Nell'omelia della Messa Crismale, durante la quale vengono consacrati gli olii destinati ai sacramenti di Battesimo, Cresima e unzione degli infermi, il cardinale Scola si è rivolto agli oltre mille presbiteri presenti ricordando che «famiglia, eucarestia e Chiesa sono realtà inseparabili»

di Stefania CECCHETTI

Scola_messa crismale

«Questo sia per noi un giorno di festa». Con queste parole il cardinale Angelo Scola ha accolto gli oltre mille sacerdoti ambrosiani presenti oggi in Duomo alla celebrazione della Messa Crismale, durante la quale, come di tradizione, sono stati consacrati l’olio dei catecumeni, l’olio degli infermi e il sacro crisma, poi distribuiti a tutte le parrocchie della diocesi per le unzioni battesimali, l’unzione degli infermi e il sacramento della Cresima.

È una celebrazione durate la quale, ha ricordato L’Arcivescovo, i sacerdoti «fanno memoria di essere un popolo sacerdotale, una famiglia di figli di Dio, un popolo di consacrati grazie all’unzione, chiamati a diffondere  nel mondo il buon odore di Cristo».

Per descrivere l’identità di  questo popolo, fa notare il cardinale Scola, il vocabolario biblico e quello liturgico della Celebrazione Crismale fanno riferimento insistente al lessico familiare: «Siamo “fatti degni dell’adozione a figli” e per questo possiamo invocare il Signore dicendo “Tu sei mio padre”. E siamo figli in forza dell’opera del Sommo Sacerdote che si è sentito dire dal Padre “Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato” . I ministri ordinati, inoltre, sono chiamati a vivere “lasciandosi guidare non da interessi umani, ma dall’amore per i loro fratelli” e “nel nome di Cristo rinnovano il sacrificio della croce e preparano per i tuoi figli la cena pasquale”».

È significativo, nell’anno dell’Incontro mondiale della famiglia, ricordare questo ricorso all’esperienza familiare per meglio descrivere la Chiesa: «Nell’esperienza della famiglia – ha sottolineato l’Arcivescovo – impariamo fin da bambini, quasi per osmosi, i cardini fondamentali dell’esistenza: quanto sia un bene l’essere nati; la fecondità della differenza, espressa dalla comunione tra il marito e la moglie, tra il padre e la madre; il dono dell’essere amati per primi, senza ancora averlo potuto meritare; la vita come compito e, quindi, come responsabilità, così come ci viene proposta dal rapporto autorevole con i genitori; la grazia della tradizione che ci radica nella storia, attraverso la catena delle generazioni, e ci permette di affrontare il futuro».

Tutti noi cresciamo assimilando insieme al latte materno questi “fondamentali” che, ha ricordato il Cardinale, «ritroviamo compiuti in modo definitivo nella persona e nella vita di Gesù e permanentemente offerti nel Suo dono eucaristico». Ed è proprio dall’Eucarstia, che è traditio fidei, nasce la missione della Chiesa: l’annuncio della salvezza a tutti gli uomini, cominciando dai fratelli più miseri. Dove la miseria è sì quella materiale, ma anche quella dello spirito. «Per noi, uomini un po’ impagliati dell’Occidente – ha detto il cardinal Scola – la missione assume i tratti della nuova evangelizzazione».

Da quanto detto, discende che «Famiglia, Eucaristia, Chiesa sono realtà inseparabili. In questo intreccio acquista piena luce la missione propria e specifica del sacerdozio ordinato». Per questo, ha esortato Scola, «l’Incontro Mondiale delle Famiglie sia l’occasione di riscoprire la circolarità tra gli stati di vita nella Chiesa e, in modo particolare, il rapporto tra le famiglie e i ministri ordinati per il bene di tutto il popolo cristiano».

L’Arcivescovo ha avuto pensieri di affetto per i sacerdoti diocesani durante tutta la celebrazione. A cominciare dalla decisione di devolvere le offerte raccolte durante la Messa alla Fondazione Opera aiuto fraterno per la cura dei sacerdoti anziani e malati. Proseguendo con l’abbraccio ideale con cui ha stretto i presenti riconoscendone la dedizione e lo «non privo di fatiche e sofferenze ». E concludendo con i saluti calorosi rivolti ai suoi predecessori: il cardinale Dionigi Tettamanzi (tra i concelebranti), «che sta continuando la sua preziosissima collaborazione con la nostra grande chiesa», e il cardinal Martini «che pure ci segue e segue con indomita forza il nostro cammino». Scola ha avuto una parola affettuosa anche per il ritorno in diocesi di mons. Renato Corti, vescovo emerito di Novara. Da ultimo, ha voluto pregare anche «per chi ha ricevuto il sacramento e ha lasciato ministero presbiterale».

Al termine della celebrazione, come annunciato in precedenza, l’Arcivescovo ha comunicato le nomine dei suoi più stretti collaboratori: il Vicario generale e i Vicari episcopali delle sette Zone pastorali in cui si articola la diocesi.

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