Redazione

Si chiama Siloe ed è il Servizio Integrato per il lavoro, l’orientamento e l’educazione della diocesi Milano, che accompagna ogni giorno chi ha perso la casa, il lavoro o si trova in una situazione di grave indebitamento. Ma chi sono le persone che vengono qui e quale aiuto ricevono? L’abbiamo chiesto a Maria Rosa Labadini, assistente sociale di Siloe.

di Cristina Conti

Come è nato il questo servizio?
E’ stato voluto dal cardinal Martini per contrastare il fenomeno degli sfratti nelle case pubbliche: l’obiettivo è quello di far rimanere negli alloggi pubblici le persone con disagio. Inizialmente la nostra area di competenza era la sola città di Milano, poi si è estesa a tutta la diocesi.

Con chi collaborate nella vostra attività?
Il nostro più diretto collaboratore è il servizio pubblico del Comune, ma importanti interlocutori sono anche il privato sociale, come per esempio le Fondazioni (Bassanini, Cassano, ecc.) e i centri d’ascolto parrocchiali. Da parte della Curia e delle parrocchie arrivano anche le segnalazioni delle famiglie o degli adulti che si trovano in situazioni disagiate. Da qualche anno poi si rivolgono a noi anche i Centri multiservizi anziani.

Quali sono le vostre aree di intervento?
Oltre alla questione delle case ci occupiamo del lavoro, aiutando le persone che l’hanno perso nella fase di ricerca, di preparazione del curriculum e li indirizziamo al settore più adatto per presentare la propria domanda. Spesso questo avviene in collaborazione con la Caritas. Molte delle persone che si rivolgono a noi non hanno una particolare qualifica professionale (hanno solo la quinta elementare o la terza media), devono perciò seguire percorsi di formazione professionale o corsi di informatica. Per le donne, per esempio, suggeriamo i corsi per diventare Assistenti socio-assistenziali per lavorare negli ospedali o nelle case di riposo. E per far fronte a queste situazioni facciamo uso del fondo di solidarietà. Ci occupiamo anche delle situazioni di indebitamento grave, in collaborazione con la Fondazione San Bernardino della Conferenza Episcopale Lombarda. Lo scorso anno, per esempio, abbiamo avuto 118 colloqui per l’area lavoro e 225 per l’area sociale.

Qual è il caso di cui più si ricorda?
Quello di una famiglia in cui il padre era stato licenziato, perché aveva perso 180 giorni di lavoro. Era affetto da una malattia e doveva seguire particolari terapie. La madre era in maternità del quinto figlio. Non potevano continuare a pagare il mutuo della casa e sono andati a vivere in affitto. Il costo del nuovo alloggio era di 700 euro al mese più 200 di spese: una cifra davvero troppo alta. Così il proprietario aveva chiesto all’Aem di tagliare loro l’elettricità. Siamo intervenuti appena in tempo diffidando Aem e proprietari dal farlo, altrimenti una famiglia intera, compreso un bambino di tre mesi, sarebbero rimasti senza luce.

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