In Quaresima il programma dell’Anno della fede si intensifica

di Luca BRESSAN
Vicario episcopale

lettera pastorale

«Se oggi la Chiesa propone un nuovo anno della fede e una nuova evangelizzazione – diceva Papa Benedetto XVI lo scorso 11 ottobre, nell’omelia nel 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II – non è per onorare una ricorrenza, ma perché ce n’è bisogno! In questi decenni è avanzata una «desertificazione» spirituale. Che cosa significasse una vita, un mondo senza Dio, al tempo del Concilio lo si poteva già sapere da alcune pagine tragiche della storia, ma ora purtroppo lo vediamo ogni giorno intorno a noi. È il vuoto che si è diffuso. Ma è proprio a partire dall’esperienza di questo deserto, da questo vuoto che possiamo nuovamente scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per noi uomini e donne. Nel deserto si riscopre il valore di ciò che è essenziale per vivere; così nel mondo contemporaneo sono innumerevoli i segni, spesso espressi in forma implicita o negativa, della sete di Dio, del senso ultimo della vita. E nel deserto c’è bisogno soprattutto di persone di fede che, con la loro stessa vita, indicano la via verso la Terra promessa e così tengono desta la speranza».

Possiamo assumere le parole del Papa come il commento più autorevole e chiaro all’invito che il nostro Arcivescovo ci fa, quando nel n. 11 della sua lettera pastorale ci invita alla conversione e al pentimento. La Quaresima, come ci ricordava il Vicario Generale nella sua lettera “Lasciatevi riconciliare con il Dio vicino” è il tempo propizio che lo Spirito ci offre proprio in ordine a questo cammino.

Durante il Sinodo dei Vescovi dello scorso mese di ottobre più di un padre sinodale ha richiamato l’importanza del sacramento della riconciliazione, e la necessità che la pratica di questo sacramento venga rilanciata. Si è addirittura definita la confessione come il sacramento della nuova evangelizzazione! L’uomo ha bisogno di sentire Dio vicino a sé, nella vita di ogni giorno; e il sacramento della riconciliazione ci si offre come uno spazio sensibile per questa esperienza.

Prendiamo ancora dalle parole del Papa la migliore descrizione di questo periodo di quaresima: «Un pellegrinaggio nei deserti del mondo contemporaneo, in cui portare con sé solo ciò che è essenziale: non bastone, né sacca, né pane, né denaro, non due tuniche – come dice il Signore agli Apostoli inviandoli in missione (cfr Lc 9,3), ma il Vangelo e la fede della Chiesa».

Il programma pensato per l’Anno della fede si intensifica in questo periodo quaresimale, per aiutarci ad arrivare pronti e concentrati nel momento in cui faremo memoria del dono di essere cristiani: l’aver scoperto quanto grande e intenso l’amore di Dio per noi, un amore che assume la misura, il peso e la profondità della croce del Figlio. Un amore a caro prezzo, dunque, che esige da noi come risposta una gratitudine della stessa intensità. Invochiamo lo Spirito perché ci accompagni e ci sostenga in questo pellegrinaggio; perché ci permetta di attraversare i deserti della fede comportandoci da uomini di fede, capaci di purificare la nostra e di confermare quella dei fratelli. 

da Avvenire, 23/02/2013

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