Bellezze artistiche, ma soprattutto volti incontrati, esperienze raccontate e ricerca di Dio: è quanto riportano con sé dal loro viaggio in Ucraina i preti ambrosiani dei primi dieci anni di ordinazione

di don Mattia BERNASCONI
Prete ordinato nel 2014

Ismi Ucraina

Quando parte, che cosa cerca un pellegrino? Non per tutti la risposta è la stessa, ma si sa che ogni pellegrinaggio ha come effetto quello di trovare o consolidare quel nucleo fondamentale attorno al quale centrare la vita di tutti i giorni. Che senso ha, allora, partire per una terra, l’Ucraina, che già nel suo nome porta inscritta una certa vocazione a essere «terra di periferia», «lontana dal centro»?

Con questa domanda siamo arrivati in questa terra, che si è svelata a noi, pellegrini ambrosiani, preti dei primi dieci anni di ordinazione, in uno splendore inaspettato, fatto, oltre che di bellezze artistiche, soprattutto di volti incontrati, esperienze raccontate e ricerca di Dio. Ci ha accompagnato in questa ricerca il magnifico Nunzio apostolico di Ucraina, il vescovo Claudio Gugerotti, che con la sua simpatia e profonda conoscenza della gente che abita questa terra ci ha aiutato a dare un nome e interpretare quanto abbiamo visto e chi abbiamo incontrato: il ministro degli Esteri, alcuni giovani universitari che hanno a cuore il loro Paese, i vescovi di Kiev (latino, greco-cattolico e ortodosso), chi gestisce il fondo voluto dal Papa in aiuto alle vittime della crisi in Crimea condividendo con loro l’esperienza della guerra e i preti delle Chiese cattolica e ortodossa di Kiev.

Perché però in questa esperienza non fossimo solo spettatori, il nostro Arcivescovo ci ha accompagnato con la sua presenza e le sue parole, guidando le celebrazioni e offrendoci spunti di riflessione e di preghiera, camminando con noi e ascoltando le nostre domande e riflessioni.

Ecco perché, allora, la scelta di una «terra di periferia», «lontana dal centro»: perché a volte per vedere le cose da una prospettiva diversa è necessario allontanarsi dal centro, quel centro che spesso è l’Io e non Dio. Quanto è stato importante conoscere chi per altre strade condivide la nostra stessa ricerca e scoprire che, pur con le nostre differenze, è insieme che siamo chiamati a camminare! Possiamo infatti tornare ora a casa e riconoscere più facilmente questo stesso Amore in quanti con noi condividono il sogno di un mondo più libero e liberante, che assomigli sempre di più al Regno di Dio.

Solo così, come ci ha chiesto l’Arcivescovo Mario, potremo riconoscere e superare quelle resistenze che spesso opponiamo all’opera che Dio vuole compiere nella nostra vita e cercarlo là dove già siamo e dove lui si fa trovare, imparando così a riconoscere negli altri, fossero anche persecutori, persone chiamate a dare gloria a Dio.

 

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