Tra le attività della parrocchia di Santa Maria alla Fontana un gemellaggio con Goma (Congo) e un condominio solidale per ospitare disabili e studenti fuori sede

di Cristina CONTI

Santa Maria alla Fontana

Attenzione al prossimo italiano e straniero, in città e fuori. Un atteggiamento di solidarietà che non si limita al territorio, ma che coinvolge il resto del mondo. Dal 2007 è partito infatti un gemellaggio tra la parrocchia di Santa Maria alla Fontana e Goma, una città del Congo, dove operano le Piccole figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria. «Ci sono state alcune visite da parte di nostri parrocchiani per sostenere l’istruzione della popolazione locale, progetti di alfabetizzazione delle mamme, aiuto per i bambini delle scuole primarie e secondarie – spiega don Roberto Viganò, decano di Zara e parroco di Santa Maria alla Fontana -. Abbiamo accolto insomma l’invito di questa comunità per un sostegno in campo educativo».

Anche per gli stranieri cattolici presenti in parrocchia ci sono momenti particolari, come gli incontri con le famiglie che chiedono il Battesimo. «Non abbiamo un gruppo missionario, ma c’è una forte sensibilità a livello di catechesi, di adulti e di incontri con i genitori per realizzare un cammino aperto agli altri e molto strutturato anche dopo la cresima», aggiunge don Viganò. Nella parrocchia dunque uno sguardo particolare è rivolto alla formazione di tutti e a tutti i livelli: «Anche la partecipazione eucaristica è piuttosto alta, intorno all’11-12%, ed è molto curata come occasione di incontro insieme del popolo di Dio, senza alcuna distinzione di provenienza», precisa.

Gli stranieri che si preparano a ricevere il sacramento del Battesimo frequentano anche il cammino di iniziazione cristiana, che quest’anno ha avuto come momento fondamentale un pellegrinaggio di quattro giorni ad Assisi con oltre 200 partecipanti. «Tra qualche anno ci piacerebbe farlo a Roma. Incontri, testimonianze, condivisione sono importanti per coinvolgere le famiglie che affrontano questo percorso, come ha indicato più volte lo stesso Arcivescovo» sottolinea don Viganò.

Fino a qualche tempo fa gli immigrati di religione cattolica erano presenti anche nel Consiglio pastorale, ma poi, per impegni familiari e lavorativi anche serali, ne sono usciti. «Nella nostra Comunità, però, c’è sempre il tentativo di creare un clima accogliente e aperto a tutti», aggiunge il parroco.

Aiuto a chi si trova in difficoltà, apertura verso chi viene in Italia per costruirsi una nuova vita, accoglienza dei più deboli. A testimoniare l’attenzione rivolta verso i più bisognosi del territorio c’è anche un condominio solidale che accoglie disabili e studenti a Milano per frequentare l’università, oltre a due famiglie che vivono lì stabilmente. «È una presenza bella a fianco della chiesa pur non essendo di gestione parrocchiale: rende l’idea del clima di collaborazione cordiale che c’è sul nostro territorio», conclude don Viganò. Sempre qui è inserita anche la comunità dei Camilliani, che si occupa dei malati con la clinica San Pio X.

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