Rachele Ciceri è volontaria presso l'Emporio della Solidarietà di Caritas Ambrosiana per il Decanato di Erba, che l'Arcivescovo ha benedetto e inaugurato il 18 giugno a Pontelambro

di Mauro COLOMBO

I volontari dell'Emporio di Pontelambro
I volontari in servizio all'Emporio di Pontelambro

Tra gli altri, c’è un motivo particolare che ha spinto Rachele Ciceri a prestarsi come volontaria in servizio all’Emporio della Solidarietà di Caritas Ambrosiana per il Decanato di Erba, che venerdì 18 giugno ha ricevuto la visita e la benedizione della sede di Pontelambro da parte dell’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini: «Onorare la mia mamma che, con piccoli gesti e in silenzio, mi ha insegnato a porgere una mano per un aiuto». E ha quindi trovato nell’Emporio il modo migliore per farlo: «Avevo sentito parlare di quelli presenti a Roma e Milano e mi aveva colpito il fatto che permettessero di sostenersi facendo personalmente la spesa con dignità. Non un semplice soccorso alimentare, ma un aiuto a rendersi autonomi. Una possibilità eccezionale. Quando poi ne ho sentito parlare in un’omelia da don Ettore Dubini (vicario della Comunità pastorale Sant’Eufemia di Erba e referente del progetto, ndr), mi sono resa disponibile». Con una convinzione precisa: «La giustizia sociale va perseguita sempre. Non è ammissibile che, nonostante lo spreco generalizzato, qualcuno non possa accedere a un bene primario. Sostenere le famiglie in questa necessità permette loro anche di far fronte con maggiore serenità a spese spesso inderogabili: affitto, bollette, spese mediche…».

Non è la prima esperienza di volontariato svolta da Rachele, che collabora anche all’accoglienza del pubblico al Cine-Teatro Excelsior, la Sala della Comunità di Erba («sono appassionata di cinema e parteggio per le sale indipendenti…»). Due realtà diverse, anche se «entrambe prevedono un rapporto con le persone» e sono occasioni di condivisione.

All’Emporio Rachele fa parte del Gruppo Distribuzione: «Nelle giornate di apertura siamo presenti in cinque, per effettuare i controlli in entrata (verifica dello stato della mascherina, igienizzazione delle mani, misurazione della temperatura, verifica della tessera di accesso, dell’eventuale delegato, dei punti a disposizione, ecc), aiutare i beneficiari (accompagnarli in un modo diverso di fare la spesa, nel rispetto di necessità, desideri ed eventuali limitazioni alimentari, con un occhio alla disponibilità mensile) e gestire la cassa (controllando i limiti mensili di spesa, legati alla composizione della famiglia e alla condizione economica, allo scopo di educare a un consumo responsabile). In caso di necessità ci occupiamo anche del riassortimento dei prodotti sugli scaffali».

Rachele giudica buono il rapporto con gli assistiti: «Finora non abbiamo evidenziato problemi, se non qualche incomprensione iniziale legata alla novità del servizio. Anche noi volontari, che per la maggior parte non ci conoscevamo, ci siamo abbastanza amalgamati: tutti desideriamo fare la nostra parte nel migliore dei modi». Insomma, un’esperienza positiva, che Rachele ha segnalato anche a un’amica: «Ha accettato prontamente e con me si è imbarcata in questa “avventura”. È una esperienza che consiglio a tutti: ognuno può contribuire a combattere le fragilità del territorio, arrivando a ridurle o, chissà, magari a eliminarle».

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