Alessandro Montesano, 18 anni, di Solaro: «All’inizio l’oratorio non mi piaceva; poi, da un evento negativo, la svolta. Oggi non posso più farne a meno. E voglio anche entrare nella Fom...»

di Veronica TODARO

Alessandro Montesano

L’oratorio estivo? «Un’esperienza che resta per sempre». Parola di Alessandro Montesano, 18 anni, animatore dell’oratorio dei Santi Quirico e Giulitta a Solaro.

«Sono animatore da quattro anni e sono fiero di esserlo – racconta -. Sono un animatore sfegatato. Ho iniziato ad andare in oratorio quando avevo dieci anni. All’inizio non mi piaceva, non mi trovavo… Un pomeriggio, però, sono rimasto a casa da solo per qualche ora. Nel condominio in cui abito ho sentito rumori provenire dal piano di sopra. Ho pensato che fossero i vicini di casa, rientrati prima. Poi è suonato l’antifurto: c’erano i ladri. È arrivata la polizia. Da quell’episodio ho iniziato ad andare all’oratorio. In una settimana ho scoperto un mondo nuovo, è crollato tutto quello che pensavo. Oggi mi dico che non tutto il male viene per nuocere. È stato un crescendo di emozioni».

Un evento negativo, insomma, ha impresso una piega diversa alla vita di Alessandro. «L’esperienza che al momento mi è rimasta più impressa è quella vissuta a Capizzone, l’anno scorso, quando ho frequentato il corso diocesano per gli animatori – continua -. Una sorta di full immersion, tre giorni per imparare, balli, canti e soprattutto un momento di confronto. Dopo due ore conoscevo quasi tutti. Questo per dire cosa può riuscire a fare e a trasmettere un’esperienza simile. Certo l’oratorio non è solo balli e divertimento: è preghiera, è amore, è fede, è l’incontro con Gesù».

Da domani Alessandro avrà a che fare con 400 bambini e 60 animatori: «In questi giorni è tutto un fermento: abbiamo riordinato le aule, riverniciato, predisposto cartelloni, tavoli e sedie, preparato il calendario delle gite e delle uscite in piscina. Sono anche impegnato in uno stage, ma appena finito mi tuffo in oratorio, non posso più farne a meno». Alessandro ha anche un chiodo fisso: entrare a far parte della Fom. «È un modo per aiutare, per fare, per dire, per mettere tutto me stesso a disposizione degli altri, per rendere felici i bambini, per rendere gigante qualcosa di piccolo – spiega -. Credo che le esperienze vissute in oratorio siano qualcosa che segna, che resta. E che incide sulla tua vita. Per sempre».

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