Redazione

La violenza fra coetanei è in costante e preoccupante aumento: sempre più sono i ragazzi in difficoltà, incapaci di gestire le frustrazioni che esplodono in atti di violenza o verso se stessi o verso gli altri. Ne ha parlato Maria Assunta Zanetti, docente della Scuola di specializzazione del Ciclo di Vita all’Università di Pavia, nel corso del suo intervento al seminario “La violenza giovanile è in aumento? L’Immaginario risponde”.

Aguzzini e vittime tra adolescenti: giovani che si trasformano in prevaricatori e altri invece che diventano le vittime. Il fenomeno non è nuovo nella realtà giovanile: molti di noi possono raccontare piccoli o grandi episodi di questo genere, si è stati vittime o spettatori, ma i dati recenti sembrano mostrare un aumento di questa realtà sommersa ed erroneamente considerata un momento di “crescita”. Non sono disponibili dati certi di monitoraggio riferiti al passato, proprio perché questo fenomeno sinora era stato trascurato e considerato una questione di e tra pari. Oggi molti studi hanno evidenziato che l’aggressione nel gruppo o tra sottogruppi è un vero e proprio un problema per una società che vuole, prima di tutto, garantire i diritti alla convivenza civile.

Sotto il profilo psicologico, sappiamo quanto sia importante che i ragazzi frequentino il loro primo luogo di socializzazione senza paura e ansia o nell’indifferenza sia di adulti che dei compagni per gli episodi di prevaricazione. In Italia il maltrattamento tra coetanei sta diventando un fenomeno quotidiano della vita scolastica e il fenomeno del bullismo sta assumendo rilevanza anche all’esterno della scuola. Per fare della prevenzione occorre riconoscere anche quelle sottili forme di prevaricazione che alcuni soggetti esercitano nei confronti di coetanei.

Studi della fine degli anni ’80, in Italia hanno quantificato il fenonemo intorno al 30%, di cui almeno il 35% dei soggetti dichiara di aver subito qualche forma di violenza in aula, e un 23% ammette di esserne stato autore. Il 15% degli studenti dichiara di aver picchiato, il 25% ha subito ricatti, il 50% dice di essere stato deriso e il 70% ha dichiarato di avere assistito a violenze sui compagni. A volte le prepotenze sono avvenute tra singoli individui, ma molte altre sono state parte di un rituale di gruppo. Si è arrivato a parlare di “branco” che ricerca i propri capri espiatori, sottolineando la connivenza del gruppo. Sta diventando una vera e propria emergenza sociale per la quale bisogna attuare adeguati programmi di intervento.

Nell’aprile del 2005, uno studio effettuato dalla Asl Città di Milano rileva che questa città sembra essere una delle più colpite in Italia: un bambino su 2 subisce una violenza nel corso dei suoi anni di scuola nelle elementari, uno su tre nelle medie. I risultati la pongono al primo posto di una classifica poco invidiabile. Il 51,9% dei bambini e il 48,3% delle bambine delle elementari hanno dichiarato di avere subito angherie e prepotenze dai bulli della scuola. Il 48,5% dei maschi e il 39,5% delle femmine hanno invece confessato di essere stati responsabili di episodi di bullismo. Percentuali meno elevate si riscontrano alle medie dove il 32% dei maschi e il 29,8% delle femmine hanno dichiarato di essere state vittime e il 37,9% degli alunni e il 30,9% delle alunne hanno confessato di avere commesso angherie nei confronti dei compagni. Un fenomeno inquietante e ancora poco conosciuto in quanto i bambini e i ragazzi tendono a nascondere i soprusi di cui sono vittime.

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