La commozione di Gesù quando si trova davanti la sofferenza degli uomini, ma anche l’effetto devastante del male che decidono di compiere

di monsignor Pierantonio TREMOLADA
Vicario episcopale

copertina 'Il campo è il mondo'

È assolutamente vero che lo sguardo soggiacente alla parabola del buon seme e della zizzania è uno sguardo mite e paziente, che proviene da una profonda simpatia per il mondo. Occorre però andare ancora più avanti e riconoscere che questo sguardo diventa nel caso di Gesù uno sguardo pieno di commozione.

«È impressionante – scrive l’Arcivescovo nella sua lettera – constatare quante volte nel Vangelo viene registrato il fatto che i peccatori non si allontanano, ma si avvicinano a Gesù! La commozione dl Signore esprime la sua acuta e dolorosa consapevolezza del male provocato dalla zizzania. Egli, mentre lo prende su di sé, lo circonda da ogni parte con il suo amore infinito, così che ogni uomo e ogni donna possa scoprire e domandare la dolcezza del suo perdono».

È una commozione che arriva alle lacrime. Queste scaturiscono non soltanto quando Gesù si trova davanti la sofferenza degli uomini, il loro grande dolore, ma anche quando vede l’effetto devastante del male che gli uomini decidono di compiere. Le pagine dei Vangeli ci offrono attestazioni evidenti dell’una e dell’altra commozione di Gesù: egli piange davanti alla tomba dell’amico Lazzaro, unendosi alle lacrime della sorella Maria e di Giudei che gli erano affezionati, e si commuove davanti alle lacrime della vedova di Nain privata del suo unico figlio; ma piange anche sulla città di Gerusalemme, la città santa che non gli ha permesso di raccogliere i suoi figli come sotto le ali e perciò, attirata la morte su di sé, si avvia verso la distruzione. E quel «sudore come di sangue» che gronda dal suo volto al momento della preghiera  presso il Monte degli Ulivi – ce ne parla Luca nel suo Vangelo – proviene con ogni probabilità dal pensiero delle conseguenze che il peccato dei suoi fratelli avrà su loro stessi, sull’umanità di tutti i tempi. Quale posto, per esempio, avrà avuto Giuda nel cuore del Redentore in quel momento cruciale? Con quale commozione egli avrà rivolto a lui il suo pensiero, sapendo che l’ombra della morte lo aveva ormai afferrato?

Ma come lui, tutti coloro che nella parabola sono rappresentati dalla zizzania e sono denominati «i figli del Maligno». Essi saranno sempre raggiunti da uno sguardo carico di commozione, uno sguardo affettuoso in ansia per la loro sorte. È lo sguardo che il Figlio di Dio ha ricevuto dal Padre suo e di cui troviamo traccia in quella parabola così cara a tutti, nella quale si racconta di un padre che ogni giorno scruta l’orizzonte per vedere se il suo giovane figlio, partito presuntuosamente da casa e ora sicuramente in pericolo, ha deciso di ritornare.

da Avvenire, 07/12/2013

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