L’arcivescovo Angelo Scola in vista alla Fondazione Casa della Carità “Angelo Abriani”. La visita e condivisione di bisogni e desideri è culminata nella celebrazione eucaristica

di Loris CANTARELLI

Casa della Carità Angelo Abriani

“Uno splendido connubio di carità e intelligenza”: sono le parole sgorgate dall’impressione immediata del cardinale arcivescovo Angelo Scola nel suo primo incontro – “faccia a faccia dal vero e non mediato da una comunicazione virtuale”, come ha precisato in tono un po’ divertito – con la Fondazione Casa della Carità “Angelo Abriani” di via Brambilla 10 a Milano, voluta dal cardinale Carlo Maria Martini e inaugurata nel 2004.
Accompagnato da ospiti, volontari e operatori in una visita della Casa, seppur in rapida successione Scola ha potuto vedere illustrate le diverse attività che vi si svolgono, da quelle di prima accoglienza familiare a quelle più culturali, come la Biblioteca di Confine (con 7 mila volumi, 24 periodici e 400 audiovisivi, inserita nel progetto Bibliorete www.bibliorete.org).
Durante la visita (accanto alla direttrice Silvia Landra e l’ex direttrice Maria Grazia Guida, oggi vicesindaco di Milano), è risultato particolarmente gradito a tutti il breve concerto allestito nei corridoi del secondo piano, con i ragazzi del progetto che la Casa sta portando avanti insieme al Conservatorio di Milano per garantire un’adeguata formazione musicale anche a giovani di talento ma in condizioni di difficoltà: protagonisti del momento musicale, un’aria di Niccolò Paganini e la caratteristica danza rom La Manea da parte di alcuni giovani ospiti.
Nell’auditorium dedicato a Teresa Pomodoro l’Arcivescovo ha poi celebrato la Messa insieme al fondatore don Virginio Colmegna con l’assistente don Massimo Mapelli, da poco destinato a un impegno diocesano Caritas. Nella sua introduzione don Virginio ha ricordato la felice coincidenza con la sua prima Messa, celebrata a Saronno 43 anni fa, accanto al ricordo alle parole del cardinal Martini di testimoniare sempre “l’eccedenza della carità” e all’amicizia affettuosa del cardinal Dionigi Tettamanzi a essere un po’ come la locanda del samaritano evangelico. Oltre che “accademia della carità” e “luogo di ricerca comune”, per don Virginio in questi 8 anni la Casa ha dimostrato di essere una “piccola esperienza di economia civile”, ospitando ogni anno oltre 350 persone, 3500 accessi a docce e guardaroba, con una media di 1645 colloqui al Centro di Ascolto. Nel letterale disfacimento, tra sofferenza e rotture relazionali, di molte famiglie di oggi don Colmegna ha anche rilanciato la proposta di un gemellaggio: “noi accogliamo famiglie, avremmo però bisogno che altre famiglie ci sostengano, perché non nascondo che il vero problema quest’anno è il nostro bilancio in rosso”.
Al Cardinale il compito di rileggere l’esperienza delle letture dedicate ai santi Pietro e Paolo della festa a loro dedicata, con il “paradossale vanto” di Paolo che riecheggia “il concentrato di bisogni dell’umanità a cui la Casa della Carità dà una pluriforme attenzione” e il “voler bene” di Pietro che sembra non osare rispondere al “Mi ami tu?” domandatogli da Gesù per fare un salto di qualità nella propria fede. “Di fronte alle cadute – ha detto Scola – dobbiamo sempre rifarci all’affermazione del cardinal Martini secondo cui le ragioni istintive vengono rese efficaci dalle perentorie ragioni della Carità: gli ultimi vanno preferiti perché sono quelli che Gesù ha più amato”.
In chiusura, anche l’Arcivescovo si unito a un momento di fraternità con il buffet nella mensa della Casa dove ogni giorno pranzano e cenano decine di ospiti, volontari e operatori.

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