. «Il nostro contesto pastorale è molto particolare – anticipa il decano don Giampiero Magni, responsabile della Comunità pastorale Spirito Santo di Carate -. Siamo nove Comuni per un totale di 24 parrocchie, di cui 21 riunite in cinque comunità pastorali, due parrocchie in unità pastorale (che presto diventeranno una nuova Comunità) e una singola».

Come vi siete preparati per questo appuntamento?
Innanzitutto, a partire da ottobre/novembre, abbiamo iniziato a fare incontri sia tra presbiteri, sia nel Consiglio pastorale decanale, per verificare come vanno le cose e stilare alcune considerazioni alla luce della Lettera Educare al pensiero di Cristo. Abbiamo poi istituito una commissione per l’accoglienza, incaricata di disporre gli ambienti. L’incontro si terrà infatti nel teatro, che ha circa 700 posti, ma verrà sfruttato anche lo spazio della cappella attigua, che può contenere circa 400 persone. Un contributo importante è stato poi quello della Pastorale giovanile: i ragazzi sono intervenuti nella preparazione dando il loro punto di vista, o meglio il loro sguardo, sul Decanato, hanno raccolto dati e realizzato un video che verrà presentato prima dell’incontro con l’Arcivescovo. Martedì 8, inoltre, noi presbiteri ci troveremo in ritiro spirituale a Seveso con monsignor Renato Corti, vescovo emerito di Novara che residente in diocesi.

Quali sono invece le attese?
Stiamo pregando molto perché lo Spirito Santo risvegli il nostro senso di appartenenza e rinvigorisca in questo tempo confuso il desiderio di metterci a servizio di Gesù. Abbiamo perciò necessità di ripensare dall’interno il nostro Decanato, sia nelle prospettive, sia nella comunione tra noi. Ci aspettiamo che l’incontro con il Cardinale ci dia uno sguardo di respiro sul nostro tempo, uno stimolo a riconoscere l’incontro con Cristo.

Com’è la situazione delle famiglie?
Siamo in una terra di antica tradizione, che ormai non dà più gli impulsi di un tempo: dobbiamo ripensare la forza del Vangelo e condividere il compito educativo delle famiglie. In un periodo di messa in discussione da parte del contesto culturale, diventa importante sostenere la famiglia. E per questo cerchiamo di farlo attraverso diverse iniziative: dalla catechesi agli oratori, fino alle scuole parrocchiali e a quelle paritarie. L’aspetto educativo è molto importante, è uno strumento per dialogare e confrontarsi con le famiglie del territorio.

Gli stranieri sono molti?
Su una popolazione di circa 170 mila persone, 6.298 sono stranieri. C’è parità tra uomini e donne, segno che si tratta di immigrati stabili. Ci sono poi sul territorio diversi centri di accoglienza per i profughi in accordo con la Caritas e la Prefettura. Famiglie di sudamericani, provenienti dal Perù, dall’Equador e da Santo Domingo, sono ben inserite nella vita della comunità. Le altre nazionalità più presenti sono quella rumena e in generale dell’est Europa e quella maghrebina.

La crisi economica si è sentita?
Il nostro è ancora un contesto “vivibile”, nel senso che, pur coi problemi che ci sono un po’ dappertutto (dalla delinquenza allo spaccio di droga), ci sono ancora buone relazioni tra le persone e molto volontariato. Questo fa sì che di fronte ai problemi, tra cui la crisi economica, ci siano sostegni adeguati. Le difficoltà economiche sono poi ricadute a cascata su quelle abitative, perché molti fanno fatica a pagare il mutuo. In tutto questo non c’è distinzione tra italiani e stranieri, che nel tempo si sono ben inseriti nel nostro territorio. La solidarietà non manca: dai programmi di aiuto concordati con un’assistente sociale alla presa in carico da parte della Caritas, fino agli interventi a sostegno dei lavoratori e ai voucher per l’accompagnamento temporaneo.

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