Il vicario episcopale monsignor Franco Carnevali anticipa i temi dell’incontro tra il cardinale Scola e i sacerdoti della Zona VI su “Il campo è il mondo”. «Ho rinnovato l’invito dell’Arcivescovo a promuovere la diffusione e la conoscenza del testo»

di Francesca LOZITO

Monsignor Franco Carnevali

Si avviano alla conclusione gli incontri del cardinale Angelo Scola con i sacerdoti delle diverse Zone pastorali. Un momento di confronto che sta dando frutti importanti nel cammino di crescita personale e comunitario nella vita dei presbiteri. Giovedì 7 novembre sarà la volta della Zona VI, quella di Melegnano. Monsignor Franco Carnevali, Vicario episcopale, racconta come la comunità sia stata attiva in queste settimane nella recezione dei temi della Lettera pastorale anche in funzione di questo incontro, in programma presso il salone della parrocchia di San Donato a San Donato Milanese. 

Monsignor Carnevali, in queste settimane «Il campo è il mondo» è stata letta e condivisa da tante persone. Come è avvenuto nella vostra Zona pastorale?
Abbiamo convocato incontri, a cominciare dai Consigli pastorali parrocchiali, in cui ho presentato alcuni tratti della Lettera. Poi abbiamo ragionato un po’ assieme. Ho notato che i canali di diffusione sono stati soprattutto le parrocchie: la Lettera è stata consegnata ai consiglieri pastorali e alle varie figure di operatori della parrocchia. Ma c’è stata anche la diffusione personale. Io ho rinnovato l’invito dell’Arcivescovo a distribuirla ai vicini di casa e poi a parlarne assieme. Questo invito è stato recepito. Non so ancora con quali risultati dal punto di vista quantitativo, ma favorire questo tipo di incontro mi sembrava nella logica indicata dall’Arcivescovo: una Lettera rivolta a ogni singola persona dentro e fuori la comunità cristiana.

Qual è l’aspetto più interessante emerso dal confronto sulla Lettera?
Innanzitutto è stato colto l’aspetto positivo del buon seme da ricercare prima di tutto. Non è alla zizzania che bisogna guardare in prima battuta. Poi la valorizzazione dell’annuncio e della testimonianza nella vita quotidiana – affetti, lavoro, riposo – e questa apertura a 360 gradi che mi sembra sia stata sottolineata come ruolo dei laici all’interno della storia nei vari luoghi e momenti della vita quotidiana.

Quali sono le attese dei presbiteri nei confronti della visita dell’Arcivescovo?
Credo che l’attesa sia quella di un incontro, in ascolto e dialogo con il proprio Vescovo. In una Diocesi grande come la nostra non sono tante le possibilità di incontro diretto. Credo che questa sia una occasione bella, preziosa, anche per sentire da una parte che cosa chiede il Vescovo ai sacerdoti, e dall’altra che cosa i sacerdoti si sentono di chiedere al Vescovo: domande, richieste di spiegazioni, indicazioni rispetto ad alcune linee della vita diocesana…

Come si svolgerà l’incontro?
L’incontro specifico sarà introdotto da tre interventi di tre sacerdoti che hanno riflettuto su alcuni paragrafi della Lettera. Poi ci sarà spazio per ulteriori domande fatte dai sacerdoti presenti. E, naturalmente, per le risposte del cardinale Scola.

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