Redazione

Anche se fino all’immediata vigilia l’attenzione è sembrata
circoscritta solo al territorio direttamente coinvolto, la credibilità
dell’intero Paese è interessata dall’esito della manifestazione.
Alla fine conteranno solo i risultati, sportivi e organizzativi.
La speranza è quella di fare bella figura su entrambi i fronti

di Bruno Pizzul

La gestazione è stata laboriosa e non priva di difficoltà, ma Torino e le altre località del Piemonte sono pronte a ospitare i Giochi olimpici invernali, nella speranza che tutto funzioni al meglio e che alla fine sia l’intera Italia a uscirne bene sul piano dell’immagine. Permane la sensazione che, almeno finora, l’evento, quanto a significati e importanza, sia stato quasi circoscritto all’area territoriale in cui si svolgeranno le gare: in realtà manifestazioni di questo livello finiscono inevitabilmente per coinvolgere, nel giudizio che ne sarà dato, l’Italia tutta.

Ne va, insomma, della credibilità del nostro Paese, troppo spesso considerato dagli altri simpaticamente sgangherato e poco portato a disimpegnarsi in modo adeguato quando si tratta di organizzare qualcosa di importante. È un luogo comune che resta piuttosto diffuso, anche se poi, alla resa dei conti, spesso e volentieri i severi censori stranieri finiscono per rimangiarsi le proprie previsioni pessimistiche. Basti pensare a come gli organi d’informazione di tutto il mondo siano stati costretti a dichiarare la propria sorpresa nel verificare come tutto fosse filato nel massimo ordine quando, in occasione della morte e dei funerali di Giovanni Paolo II, un’immensa massa di fedeli si riversò a Roma.

Bisogna ammettere che il lento avvicinamento ai Giochi non è stato adeguatamente supportato da una promozione mediatica convincente. Delle Olimpiadi di Torino si è parlato soprattutto per sottolineare le difficoltà di gestione, i disagi recati ai cittadini sul piano della viabilità, le polemiche relative ai controlli antidoping per la diversità normativa tra le regole italiane e quelle internazionali, i costi eccessivi e via discorrendo. Come sempre avviene dalle nostre parti, ha fatto capolino in maniera fastidiosa anche l’immancabile campanilismo, con troppa gente a scrutare quel che avveniva a Torino e dintorni con l’inconfessata, ma ugualmente trasparente speranza che succedesse qualcosa di negativo. Nulla di nuovo, naturalmente, anche se è sgradevole constatare che facciamo davvero fatica a superare certe cattive abitudini.

Adesso ci siamo. Il Villaggio olimpico e i vari campi di gara sono stati aperti; è arrivata la neve (anche se un po’ hanno preoccupato i repentini successivi innalzamenti della temperatura); l’apparato di sicurezza è attivato; la fiaccola è arrivata a Torino a simboleggiare, col suo fuoco, la luce di speranza che nasce dall’aggregazione sportiva e l’ardore agonistico che anima i concorrenti. Anche a proposito della fiaccola, comunque, sono nati momenti di difficoltà e polemiche: ex atleti, soprattutto delle discipline legate alla neve e al ghiaccio, che non sono stati chiamati a fare da tedofori; addirittura qualche tentativo di ostacolare il passaggio della fiaccola per dare visibilità a proprie rivendicazioni personali o di categoria.

Insomma, al grande Evento ci si è avvicinati in maniera non sempre lineare e serena: con l’inizio delle gare, avremo finalmente la possibilità di indirizzare la nostra attenzione sui risultati e sui protagonisti, e, come sempre avviene in occasione di questi grandi appuntamenti agonistici, potremo constatare concretamente come lo sport costituisca una straordinaria occasione di conoscenza, reciproco rispetto e comprensione.

Nei Villaggi olimpici, anche in occasione dei Giochi invernali, si respira un’aria particolarissima, c’è la riprova concreta che uomini e donne di diversa cultura, religione e mentalità si ritrovano assieme e condividono esperienze di carattere agonistico, ma non solo. Sarà poi molto importante verificare anche i risultati agonistici sotto il profilo tecnico, ma sarà ancora più importante constatare che lo sport, con l’universalità del suo linguaggio e dei suoi valori, può costituire un formidabile tramite per avvicinare i popoli. Che Torino valga anche per questo.

La delegazione italiana, atleti e dirigenti, è naturalmente la più numerosa. È legittimo attendersi un congruo numero di medaglie; l’auspicio principale, comunque, riguarda il buon funzionamento generale: a un’eventuale sconfitta sportiva si può sempre rimediare, più difficile porre rimedio a deficienze in altri settori. Ma coraggio, andrà bene anche stavolta. E lo dovranno ammettere anche i nostri amici stranieri, che non vedono l’ora di farci le pulci.

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