Alle 8 nel Santuario mariano (atteso da prossimi lavori di restauro) l’Arcivescovo presiede la Messa che ricorda il miracolo del 1522. Nella celebrazione culmina la novena animata dalla catechesi di monsignor Agnesi

di Filippo MAGNI

madonna delle lacrime treviglio
Una delle celebrazioni della novena

Mercoledì 28 febbraio, alle 8, l’arcivescovo Mario Delpini presiederà la Messa del Miracolo a Treviglio, nel Santuario dedicato alla Madonna delle Lacrime (via fratelli Galliari). La celebrazione, festa cittadina, fa memoria della mattina del 28 febbraio 1522, quando, mentre il generale francese Lautrec si stava preparando ad attaccare e saccheggiare Treviglio, l’immagine della Vergine con il Bambino cominciò a trasudare lacrime. Lautrec, giudicato l’evento un segno divino, tolse l’assedio alla città, che fu così salva dalla distruzione. L’affresco, allora presente su una parete di un monastero cittadino, è oggi sull’altare del Santuario.

Ogni anno i trevigliesi dedicano nove giorni di celebrazioni e catechesi al ricordo del Miracolo. «Il messaggio della Madonna delle Lacrime è di apertura, è l’invito a uno sguardo attento sugli altri», ha detto il predicatore di quest’anno, monsignor Franco Agnesi. Maria, ha proseguito, «avrebbe ben motivo di piangere per se stessa, sotto la Croce, guardando suo Figlio. Invece sceglie di piangere per gli altri, per noi». In modo simile, ha aggiunto, «il mondo cattolico rischia di chiudersi nel rimpianto del passato, di piangersi addosso. Con la conseguenza di vedere solo i pericoli che percepisce come minacce a sé e perdendo la capacità di cogliere la fatica della vita quotidiana di tante famiglie». Le lacrime di Maria di 500 anni fa, ha concluso, «rappresentano per noi oggi un invito a farci carico delle fatiche e dei dolori degli altri».

La novena, gli fa eco il parroco della Comunità pastorale Madonna delle Lacrime monsignor Norberto Donghi, «è un unicum che dobbiamo custodire e valorizzare. Tutti dobbiamo sentirci impegnati a passare il testimone alle generazioni più giovani, per far loro gustare la bellezza di una tradizione viva che ha segnato la storia personale e cittadina delle nostre comunità».

Poco dopo la Festa del Miracolo, a metà marzo, il Santuario chiuderà per un anno e mezzo di ristrutturazione e restauro. Verrà realizzato il riscaldamento a pavimento, saranno rinforzate alcune aree, gli affreschi verranno riportati agli antichi splendori. Sono opere dettate dalla necessità di mettere in sicurezza la struttura, ma anche allo scopo di renderla più accogliente per i fedeli e più frequentemente utilizzabile. «Questo restauro – rileva monsignor Donghi – è una bella immagine di ciò che stiamo facendo anche alla Chiesa di pietre vive che è la nostra Comunità pastorale di Treviglio e Castel Rozzone». Le numerose iniziative in programma, aggiunge, «ci aiuteranno non solo a restaurare muri e affreschi, ma a costruire, lo speriamo davvero, una Chiesa viva per un servizio migliore al nostro territorio».

 

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