Il cardinale Scola ha presieduto in Duomo, gremito di migliaia di fedeli, la solenne Veglia Pasquale. Nella Celebrazione l’Arcivescovo ha anche battezzato tredici Catecumeni, conferendo loro i sacramenti dell’Iniziazione cristiana

di Annamaria BRACCINI

Veglia di Pasqua 2014

«La novità di vita che anticipa in noi la Risurrezione che Cristo ha inaugurato»: quella novità che, grazie all’amore di Dio, è sempre possibile sperimentare «da qualsiasi condizione, anche di peccato, si venga».
È la Veglia nella Pasqua di Risurrezione del Signore, madre di tutte le Sante veglie, come la definì sant’Agostino, che si apre, presieduta dal cardinale Scola, in Duomo con l’accensione del cero pasquale al lume portato, all’Arcivescovo, dai tredici Catecumeni che hanno mosso in breve processione dalla chiesa di Santa Maria Annunciata in Camposanto fino all’ingresso della Cattedrale. Concelebrano i Canonici del Duomo e sono presenti, inviati specificamente per l’occasione, la parrocchia milanese di Santa Maria della Scala in San Fedele, la Rettoria San Raffaele e cinquanta membri del Cammino Neocatecumenale.
Lo splendido Preconio solenne e tipicamente ambrosiano, risalente alla fine del V secolo-inizio del VI, che risuona in latino tra le navate gremite di migliaia di fedeli, è cantato in latino dal diacono, quale sintesi poetica dell’intera storia della salvezza. Attraverso la straordinaria ricchezza della Parola di Dio – nove letture, dal Libro della Genesi al Vangelo di Matteo, di cui sei bibliche, a prefigurazione dell’incarnazione e del sacrificio di salvezza di Cristo –, «si contempla il miracolo, appunto, della perenne novità».
E, finalmente, il triplice annuncio della Risurrezione “Christus Dominus resurrexit”. peculiare del rito ambrosiano, in tutto simile al Cristos Anesti della liturgia bizantina nella Pasqua ortodossa – che, quest’anno, si celebra anch’essa il 20 aprile –, viene proclamato con voce sempre più alta dall’Arcivescovo ai tre lati dell’altare maggiore della Cattedrale. Le campane, in silenzio dalla Celebrazione della Passione del Signore il Venerdì santo, si sciolgono e torna il canto dell’Alleluia.
Dopo le tre letture dal Nuovo Testamento, la riflessione del Cardinale definisce il senso profondo del nuovo inizio «che il Risorto ha introdotto nel mondo». Inizio che è sempre momento di grazia – nota l’Arcivescovo – «ma anche un passaggio che chiede di lasciare qualcosa, di cambiare vita». Così, aggiunge, è per il cristiano: per chi conferma le proprie promesse battesimali proprio in questa Celebrazione e per chi sceglie, da adulto, di diventare fedele di Cristo, come i 146 Catecumeni – tredici di loro sono, come detto, in Duomo – di varia nazionalità che ricevono nelle diverse zone della nostra diocesi il Battesimo proprio nella Veglia.
Un rinascere, quindi, possibile, per tutti, anche di fronte al male, in virtù del sacrificio che, gratuitamente offerto dall’Innocente per eccellenza, sconfigge per sempre quella morte «che pare avere il sopravvento con i suoi tanti anticipi: la malattia, l’ingiustizia nella relazione con Dio, con gli altri e con noi stessi, la nostra fatica quotidiana, la violenza e le divisioni tra gli uomini come tra i popoli».
L’invito è a non avere paura, – “Non fuggiamo mai dalla Risurrezione di Gesù, non diamoci mai per vinti, accada quel che accada”, come scrive in Evangelii Gaudium, papa Francesco –; l’auspicio è di aderire all’infallibile disegno di amore del Padre che, in Cristo, «trova sempre nuove vie da realizzare».
Con le ultime parole della pagina di Matteo propria della liturgia della Veglia pasquale ambrosiana, “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea. Là lo vedrete”, anche l’Arcivescovo conclude la sua omelia: « Il luogo di verifica di questa strabiliante promessa è il quotidiano, è la nostra Galilea. La Galilea, là dove tutto è cominciato e là dove riprende la vita quotidiana ormai segnata dalla Risurrezione».
Quella Galilea, “luogo del Signore”, che si rende quasi palpabilmente presente nella suggestiva liturgia battesimale che comprende anche il sacramento della Confermazione. Ai tredici Catecumeni 2014 vengono, così, conferiti dall’Arcivescovo i sacramenti dell’Iniziazione cristiana: sono cinque cinesi, quattro italiani, un giapponese (la più anziana, 73 anni) e tre albanesi tra cui la più giovane, ventiduenne.
E, alla fine, il Cardinale – che augura Buona Pasqua in più lingue – sottolinea ancora il segno di speranza che rappresenta l’ingresso di nuovi cristiani adulti nella Chiesa universale e nella nostra ambrosiana: «Che l’acqua pasquale segni questo nuovo inizio per ciascuno, che la Risurrezione generi in noi, che abbiamo seguito la splendida architettura della liturgia nella splendida architettura del Duomo, una nuova architettura dell’esistenza».

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