Il dialogo del cardinale Tettamanzi con le religiose, caratterizzato da attenzione frequente e delicata. La testimonianza di suor Anna Megli

di suor Anna MEGLI

Tettamanzi_Ordinazioni

Su dialogo del cardinale Tettamanzi con le consacrate riproponiamo una testimonianza di suor Anna Megli
Il cardinale Dionigi Tettamanzi ha intrattenuto un dialogo frequente con il mondo delle consacrate, con delicata attenzione alle diverse forme carismatiche che lo contraddistinguono. Ne sono testimonianza le Lettere che ha inviato o le Omelie che ha rivolto in veri e propri “appuntamenti annuali”, quali la Giornata Mondiale delle Claustrali (21 novembre) e la Giornata Mondiale per la Vita Consacrata (2 febbraio); le celebrazioni per la Professione religiosa dei voti perpetui (in Duomo nei primi giorni di settembre); quella per gli Anniversari di professione (solitamente celebrati a maggio) o quella per la Consacrazione nell’Ordo virginum.

Per comprendere pienamente l’attenzione rivolta alle consacrate è utile ricordare un passo importante del Percorso pastorale Mi sarete testimoni: «È con questo loro tipico essere e vivere che le persone consacrate attuano la prima forma di missionarietà. Esse “dicono” e “fanno vedere” che la Chiesa è assetata dell’Assoluto di Dio, è chiamata alla santità nel radicalismo delle beatitudini, è povera – casta – obbediente perché ha in Cristo il sommo e unico bene, la pienezza sovrabbondante dell’amore, la perfezione ultima della libertà» (n. 87).

È impossibile sintetizzare qui i numerosissimi interventi dell’Arcivescovo dedicati alle consacrate. Ci limitiamo a rievocare un tasto sul quale ha spesso premuto con arte e sapienza. Lo troviamo, per esempio, in una celebrazione degli Anniversari, con l’invito ad «allargare all’orizzonte della Chiesa i nostri pensieri, i nostri sentimenti, i gesti concreti delle nostre giornate», ricordando come occorra andare al di là delle difficoltà che sorgono per l’età, o per la salute, o per le più diverse condizioni concrete di vita e di ministero, per giungere alla certezza che «ciò che conta è il cuore! Sì, perché il nostro cuore può sempre battere all’unisono con il cuore della Chiesa, che a sua volta è sintonizzato su quello di Cristo suo Sposo. In realtà, l’apostolato, la missione, la cura delle anime, la testimonianza di una vita evangelica, la preghiera, la sofferenza del cristiano trovano nel cuore, ossia nell’amore, la sorgente e l’energia per servire in ogni condizione di vita la Chiesa, per portare nelle più diverse situazioni il regno di Dio nel cuore delle persone». Il cardinale Dionigi Tettamanzi dunque in questi anni si è fatto guida e compagno di cammino delle consacrate, spronandole a «partire senza indugio, ad essere pronte e generose, a “correre” nel nostro slancio missionario: “il bene delle anime sia ciò che fa ardere il nostro cuore!”».

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