Nell’Esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” Papa Francesco ribadisce la richiesta di una “conversione pastorale” per fare della missionarietà «il paradigma di ogni opera della Chiesa»

di Rita SALERNO

Evangelii Gaudium

No alla spiritualità del benessere e alla mondanità spirituale, sì alle Chiese con le porte aperte e al ritorno alla freschezza originale del Vangelo. Nell’Esortazione apostolica di Papa Francesco, presentata oggi nella sala stampa della Santa Sede, sono presenti tutti i temi cari a Papa Bergoglio. In questa direzione vanno anche le pagine del documento pontificio che contengono una ferma denuncia dell’attuale sistema economico, definito dal Pontefice giunto dalle periferie, «ingiusto alla radice». Non manca poi la condanna dell’attuale «cultura dello scarto», per la quale gli esclusi sono “rifiuti” e “avanzi” da buttare. Nel testo Papa Francesco invita ad avere cura dei più deboli e degli emarginati, come pure dei migranti. E chiede ai Paesi sviluppati di attuare una maggiore apertura nei confronti di queste persone.

Le 220 pagine, articolate in cinque capitoli, che compongono il documento – il primo del Pontefice argentino dopo l’enciclica Lumen Fidei, frutto anche delle riflessioni di Benedetto XVI – sono un aperto invito a mettere al centro di ogni azione Gesù e a fare «dell’azione missionaria il paradigma di ogni opera della Chiesa». In questo senso, il Papa invoca una conversione pastorale e missionaria che non lasci le cose come stanno e una concreta riforma delle strutture ecclesiali perché diventino più missionarie. Questo comporta un rinnovamento a partire da quella che il Pontefice definisce una «salutare decentralizzazione», perché non bisogna avere paura di rivedere consuetudini della Chiesa non direttamente legate al nucleo del Vangelo. Anche le chiese con le porte aperte, icone dell’accoglienza di Dio, devono fare la loro parte in questo contesto, perché quanti sono in ricerca non incontrino «la freddezza di una porta chiusa». Francesco, in proposito, ribadisce di preferire una Chiesa ferita e sporca a una preoccupata di essere al centro di tutto, rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti.

Nell’esortazione, che rappresenta una summa del pensiero bergogliano, il Vescovo di Roma indica le tentazioni degli operatori pastorali che sono essenzialmente tre: l’individualismo, la crisi d’identità e il calo del fervore. Per il Papa, infatti, la più grande minaccia è rappresentata dal «grigio pragmatismo della vita quotidiana della Chiesa, nella quale tutto apparentemente procede nella normalità, mentre in realtà la fede si va logorando». Tutto questo non deve scoraggiare o spingere a lasciarsi preda di un pessimismo sterile. Al contrario, è essenziale farsi segni di speranza, incarnando quella rivoluzione della tenerezza tanto cara a Bergoglio. Di qui la centralità della «riforma in chiave missionaria della Chiesa» che coinvolge anche il Successore di Pietro.

Per monsignor Rino Fisichella, presidente del dicastero vaticano della nuova evangelizzazione intervenuto alla presentazione, «Papa Francesco ripropone con forza la richiesta della “conversione pastorale”. Ciò significa passare da una visione burocratica, statica e amministrativa della pastorale a una prospettiva missionaria; anzi, una pastorale in stato permanente di evangelizzazione».

Bergoglio lancia infine un appello alle comunità ecclesiali a non cadere nelle invidie e nelle gelosie: «All’interno del Popolo di Dio e nelle diverse comunità, quante guerre!». E si chiede: «Chi vogliamo evangelizzare con questi comportamenti?». Per poi sottolineare l’esigenza di far crescere la responsabilità dei laici, tenuti «al margine delle decisioni» da «un eccessivo clericalismo».

Scorrendo le pagine del testo si ritrova anche il tema delle donne, su cui il Papa ha più volte richiamato l’attenzione. In particolare afferma che «c’è ancora bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa», a cominciare dai «diversi luoghi dove vengono prese le decisioni importanti».

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