Il decano don Umberto Galimberti presenta il territorio in cui si sta svolgendo la visita pastorale dell’Arcivescovo: «Riunirsi in Cp non è stato semplice, ma oggi c’è maggiore coscienza e anche nella diaconia ci sono stati grossi miglioramenti»

di Cristina CONTI

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Fedeli della Comunità pastorale in pellegrinaggio in Terra Santa

In questo fine settimana la visita pastorale dell’Arcivescovo nel Decanato di Treviglio (Zona VI) prosegue incontrando i fedeli della Comunità pastorale Madonna delle Lacrime. Sabato e domenica prossimi, invece, sarà la volta della Comunità pastorale San Giovanni XXIII, di cui è responsabile don Umberto Galimberti, che è anche Decano del territorio e che così ne presenta la struttura: «Siamo due Comunità pastorali: Treviglio e Castel Rozzone ne formano una; l’altra è costituita da tre diversi paesi, Pontirolo, Canonica e Fara Gera d’Adda. Questa seconda Cp è caratterizzata dall’unione di realtà molto diverse tra loro, dal punto di vista sociale e culturale. Pontirolo, per esempio, ha una tradizione contadina molto viva, con molte occasioni in cui le persone si ritrovano. Canonica è molto frammentata e individualista: qui le persone per molti anni lavoravano anche di notte grazie alle molte officine presenti. Fara Gera d’Adda, infine, è più cittadina. Tutte e tre sono molto legate alle proprie tradizioni passate. Perciò abbiamo fatto fatica a introdurre la novità della Comunità pastorale, nata sei anni fa, nel novembre del 2013».

A che punto siete del cammino adesso?
Oggi c’è più coscienza, abbiamo fatto molti passi avanti, una volta c’era molta più competizione. Mettersi insieme è stato difficile. Adesso riusciamo a fare qualcosa, grazie soprattutto al Consiglio pastorale che ha stimolato una coscienza più unitaria, ma il passo successivo è quello di riuscire a pensare insieme una pastorale.

Quali sono, invece, le caratteristiche sociali del territorio?
Non ci sono molti problemi. La Caritas si occupa soprattutto degli extracomunitari, che non sono moltissimi, C’è una comunità di albanesi, ben inseriti da un punto di vista ecclesiale. Gli altri provengono prevalentemente dal Nordafrica, principalmente egiziani e marocchini, e sono dunque musulmani. Anche con queste persone non ci sono grandi problemi. Tutti gli anni facciamo una Festa dei popoli, per integrare le diverse culture e tradizioni. La Caritas funziona bene e i Centri di ascolto si danno molto da fare per aiutare chi si trova in situazioni di necessità.

Ci sono anche altre realtà caritative?
Sì, innanzitutto quelle legate appunto all’attività dei Centri di Ascolto. A Canonica, inoltre, c’è una Casa della Carità che ospita persone che si trovano in situazioni particolari, con una funzione di primo soccorso. C’è poi anche un doposcuola molto particolare, perché organizzato in rete da Comune, Caritas, assistenti sociali, famiglie e oratorio. Inizialmente si svolgeva in oratorio, oggi invece è diventata una struttura molto più articolata: coinvolge attualmente 50 bambini e 15 ex insegnanti che prestano loro aiuto nello studio. Si tratta ancora di un esperimento, ma è davvero molto positivo.

Quali sono le attese per la visita pastorale?
In questi casi vale molto la fede. Le attese sono legate alla novità. È molto importante in questo momento fare un passo interiore, ritrovare le radici, imparare a comunicare. La Terra Promessa è ancora lontana. Ma, come dicevo, molti passi avanti sono già stati fatti. Anche a livello di diaconia e di preti ci sono stati grossi miglioramenti.

Quali tappe attendono l’Arcivescovo in questo fine settimana?
Sabato sera c’è stata una visita privata a Pontirolo all’Aga, una struttura di laici, prevalentemente famiglie, che hanno figli con problemi di tossicodipendenza. È formata soprattutto da adulti, con pochi giovani. Questa struttura ha un legame con la parrocchia, nel senso che, se qualcuno ha bisogno di ricevere un sacramento (come la cresima per gli adulti) oppure si richiede la celebrazione della messa, noi siamo disponibili. La visita dell’Arcivescovo è proseguita poi al cimitero. Quindi l’incontro con i ragazzi dell’iniziazione cristiana. Si è celebrata la messa e l’Arcivescovo ha incontrato i membri del Consiglio pastorale. Questa mattina, invece, la visita prosegue con l’arrivo nella chiesa di Maria Annunciata al Conventino e l’incontro in oratorio con il Gruppo scout, che ha sede lì.

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