Al rigore dell’esegesi scientifica il Vescovo affianca l’amore per la Parola e la sapienza spirituale. Il suo modo di essere caratterizzato anche da simpatici contrattempi

di Pino NARDI

Un fine biblista, una persona di grande sensibilità, profonda spiritualità e grande fede. In sintesi è questo il profilo di monsignor Pierantonio Tremolada, 60 anni, finora Vicario episcopale per l’Evangelizzazione e i Sacramenti della Diocesi di Milano.

Un uomo che ama la Parola come il cardinale Carlo Maria Martini. Infatti, durante il suo episcopato, monsignor Tremolada insegna Sacra Scrittura in Seminario, in particolare l’esegesi del Nuovo Testamento. Tra i suoi giovani seminaristi di allora il ricordo evidente è di un docente che, al rigore dell’esegesi scientifica è capace di trasmettere anche il suo amore per la Parola e insieme la sapienza spirituale, frutto non solo di uno studio prolungato e attento, ma di una personale frequentazione del testo sacro.

Una sensibilità e un rigore che emergono anche nei testi che monsignor Tremolada pubblica, in particolare quelli editi da In Dialogo, uno dei marchi editoriali della Diocesi di Milano («La Regola di vita della comunità di Gesù», «Siamo venuti per adorarlo»; «Luce del mondo»).

Tra i diversi compiti ai quali è chiamato dal cardinale Martini, anche quello della formazione dei diaconi permanenti prima e poi dal cardinale Dionigi Tettamanzi dei giovani preti come responsabile dell’Ismi (Istituto sacerdotale Maria Immacolata) presso la sede di corso Venezia a Milano. Anche in quella occasione emerge il profilo di semplicità e umiltà nel chiedere consiglio e aiuto a chi in precedenza si era occupato di quel compito. Un tratto di attenzione e di ascolto che mantiene sempre, anche quando il cardinale Angelo Scola, pochi mesi dopo il suo ingresso in Diocesi, lo chiama come stretto collaboratore, Vicario episcopale con la responsabilità in settori strategici come l’educazione dei ragazzi negli oratori, la pastorale giovanile e quella scolastica.

Chi lo conosce bene sottolinea che della sua ricca personalità sono però proverbiali i piccoli contrattempi della vita quotidiana, legati alla sua distrazione o forse all’essere concentrato sulle cose essenziali. In Seminario, nella sede milanese di Corso Venezia, quando capitava di trovare qualche oggetto dimenticato in chiesa o in refettorio, era quasi automatica la considerazione: «Sarà di don Pierantonio…».

Un curioso aneddoto: quella volta in cui, avendo trovato le sue chiavi della macchina, lo hanno cercato per consegnargliele. Ma lui era già partito per tornare in Seminario nella sede di Venegono. «Come è possibile?», si sono chiesti. Lo chiamano al telefono e, con tutta tranquillità, risponde che stava tornando in treno e non si era ricordato di essere venuto in città in auto.

 

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