A vent’anni dallo scontro fra un aereo di linea e un velivolo privato che causò la morte di 118 persone, l'Arcivescovo ha presieduto la Messa in suffragio al Bosco dei Faggi: «Siamo qui perché la parola di Gesù guarisca l’angoscia e apra l’animo alla speranza»

di Annamaria Braccini

Tragedia di Linate Messa suffragio Delpini

Una mattina plumbea, come era l’8 ottobre 2001, una cattedrale a cielo aperto in cui si prega, l’8 ottobre 2021, per non dimenticare chi all’aeroporto di Linate perse la vita esattamente vent’anni fa.

C’era la nebbia allora che avvolgeva le piste, quando un piccolo aereo privato, un Cessna Citation CJ2, entrò per errore nella pista principale di decollo, dove si trovava un McDonnell Douglas MD-87 della Scandinavian Airlines che, dopo l’impatto con il Cessna, andò a schiantarsi contro l’edificio dello smistamento bagagli incendiandosi: 118 i morti, tutti gli occupanti dei due aerei e quattro addetti allo smistamento sui cinque presenti; si salvò solo, seppure devastato dalle ustioni, Pasquale Padovano. Che, al Bosco dei Faggi nel parco Forlanini, ricorda insieme a tanta gente la più grande tragedia nella storia dell’aviazione civile del nostro Paese, prendendo parte alla celebrazione di suffragio per le vittime presieduta dall’Arcivescovo.  

Nel grande spazio tra i 118 faggi piantati nel 2002 – uno per ciascuno dei morti – e le semplici lapidi che, disposte a terra a semicerchio, riportano solo i nomi, vengono posate rose bianche. Arrivano i parenti, anche dalla Svezia, i sindaci con i più di 30 gonfaloni delle rispettive città e piccoli Comuni dove abitavano le vittime: non mancano quelli di Milano, della Regione e della Città metropolitana. In prima fila ci sono Adele Scarani Pesapane, presidente del Comitato “8 ottobre”, il primo cittadino di Milano Beppe Sala, la vicepresidente di Regione Lombardia Letizia Moratti, l’ambasciatore e il console svedesi, i consoli di Svizzera e Norvegia, il prefetto di Milano Renato Saccone, il Chief Operating Officer della Sea Alessandro Fidato, il presidente nazionale dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (Enac) Pierluigi Di Palma e molte altre autorità civili e militari. 

Mentre i giovani del Coro de LaVerdi intonano il canto di ingresso, si avvia la Messa. All’inizio il cappellano di Linate don Fabrizio Martello richiama il valore simbolico dei faggi  – diventati come i pilastri di una grande Cattedrale, il cui tetto è il cielo -, segno, come disse il cardinale Dionigi Tettamanzi, «della memoria, ma soprattutto di vita che cresce».

L’omelia dell’Arcivescovo

Vita che, anche nei giorni più difficili, è comunque segnata dalla speranza in un Dio «che si ostina a esserci vicino: noi siamo qui a celebrare Messa perché la parola di Gesù guarisca l’angoscia e apra l’animo alla speranza».

«Coloro che ascoltano il Vangelo non abitano nei giorni dei capricci e delle favole, non abitano i giorni dell’angoscia e della paura, ma i giorni benedetti da Dio. Dio benedice i giorni facili e quelli difficili, è alleato del bene, continua a benedire, anche nei giorni tragici segnati dalla morte. La benedizione di Dio non è una bacchetta magica che mette tutto in ordine e soddisfa le pretese di ciascuno: è piuttosto la fedeltà di Dio all’alleanza, la presenza di Gesù tutti i giorni fino alla fine del mondo, è il dono dello Spirito che rende possibile vivere ogni situazione come occasione». Superando, così, «i giorni dei capricci e delle favole, quando le domande serie sono fuori moda, la ricerca della verità risulta noiosa; le cose grandi e le tragedie diventano la cronaca di qualche giorno. Nei tempi dei capricci e delle favole l’animo delle persone si riempie di puntigli, di ambizioni, di invidie, di mormorazioni e non trovano modo di far entrare la preghiera e la compassione, la magnanimità e la sapienza. Siamo qui, in questo luogo così significativo, segnato dallo strazio e dal condividere, perché non vogliamo che i capricci e le favole cancellino il ricordo delle 118 vittime, che la tragedia sia solo struggente ricordo, che alimenti rabbia e risentimento Desideriamo invece ascoltare il Vangelo, lasciarci illuminare dalla parola di Dio per distinguere quello che è importante da quello che non vale niente, anche se fa tanta impressione. Chi ha sofferto non cerca un rimedio palliativo al suo dolore, ma una verità che aiuti a vivere, una sapienza che dia il gusto del bene e il disgusto del male». E questo anche nei giorni «dell’angoscia e della paura, quando il pensiero si confonde, i rapporti con gli altri diventano un fastidio, le parole diventano proteste, la visione del mondo è cupa, il pessimismo sembra una forma di intelligenza e appare giustificato pensare male di tutti e sospettare in tutti cattive intenzioni».

Poi, nella preghiera dei fedeli, il momento forse più intenso: la lettura a più voci – il primo è il sindaco Sala – dei nomi delle 118 vittime, in un silenzio rotto solo dal rumore dei motori degli aerei appena decollati dal vicino aeroporto. Si prega anche per i morti della pandemia e per coloro che sono periti nell’incidente dell’aereo da turismo precipitato il 3 ottobre scorso.

Gli interventi

Alla fine della celebrazione si alternano alcuni interventi. «Viviamo un tempo lungo e breve, non misurabile – dice Adele Pesapane, presidente del Comitato “8 ottobre”, oggi divenuto Fondazione -. Sconvolti, ci siamo trovati tra sconosciuti e ci siamo riuniti nella convinzione che nessuna altra persona doveva provare quello che abbiamo provato noi. Penso anche alle vittime del recente incidente aereo, con l’impatto proprio in quella via 8 ottobre che ricorda il nostro dramma. Abbiamo capito in questi anni difficili che la vita è fatta di prove, di dolore e lacrime, ma anche di gioie, rivincite, sorrisi. Abbiamo lavorato e ottenuto interventi migliorativi per il trasporto aereo e il nostro impegno continua per le giovani generazioni».

Dopo il richiamo al volume Non è colpa della nebbia, con la storia dell’incidente raccontata ai ragazzi, edito per il ventennale e presentato nell’aula consiliare del Comune qualche giorno fa, arriva anche l’annuncio che l’Enac intende ufficializzare l’8 ottobre, già dal prossimo anno, come Giornata per non dimenticare le vittime degli incidenti aerei. Parole cui fa eco Alessandro Fidato, sottolineando il valore della cultura della safety, della sicurezza, per cui ringrazia il Comitato: «È il miglior modo per onorare le vittime».

Ringrazia anche la vicepresidente Moratti. «per aver trasformato il vostro straziante dolore in impegno civile. Avete contribuito a difendere e diffondere la sicurezza nel trasporto aereo. Linate si era dimostrato insicuro, quella giornata di vent’anni fa. È imprescindibile dovere delle istituzioni rafforzare il capitale della fiducia. È dalla cooperazione di milioni di donne e uomini che dipende il benessere della nostra società. Un dovere che si traduce in amore per gli altri, che è alla base di tutti i nostri raggiungimenti sociali e civili».

Infine Sala, che nell’incidente perse uno dei suoi migliori amici, come racconta: «La società civile può portare al cambiamento, come dimostrano i mutamenti che ci sono stati a Linate. È un dolore infinito, ma nel quale si può trovare una forma di risposta». «Un dolore infinito», come è inciso anche nel monumento funebre, presso il quale vengono portate le corone di fiori e vengono liberate, nel minuto di silenzio, 118 farfalle bianche.

 

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